Thomas Aeschi punta al seggio in Consiglio federale

Il capogruppo UDC si prepara a sfidare altri candidati per il seggio lasciato libero da Guy Parmelin.
BERNA - Anche Thomas Aeschi punta al seggio in Consiglio federale che Guy Parmelin lascerà libero a breve. Il capogruppo dell'UDC alle Camere federali ha definitivamente sciolto le riserve, annunciando oggi la propria candidature in interviste rilasciate al domenicale «SonntagsBlick» e al portale «Schweiz heute».
Aeschi era stato proposto lo scorso mese dalla sezione dell'UDC del suo cantone, Zugo. Tuttavia, solo ora ha confermato che si metterà effettivamente a disposizione. Già nel 2015 aveva corso per l'esecutivo, venendo però battuto dallo stesso Parmelin.
«Sono convinto di aver acquisito le competenze necessarie per ricoprire questa carica governativa», ha dichiarato il consigliere nazionale al «SonntagsBlick». Aeschi siede in Parlamento dal 2011 e da nove anni guida la frazione del suo partito sotto la Cupola.
In caso di elezione, il suo impegno si concentrerebbe principalmente sulla politica interna. Il 47enne si è detto pronto ad assumere le redini del Dipartimento di giustizia e polizia (DFGP), attualmente in mano ai socialisti nella persona di Beat Jans, dove, a suo avviso, vi è un notevole bisogno di intervento. Le criticità nell'ambito dell'asilo e della migrazione rimangono molto rilevanti e da molti Cantoni giungono lamentele al riguardo, ha messo in evidenza. In ogni caso, accetterebbe con piacere qualsiasi dipartimento.
Quanto alle tempistiche dell'annuncio, che come detto si è fatto attendere qualche settimana, Aeschi ha spiegato di aver voluto discuterne con calma insieme alla famiglia, agli amici, ai membri del gruppo parlamentare e a esponenti di altri partiti. Ha precisato invece di non aver consultato l'ex consigliere federale Christoph Blocher in merito alla propria candidatura.
A «Schweiz heute», Aeschi ha chiarito che non vi era alcuna urgenza di esporsi in anticipo. Il gruppo democentrista definirà infatti il ticket con i candidati ufficiali il 20 novembre. Il deputato ha sottolineato di sentirsi «all'altezza per il passaggio dal potere legislativo a quello esecutivo». Da ricordare che Zugo è già rappresentato in Consiglio federale dal ministro della difesa Martin Pfister.
Tra le sfide principali, Aeschi annovera la salvaguardia della sovranità svizzera e la tutela della democrazia diretta. Sul «SonntagsBlick», ha definito il pacchetto di accordi con l'Ue un «trattato mostruoso» e criticato il rinvio di alcune singole intese, giudicandolo «disonesto».
La questione di fondo a suo dire è: «Chi comanda in Svizzera? Noi, oppure la Commissione europea e la Corte di giustizia dell'Ue?». Se dovesse diventare consigliere federale, ha comunque garantito a «Schweiz heute», adempirebbe al mandato di informare la popolazione in modo obiettivo in merito agli accordi con Bruxelles.



