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SVIZZERA

Violenze sessuali, i Cantoni restano competenti per la formazione delle autorità

È quanto pensa il Consiglio degli Stati che oggi ha respinto una mozione del Nazionale che chiedeva una normativa federale vincolante in materia
20min/Matthias Spicher
Fonte Ats
Violenze sessuali, i Cantoni restano competenti per la formazione delle autorità
È quanto pensa il Consiglio degli Stati che oggi ha respinto una mozione del Nazionale che chiedeva una normativa federale vincolante in materia

SVIZZERA - I Cantoni continueranno a essere responsabili della formazione delle autorità penali in materia di violenza di genere, sessuale e domestica. È quanto pensa il Consiglio degli Stati che oggi ha respinto - 33 voti a 10 - una mozione del Nazionale che chiedeva una normativa federale vincolante in materia.

Il testo auspicava che la formazione iniziale e continua garantisse che il personale delle autorità penali disponesse delle competenze tecniche, metodologiche e sociali necessarie. L'obiettivo? Fare in modo che queste persone potessero svolgere i propri compiti nel rispetto dello Stato di diritto, in modo professionale e nell'interesse delle vittime, garantendo un accesso efficace e non discriminatorio alla giustizia.

A nome della commissione, Daniel Jositsch (PS/ZH) ha rinviato la palla ai Cantoni. Anziché erodere le competenze dei Cantoni, la Confederazione deve continuare a collaborare con loro nel quadro del piano d’azione nazionale 2022-2026 per l’attuazione della Convenzione di Istanbul.

La sinistra si è espressa a favore della mozione, sostenendo che la Confederazione è autorizzata a emanare disposizioni vincolanti in questo ambito. Mathilde Crevoisier Crelier (PS/JU) ha ricordato che numerosi casi di violenza non rientrano nelle statistiche sulla criminalità, poiché non viene sporta alcuna denuncia.

Il modo con cui le autorità penali si occupano delle vittime è un fattore di rinuncia. Migliorare la formazione in materia consente di facilitare l'accesso alla giustizia delle vittime, secondo la giurassiana. La formazione è ancora troppo frammentata (tra i cantoni, ndr.) per garantire la parità di trattamento delle vittime in tutto il Paese, ha dichiarato, invano, la "senatrice". Una regolamentazione federale consentirebbe invece di porre rimedio a questa discriminazione.

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