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Disoccupazione, meglio proteggere gli imprenditori

A determinate condizioni, gli imprenditori devono essere meglio assicurati contro la disoccupazione. È quanto pensa il Consiglio nazionale che oggi ha eliminato le ultime divergenze su questo dossier, ormai pronto per le votazioni finali.
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Disoccupazione, meglio proteggere gli imprenditori
A determinate condizioni, gli imprenditori devono essere meglio assicurati contro la disoccupazione. È quanto pensa il Consiglio nazionale che oggi ha eliminato le ultime divergenze su questo dossier, ormai pronto per le votazioni finali.

BERNA - A determinate condizioni, gli imprenditori devono essere meglio assicurati contro la disoccupazione. È quanto pensa il Consiglio nazionale che oggi ha eliminato le ultime divergenze su questo dossier, ormai pronto per le votazioni finali, frutto di un'iniziativa parlamentare di Andri Silberschmidt (PLR/ZH) inoltrata nel 2020.

A parte l'UDC, soprattutto per motivi di costi e nel timore di abusi (e il Consiglio federale, fondamentalmente opposto al dossier come ribadito dal "ministro" dell'economia, Guy Parmelin), tutti i gruppi parlamentari hanno approvato la riforma, pensata in particolare per le piccole e medie imprese.

Se per il PLR, per esempio, si tratta di una questione di equità dal momento che questi lavoratori pagano per anni la disoccupazione senza però poterne usufruire, per il PS bisogna imparare da quanto accaduto durante la pandemia di coronavirus, periodo che ha messo a dura prova molti indipendenti, specie attivi nel campo culturale.

L'attuale situazione
Attualmente, chi occupa una posizione analoga a quella di un datore di lavoro, per esempio come socio o detentore di una partecipazione finanziaria, così come il coniuge che lavora nell'impresa, è tenuto a versare i contributi per l'assicurazione contro la disoccupazione. Per beneficiare delle prestazioni in caso dovesse restare senza lavoro deve però rinunciare definitivamente alla sua posizione.

Ci sono tuttavia delle situazioni in cui non è così facile liberarsi rapidamente di queste posizioni, ad esempio in caso di fallimento o quando c'è di mezzo un divorzio.Cambiamenti, condizioni e costi
Per questo, la riforma permetterà invece loro di disporre di un accesso più rapido e semplice all'indennità di disoccupazione. Saranno soggetti a un periodo di attesa di 20 giorni e riceveranno il 70% del salario assicurato (80% per chi deve occuparsi di eventuali figli).

L'UDC avrebbe voluto allungare il periodo di attesa di 10 giorni, ciò che avrebbe ridotto i costi di 46-70 milioni di franchi all'anno. Ma al voto, questa proposta, è stata respinta per 128 voti a 62. Gli oneri supplementari stimati, con la versione della maggioranza, dovrebbero oscillare fra i 175 e i 366 milioni di franchi. A tale riguardo, Parmelin ha rimarcato in aula che le stime si basano sui dati del 2023, quando il tasso disoccupazione era molto basso, ossia al 2%. Le previsioni sui costi sono destinate ad aumentare, ha messo in guardia: già ora il tasso dei senza lavoro è del 3%.

20 giorni di attesa
Sono comunque previsti dei paletti per ridurre il rischio di abusi. Per ricevere le indennità, gli interessati non devono essere membri del consiglio di amministrazione e devono aver lavorato per l'azienda per almeno due anni. Un'eccezione a questo limite temporale è prevista per le persone che lavorano in professioni in cui i cambiamenti o gli incarichi di durata limitata sono comuni, come nel settore culturale.

Al pari degli Stati, oggi il Nazionale si è adeguato alle altre condizioni al fine di rafforzare ulteriormente la lotta contro gli abusi. Queste devono essere applicate in modo diverso a seconda che l'impresa sia in liquidazione o meno. Si tratta di garantire che gli imprenditori si assumano le proprie responsabilità, dato che una liquidazione richiede tempo. Se l'impresa non è in liquidazione, le persone devono detenere meno del 50% della partecipazione finanziaria nell'impresa, non essere membri del consiglio di amministrazione e possedere meno del 33% delle quote sociali per poter percepire le indennità. Condizioni diverse si applicano anche ai coniugi che lavoravano nell'impresa.

Il Consiglio nazionale aveva deciso in un primo momento che, se le persone tornavano in azienda durante il periodo di riferimento o nei tre anni successivi, dovevano rimborsare le indennità percepite. Il Consiglio degli Stati ha respinto la clausola di rimborso perché giudicata troppo burocratica, ma ha approvato una sospensione del diritto all'indennità in questi casi. Su questo punto, ha prevalso oggi al versione dei "senatori".

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