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SVIZZERALegge anti-burqa, tra islamofobia e difesa dei valori occidentali

17.06.20 - 12:03
Il Consiglio nazionale dovrà esprimersi oggi sull'iniziativa popolare "Sì al divieto di dissimulare il proprio viso".
Tipress
Fonte ats
Legge anti-burqa, tra islamofobia e difesa dei valori occidentali
Il Consiglio nazionale dovrà esprimersi oggi sull'iniziativa popolare "Sì al divieto di dissimulare il proprio viso".
Divisa la deputazione ticinese: Greta Gysin: «In due anni 37 procedure e 20 contravvenzioni. Risultato magro». Piero Marchesi: «Un simbolo dell'Islam politico». Marco Romano: «Contrario ai valori liberali».

BERNA - Un segno di oppressione, intolleranza e islamizzazione strisciante, o una restrizione delle libertà fondamentali del tutto sproporzionata, dagli effetti trascurabili a livello di sicurezza e quindi inutile. Questi gli argomenti principali evocati oggi da sostenitori e oppositori dell'iniziativa popolare anti-burqa "Sì al divieto di dissimulare il proprio viso" all'esame del Consiglio nazionale.

La Camera del popolo dovrà decidere oggi in serata se raccomandare l'adozione o il rigetto dell'iniziativa. Gli Stati si sono già pronunciati per il "no" e a favore del controprogetto indiretto. Quest'ultimo è già stato accolto nel marzo scorso dal Nazionale, che finalmente potrà esprimersi sull'iniziativa.

Prima del voto finale, che dovrebbe tenersi nel tardo pomeriggio, dovranno parlare ancora 43 deputati. Il risultato del voto dovrebbe arridere agli avversari dell'iniziativa, anche se di misura: la commissione preparatoria propone il rigetto per 13 voti a 9 e 3 astensioni. A livello di gruppi, sostengono l'iniziativa l'UDC e la maggioranza del gruppo del Centro (PPD-PBD-EVP). Contrari il PS, il PLR, i Verdi e i Verdi liberali.

Il controprogetto e l'iniziativa - La legge sulla dissimulazione del viso, controprogetto indiretto all'iniziativa, obbliga una persona a mostrare il proprio volto per potersi identificare durante i controlli sui trasporti pubblici, alla dogana o per le procedure amministrative. La normativa dovrà includere anche provvedimenti volti a promuovere l'uguaglianza uomo-donna.

Concretamente, si auspica una modifica della legge sugli stranieri e la loro integrazione in modo che i programmi cantonali d'integrazione finanziati dalla Confederazione tengano conto delle particolari esigenze di donne, giovani e bambini. La legge sulla parità dei sessi va quindi rivista onde rendere possibile anche i programmi promozionali che migliorano l'uguaglianza tra uomo e donna all'infuori della vita professionale.

L'iniziativa popolare "Sì al divieto di dissimulare il proprio viso" lanciata dal comitato di Egerkingen, già all'origine del divieto di costruire nuovi minareti in Svizzera, va più lontano poiché pone un divieto generale della dissimulazione del viso. Nel mirino le donne che indossano il burqa o il niqab, affinché queste ultime possano decidere liberamente secondo i fautori del testo. Il comitato di Egerkingen giustifica la sua iniziativa anche con motivi di sicurezza; il divieto di dissimulazione si applicherebbe infatti anche alle bande di teppisti che agiscono sovente a margine d'importanti manifestazioni, come quelle del Primo maggio.

Due cantoni, il Ticino e San Gallo, contemplano nella rispettiva legislazione il divieto del burqa. Zurigo, Soletta, Svitto, Basilea Città e Glarona hanno respinto una normativa simile.

No a Islam politico - Per i sostenitori dell'iniziativa, chador, niqab e burqa sono simboli dell'Islam politico, della sua volontà di proselitismo, che si realizza anche nell'obbligo per le donne di coprirsi, tutti fenomeni in contraddizione con i nostri valori di libertà e autodeterminazione.

Per Piero Marchesi (UDC), le femministe dovrebbero sostenere una simile proibizione. A suo avviso, il divieto è necessario se si vuole vivere assieme, come indicato dalla Corte europea dei diritti umani che ha respinto un ricorso di una donna musulmana contro un divieto simile in vigore in Francia.

Per l'argoviese Marianne Binder-Keller (Centro), l'iniziativa non restringe la libertà religiosa. Un capo di abbigliamento come il burqa, con una forte valenza politica, va contro il nostro stato di diritto poiché viene imposto alle donne. Un simile capo è ben diverso da un gioiello, una croce, una stella di Davide, una mezzaluna portata al collo. O la kippà degli ebrei.

Nel suo intervento, Marco Romano (PPD) ha sostenuto che l'obbligo d'indossare burqa o niqab è in contrasto con i valori liberali e di apertura della nostra società, basata sul rispetto e l'uguaglianza. In Svizzera, non ci si maschera il viso, né nei confronti delle autorità né in ambito sociale. Simili capi di abbigliamento sono intollerabili se imposti e non graditi anche quando scelti liberamente, e ciò vale anche per le donne convertitesi all'Islam, tanto più che il velo non è un elemento essenziale per la loro religione. A suo avviso, gli avversari dell'iniziativa sottovalutano questi aspetti culturali e sociali.

Islamofoba, populista e inutile - Per gli avversari, oltre a essere illiberale, e contraria alla libertà di coscienza, ossia contraria proprio a uno dei valori cui fanno riferimento i fautori, l'iniziativa introduce un divieto generalizzato della dissimulazione del viso per un «problema che non c'è»: sono infatti rare le donne di fede islamica in Svizzera che si celano il viso. La maggioranza sono turiste dai paesi arabi, quindi l'argomento «dell'integrazione» e della «liberazione» delle donne non regge.

Anzi, un divieto di dissimulare il viso avrebbe come risultato la marginalizzazione di queste donne, e in ultima analisi la stigmatizzazione di un'intera religione. Insomma, questa iniziativa è un favore fatto proprio alle cerchie che si riconoscono nell'Islam radicale.

Quanto alla maggiore sicurezza promessa dall'iniziativa, che contempla il divieto di dissimulazione anche per teppisti e movimenti politicamente radicali violenti, si tratta di un'illusione: non solo le donne musulmane da noi non portano il velo, ma poiché i Cantoni sarebbero chiamati a promulgare una legge di applicazione si rischiano 26 diverse interpretazioni dell'iniziativa.

Ticino, esperienza deludente - Dubbi sono stati sollevati anche in merito all'efficacia del divieto in vigore nel canton Ticino, che ha fatto da battistrada, e a San Gallo. Dall'entrata in vigore due anni fa dell'apposita legge in Ticino, ha dichiarato Greta Gysin (Verdi), sono state avviate 37 procedure sfociate in 20 contravvenzioni, di cui tre per il porto di un passamontagna. Insomma, un «magro» risultato per chi voleva migliorare la condizione delle donne.

Per l'esponente ecologista ticinese, l'iniziativa vuole regolare un «non problema», è una perdita di tempo, che non affronta i veri problemi cari alle donne, ossia le differenze salariali tutt'ora esistenti e la violenza domestica: ogni due settimane, una donna è vittima di «femminicidio» in Svizzera. Gysin ha poi rammentato che obbligare una donna a velarsi è già punito dal Codice penale quale coazione.

Per la vodese Ada Marra (PS), l'iniziativa è «populista» e «islamofoba» non solo perché tratta un problema inesistente, ma crea una separazione artificiosa tra noi e gli altri, in questo caso i «musulmani», promuovendo un clima di sospetto generalizzato. Quanto al femminismo tirato in ballo dai promotori, specie UDC, si tratta di una «trappola», visto che i promotori sono gli stessi mostratisi più volte sordi ad altri veri problemi cari alle donne, come la disparità salariale tra i sessi.

COMMENTI
 
pillola rossa 2 anni fa su tio
La nostra comunicazione avviene per grande percentuale attraverso il linguaggio non verbale, soprattutto attraverso le espressioni facciali. Coprirsi il volto equivale a menomare la comunicazione, sia per chi comunica che per l'interlocutore. A quale scopo?
sedelin 2 anni fa su tio
il burka e il nikab hanno una "valenza politica"?! suvvia, non siate ridicoli e sprovveduti! nessuno fa politica con un abito.
volabas 2 anni fa su tio
Dillo a quelli che hanno fatto togliere la camicia svizzera agli allievi della scuola in Argovia...eppure era una semplice camicia
Mattiatr 2 anni fa su tio
Quando scendi dalla moto sei obbligato a togliere il casco, altrimenti non puoi entrare nemmeno nelle stazioni di benzina (per fare un esempio). È quindi strano che uno con il casco non possa entrare nemmeno in un benzinaio mentre con altre coperture hai libero accesso a gioiellerie o altro. Quindi mi pare logico, vista la recente diffusione di questi capi, riportare tutti sullo stesso livello. I motivi religiosi non dovrebbero essere citati dal dibattito politico essendo la Svizzera una nazione laica (malgrado la forte radice culturale cristiana (che poi ci sarebbe da ridire anche su questo)). In ogni caso tutto sti casini per qualche centimetro quadro di stoffa mi fanno sempre tristezza. (vedi anche commento di volabass) Buona giornata e ocio a non coprire la faccia altrimenti ti arriva la pola a casa.
sedelin 2 anni fa su tio
giusto!
miba 2 anni fa su tio
I nostri antenati si staranno rivoltando nelle tombe.... Tra burqa, niqab, kippà, chador, ritiro dei moretti (ma non hanno ritirato né i züchitt né tanto meno i finocchi, boh valli poi a capire...), minareti, Allah, Ascia, Archi e Alì qui di Svizzera tra un po' resta solo la bandiera.....
sedelin 2 anni fa su tio
il formaggio, la cioccolata al latte e guglielmo tell :-)
tazmaniac 2 anni fa su tio
no, non resterà nemmeno quella, visto che è provvista di croce che a breve, dopo i moretti, verrà ritenuta altamente offensiva e razzista.
streciadalbüter 2 anni fa su tio
Tato50 grazie del commento:in questi tempi di virus un po`di sense of humor fa sempre bene.Complimenti.
Tato50 2 anni fa su tio
In Ticino siamo esonerati visto che abbiamo anticipato certe cerchie?
streciadalbüter 2 anni fa su tio
Patrick28,quando arriveranno gli islamici a tagliarti un pezzo del tuo prepuzio,cosa dirai?
Tato50 2 anni fa su tio
Non trovano nulla! Devono prendere la motosega perché è un prepuzio unico-,)))
streciadalbüter 2 anni fa su tio
Si comincia col Burka e fra poco ci obbligheranno a farci circonscrivere(tagliare un pezzo del prepuzio).Alla larga di certe religioni che obbligano a tagliare un pezzo dei gioielli di famiglia.
Zoloren 2 anni fa su tio
Circoncidere.
Maxy70 2 anni fa su tio
In Svizzera non deve essere consentito accedere ai luoghi pubblici con il volto coperto, la persona deve essere riconoscibile, per motivi di sicurezza e di convivenza sociale. Punto. La mascherina si porta per motivi medici (per es. COVID), protegge le vie respiratorie e comunque non ha nulla a che vedere con un burqa, un casco integrale o un “mefisto” (teppisti). Le eccezioni sono regolate dalla Legge, per esempio gli specialisti della Polizia durante gli interventi. Non si deve neppure iniziare il discorso religioso, piuttosto che quello inerente la parità fra i sessi, la dignità della donna (sacrosanta, ma non c’entra nulla, molte islamiche asseriscono di portare il burqa per libera scelta...). Se ne facciano una ragione anche i proprietari delle boutiques di lusso, che temono (li capisco) di indispettire la ricca clientela saudita. È così complicato?
tazmaniac 2 anni fa su tio
Marra e Gysin = il nulla.
Zoloren 2 anni fa su tio
Un problema inesistente creato ad hoc per instillare paure nella popolazione come la legge sui minareti. Chi pensa che possa servire a prevenire attacchi terroristici si illude di grossi, tutti gli attentatori che hanno colpito in Francia lo hanno fatto a viso scoperto, quegli invasati sono in missione suicida il farsi riconoscere o meno è l'ultimo dei loro problemi.
patrick28 2 anni fa su tio
Donne mettete la mascherina. Nessuno potrà dirvi niente. Rispetto per la religiona islamica !
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