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Nuovi dazi di Trump: ecco quale sarà l'impatto sulla Svizzera

Le nuove tariffe puntano a contrastare il lavoro forzato e sostituiscono le precedenti misure temporanee annullate dalla Corte suprema.
Nuovi dazi di Trump: ecco quale sarà l'impatto sulla Svizzera
Imago
Fonte Ats Dpa
Nuovi dazi di Trump: ecco quale sarà l'impatto sulla Svizzera
Le nuove tariffe puntano a contrastare il lavoro forzato e sostituiscono le precedenti misure temporanee annullate dalla Corte suprema.

WASHINGTON - Gli Stati Uniti hanno deciso di imporre da stamani alle 6.00 (ora svizzera) nuovi dazi compresi tra il 10% e il 12,5% a oltre 60 partner commerciali, tra cui la Svizzera (12,5%), nell'ambito di una nuova serie di tariffe che, nei piani dell'amministrazione del presidente Donald Trump, puntano a contrastare il presunto lavoro forzato.

Le misure, comunicate ieri sera (ora locale) dall'Ufficio del rappresentante per il commercio statunitense, Jamieson Greer, sono destinate a sostituire quelle globali temporanee del 10% introdotte da Trump, la cui validità scadeva oggi, dopo che la Corte suprema aveva annullato la gran parte delle tariffe globali imposte a febbraio dall'inquilino della Casa Bianca.

La mossa è il risultato di un'indagine ad ampio raggio che, nella ricostruzione del quotidiano economico finanziario britannico Financial Times, concerne importanti partner commerciali degli Stati Uniti come Giappone, Corea del Sud, India e Canada, oltre all'UE e al Regno Unito. Nell'indagine figura anche la Cina e il Brasile.

Le nuove misure colpiscono, secondo quanto riferito dall'ufficio di Greer, oltre il 99% del commercio americano: ai paesi dotati di leggi di contrasto al lavoro forzato è stato applicato un dazio del 10%, mentre a quelli privi è stato invece addebitata una maggiorazione di 2,5 punti percentuali, al 12,5%. Sono entrate in vigore nello stesso momento di scadenza dei dazi temporanei.

Le merci già soggette a dazi specifici legati alla sicurezza nazionale, tra cui acciaio, alluminio, automobili e relativi componenti, non saranno interessate dai nuovi provvedimenti che si basano su una disposizione della normativa commerciale frequentemente utilizzata - la Sezione 301 del Trade Act del 1974, una norma che più fondamentalmente consente al presidente di contrastare presunte pratiche commerciali sleali o discriminatorie conferendogli la possibilità di adottare dazi sanzionatori o altri provvedimenti restrittivi in materia commerciale - considerata giuridicamente come più solida rispetto alla base legale dei dazi annullati dalla Corte suprema. Esenzioni, inoltre, anche per petrolio, gas e fertilizzanti, oltre ad altri beni che gli Stati Uniti non producono.

I paesi che compiranno progressi nella lotta al lavoro forzato potrebbero vedere i dazi scendere al 10%. Come nel caso dell'India, ad esempio, premiata con il 10% dopo l'approvazione di una legge contro il lavoro forzato che ha corretto il 12,5% inizialmente previsto. Attualmente, tuttavia, gli Stati Uniti non ritengono che i paesi dell'indagine tutelino adeguatamente i lavoratori, a prescindere dall'esistenza di leggi in materia: rilievi destinati a creare una nuova bufera legale.

La mossa dell'amministrazione di Trump, per gli osservatori, ha in realtà l'obiettivo di ricostruire il regime tariffario globale che il presidente aveva presentato in quello che aveva denominato il Giorno della liberazione (Liberation Day), demolito dalla sentenza della Corte suprema. E arriva dopo una nuova ondata di dazi del 50% su alcune merci canadesi e dopo che la settimana scorsa è stato imposto un dazio del 25% su molti prodotti brasiliani.

Greer ha affermato che i dazi sul lavoro forzato "ripristineranno l'equità nel mercato globale per i lavoratori americani" e spingeranno i partner commerciali degli USA a "unirsi agli Stati Uniti nell'eliminare il lavoro forzato dalle catene di approvvigionamento globali". 

Il Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR) ha preso atto dei nuovi dazi doganali statunitensi del 12,5% sui prodotti svizzeri. Gli Stati Uniti "continuano così a rispettare la dichiarazione d'intenti comune", ha indicato nella notte il DEFR sulla rete sociale X.

Precisa tuttavia che il Consiglio federale "respinge con fermezza le accuse di lavoro forzato".

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