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Dalla precisione ai proiettili: l’orologeria elvetica scopre l’armamento

I fornitori svizzeri dell’orologeria si orientano con discrezione verso la difesa per fronteggiare il crollo delle commesse.
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Dalla precisione ai proiettili: l’orologeria elvetica scopre l’armamento
I fornitori svizzeri dell’orologeria si orientano con discrezione verso la difesa per fronteggiare il crollo delle commesse.

GINEVRA - Di fronte al calo prolungato delle commesse i fornitori dell'industria orologiera elvetica si rivolgono al settore dell'armamento. Lo fanno in silenzio, perché i grandi marchi dei segnatempo rifiutano di essere associati alla produzione bellica. La svolta viene peraltro considerata obbligata per salvare posti di lavoro, mentre le dichiarazioni politiche di sostegno vengono giudicate «solo parole».

«È un argomento tabù», ammettono gli imprenditori incontrati dall'agenzia Awp al salone ginevrino EPHJ (Environnement Professionnel Horlogerie Joaillerie), che riunisce i professionisti che operano nel ramo dell'orologeria e della gioielleria a monte o valle del prodotto finito, come pure in altri comparti come le microtecnologie e le tecnologie mediche.

L'orologeria elvetica non attraversa un momento facile e la crisi, avviata ormai da tempo, spinge i fornitori a cercare nuovi sbocchi. Il settore della difesa è diventato una via di fuga sempre più frequentata, seppure in gran parte senza grandi proclami. Diversi operatori hanno raccontato ad Awp di questa tendenza, chiedendo l'anonimato per non urtare la sensibilità dei propri clienti principali.

«Alcuni dei nostri clienti ce lo dicono apertamente, ma molti no, è un argomento tabù», confida il patron di un'azienda giurassiana attiva negli utensili da taglio per la tornitura. Le commesse che arrivano dall'armamento riguardano soprattutto i suoi clienti specializzati nel campo dei connettori. «Questi articoli sono per esempio utilizzati per la fabbricazione di droni», spiega dal suo stand nell'area espositiva di Palexpo. Il fenomeno, secondo lui, si osserva «da circa due anni e sta prendendo piede, anche se è molto difficile quantificarlo perché resta opaco». «Ma è indubbiamente una realtà, non dobbiamo essere ingenui: il ramo dell'orologeria è in forte calo, mentre gli ordinativi restano gli stessi», rileva.

Per il direttore generale di un altro fornitore giurassiano la scelta è dettata dalla necessità di mantenere l'azienda a galla. «Ho un centinaio di bocche da sfamare e, alla fine, è questo che conta», argomenta. «Bisogna smettere con questa ipocrisia diffusa: molte ditte dicono che non lo faranno, ma lo faranno comunque, vista la situazione». Il periodo è molto complicato: «Ho conosciuto crisi precedenti, ma questa è molto più lunga», si lamenta l'imprenditore. La sua azienda, come molte altre, ha già fatto ricorso al lavoro ridotto all'inizio dell'anno e potrebbe doverlo rifare, «in base agli ordini».

Le dichiarazioni di sostegno arrivate dal presidente della Confederazione Guy Parmelin, che ieri ha affermato come la Confederazione potrebbe aumentare l'aiuto al ramo «in caso di forte aggravamento della crisi e delle tensioni internazionali», non convincono gli operatori. «Sono solo parole di politici: il comparto ha bisogno di maggiore sostegno, e subito», taglia corto l'imprenditore. Anche lui conferma che chi fa affari con la difesa non lo sbandiera: «Per quanto ci riguarda, tra i nostri clienti ci sono grandi gruppi orologieri che non vogliono assolutamente esservi associati».

Un altro responsabile d'azienda dell'Arco giurassiano analizza il fenomeno in termini di reputazione. «È una questione di immagine, semplicemente. Eppure quella delle difesa è un'industria come un'altra. Bisogna pur difenderci, non si può considerare il settore dell'armamento solo sotto l'angolo dell'attacco».

A suo avviso la collaborazione con l'industria in questione serve a sostenere una difesa europea indipendente, in un contesto di pericoli geopolitici. «Sono i paesi europei che presentano una forte domanda e i controlli sono molto severi». L'operatore dice di non sapere se i suoi clienti siano legati all'armamento. «Sappiamo cosa produciamo, per chi produciamo, ma non cosa fa il cliente con i nostri pezzi». Un suo concorrente è più diretto: «Molti preferiscono chiudere gli occhi». Nel frattempo, le autorità del canton Giura promuovono attivamente l'incontro tra le imprese locali e l'esercito svizzero, tentando di trasformare una crisi in un'opportunità.

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