Tsunami nei laghi, le attività umane possono aumentare il rischio. Per secoli

Uno studio dell'Università di Berna ricostruisce due episodi in Italia con onde alte oltre 50 metri. Rischi potenziali anche in Svizzera
BERNA - Le attività umane possono aumentare il rischio di tsunami nei grandi laghi, con conseguenze che si protraggono per secoli. È quanto emerge da uno studio condotto con la partecipazione dell'Università di Berna, che ha preso in esame il Lago d'Iseo, nel nord Italia. I risultati, pubblicati sulla rivista scientifica "Nature Communications", mostrano come le trasformazioni del paesaggio possano contribuire a rendere instabili i fondali lacustri.
L'agricoltura, la deforestazione e la costruzione di insediamenti accelerano infatti l'erosione del suolo, aumentando la quantità di sedimenti che si riversano nei laghi. Questi depositi possono compromettere la stabilità dei pendii subacquei, soprattutto nei delta dei fiumi. In caso di terremoto, i versanti possono franare improvvisamente, spostando grandi masse d'acqua e generando onde capaci di raggiungere rapidamente le rive e provocare danni considerevoli.
Onde alte oltre 50 metri
Attraverso l'analisi di tracce geologiche, simulazioni al computer e testimonianze storiche e archeologiche, i ricercatori hanno ricostruito due tsunami verificatisi nel Lago d'Iseo nel 1117 e nel 1222, entrambi provocati da terremoti. Secondo le simulazioni, lo tsunami del 1117 potrebbe aver generato onde alte oltre 50 metri nei pressi della sponda settentrionale. L'acqua avrebbe raggiunto insediamenti vicini in circa un minuto, penetrando fino a due chilometri nell'entroterra.
Dall'ultima grande frana del 1222, nuovi sedimenti si sono accumulati nel delta. Secondo l'Università di Berna, l'erosione accelerata dalle attività umane nel corso dei secoli potrebbe aver nuovamente reso instabili i pendii sommersi, aumentando la possibilità di future frane. Lo studio evidenzia quindi come le conseguenze delle trasformazioni del territorio possano manifestarsi anche a distanza di centinaia di anni.
Il rischio esiste anche in Svizzera
Il fenomeno non riguarda soltanto i laghi italiani. Una ricerca pubblicata nel 2020 sulla rivista "Frontiers in Earth Science", alla quale ha partecipato anche Flavio Anselmetti dell'Università di Berna, documenta diversi episodi avvenuti nei laghi svizzeri. Tra questi figurano onde di piena nel Lago dei Quattro Cantoni nel 1601 e nel 1687 e nel Walensee nel 1924 e nel 1946. Più recentemente, nel 1996, il crollo del delta dell'Aare nel Lago di Brienz ha provocato una piccola onda di tsunami.
Fenomeni analoghi, causati da frane subacquee, sono stati osservati anche in Alaska e Nuova Zelanda. Alla luce dei risultati, i ricercatori raccomandano di ampliare la valutazione dei pericoli naturali nei grandi laghi: non basta considerare il rischio sismico, ma occorre tenere conto anche delle trasformazioni del territorio, dell'erosione e dell'accumulo di sedimenti sul lungo periodo.



