Ghiacciai in ritirata e permafrost che si scioglie: una minaccia silenziosa sulle Alpi

Dopo la catastrofe in Nepal, sono molti gli interrogativi sulle condizioni delle nostre montagne. Lo scioglimento accelera nuovi rischi idrogeologici e impone un ripensamento della gestione del territorio alpino.
Dopo la catastrofe in Nepal, sono molti gli interrogativi sulle condizioni delle nostre montagne. Lo scioglimento accelera nuovi rischi idrogeologici e impone un ripensamento della gestione del territorio alpino.
ZURIGO - La devastante alluvione in Nepal, provocata secondo le prime valutazioni dal distacco di una montagna insieme a una lingua di ghiaccio, riaccende i riflettori anche sui rischi nelle Alpi. Anche in Svizzera il ritiro dei ghiacciai e lo scioglimento del permafrost stanno modificando il territorio e possono favorire frane, colate detritiche e alluvioni.
«In linea di tendenza sì», ha spiegato a 20 Minuten Mylène Jacquemart, glaciologa e professoressa al Politecnico federale di Zurigo. A rendere più probabili eventi pericolosi sono soprattutto le precipitazioni intense, che possono mobilitare grandi quantità di detriti e provocare colate e alluvioni anche senza che si verifichi un grande crollo.
La dinamica osservata in Nepal e quella possibile sulle Alpi hanno alcuni elementi in comune: materiale roccioso o ghiaccio può staccarsi e, durante la discesa, trascinare con sé altra roccia, sedimenti e acqua. Nel caso del Nepal, tuttavia, le dimensioni dell'evento sono state eccezionali. Secondo Jacquemart, il volume della frana sarebbe stato dalle dieci alle quaranta volte superiore a quello del crollo avvenuto a Blatten lo scorso anno.
Anche la Svizzera ha già conosciuto catastrofi di questo tipo. Nel 1806, un enorme distacco dal Rossberg, sopra Goldau, provocò una devastante ondata nel lago di Lauerz. Circa 26 milioni di metri cubi di roccia si staccarono dalla montagna, causando la morte di 457 persone e distruggendo due villaggi.
La Svizzera è meglio preparata
Nonostante i rischi in aumento, secondo la glaciologa la Svizzera dispone di un vantaggio importante rispetto al Nepal: può contare su una rete di monitoraggio molto più capillare e su maggiori risorse economiche per la ricerca e la prevenzione.
«Ci sono più persone e sistemi di misurazione tecnici sul terreno», ha spiegato Jacquemart, sottolineando come questi permettano di individuare più rapidamente eventuali cambiamenti.
Restano però delle difficoltà, soprattutto nelle zone di alta montagna. I ghiacciai si ritirano, il permafrost si scioglie e si formano nuovi laghi glaciali. Sono proprio le aree più difficili da monitorare, perché spesso isolate, ripide e poco accessibili.
Il cambiamento climatico potrebbe inoltre modificare profondamente il paesaggio alpino. Se l'attuale tendenza al riscaldamento dovesse proseguire, entro la fine del secolo le Alpi potrebbero essere in gran parte prive di ghiaccio, con più laghi glaciali, materiale instabile e nuove situazioni di rischio.
Per questo, secondo Jacquemart, questi cambiamenti dovranno essere considerati nelle future analisi dei pericoli e nella pianificazione del territorio.




