«Quando leggo "divorziato" penso automaticamente a "fallito"»

Chi ha concluso un matrimonio deve spesso indicarlo sui moduli. Un'iniziativa vuole ora abolire questa prassi. Quattro divorziati raccontano cosa ne pensano.
Chi ha concluso un matrimonio deve spesso indicarlo sui moduli. Un'iniziativa vuole ora abolire questa prassi. Quattro divorziati raccontano cosa ne pensano.
ZURIGO - Le caselle dedicate allo stato civile compaiono su innumerevoli moduli: "celibe/nubile", "coniugato/a", "divorziato/a". Proprio quest’ultima opzione è al centro di una discussione.
La consigliera nazionale del PLR Nadine Gobet ne propone l’abolizione, ritenendola non più attuale in un contesto in cui circa il 40% dei matrimoni termina con un divorzio.
«Sono passati anni ma quando vedo quella casella...»
Tra le persone divorziate le opinioni sono variegate. Fabienne, 47 anni, divorziata da quattro anni e mezzo, racconta il disagio di dover indicare ogni volta il proprio status: «Mi dà molto fastidio dover ricordare il mio divorzio quando compilo qualsiasi modulo».
A suo avviso l'atto conclusivo di un matrimonio è ancora percepito in modo negativo, anche nel linguaggio - con la sua accezione di "fallimento". «È parte della mia storia, ma portare questo status per tutta la vita mi disturba», aggiunge.
Una sensazione simile è condivisa da Matthias, 67 anni, divorziato da 29 anni. «È passato molto tempo, ma ogni volta quella casella mi ricorda il fallimento» della sua precedente unione, afferma. Pur mantenendo un buon rapporto con l’ex moglie, sostiene che si entri in un matrimonio con l’aspettativa che duri - e che il suo esito negativo continui a pesare. «Quando leggo “divorziato" penso automaticamente a “fallito”», dice.
«È uno status che non ha più alcun ruolo nella mia vita»
Altri mettono in dubbio l’utilità della domanda. Roland, 61 anni, ritiene che la regolamentazione andrebbe adattata: «Non ne vedo il senso», osserva, raccontando di aver trovato la stessa domanda anche in contesti come il check-in in hotel.
Sabine, divorziata da dodici anni, segnala invece conseguenze pratiche: una verifica del credito è stata interrotta perché non riusciva a reperire la sentenza di divorzio richiesta. «Non è emotivamente pesante, ma resta uno status che non ha più alcun ruolo nella mia vita», spiega.
C’è però anche chi non vede alcun problema. Olivia, 58 anni, divorziata da vent’anni, considera la voce semplicemente come un dato: «È il mio stato civile, niente di più». Sulla stessa linea Ursula, 53 anni, divorziata da quasi 26 anni: «È una fase della vita che mi accompagna. Quando si è sposati non ci si pone domande, perché dovrebbe essere diverso per i divorziati?».







