Alcaraz alza la voce: «Giocare fino alle 3:30 non va bene»

Lo spagnolo chiede di intervenire sui match notturni dopo la maratona contro Shelton. Agassi difende il formato degli Slam: «Deve rimanere una distinzione»
LONDRA - Carlos Alcaraz chiede al mondo del tennis di intervenire sui match che nei tornei del Grande Slam si protraggono fino a notte fonda. Lo spagnolo ne ha parlato giovedì a Londra, alla vigilia della Laver Cup, tornando sulla sua recente esperienza agli US Open.
Il quarto di finale contro Ben Shelton, perso in cinque set, si era concluso alle 3:33 del mattino dopo quattro ore e 28 minuti di gioco, diventando il match terminato più tardi nella storia degli US Open.
«Per un giocatore che finisce alle 3:30 del mattino significa che deve lasciare il sito alle 4:30 e poi tornare in hotel. Non si va a dormire prima delle 6:30 o delle 7:00», ha spiegato Alcaraz.
Secondo il sette volte vincitore di tornei del Grande Slam, orari del genere incidono inevitabilmente anche sul recupero, creando possibili squilibri rispetto all'avversario del turno successivo. «È troppo. Dovranno fare qualcosa. Non parlo delle 3:30: anche finire a mezzanotte è già troppo tardi».
Il problema non riguarda però tutti gli Slam allo stesso modo. Wimbledon impone infatti che gli incontri terminino entro le 23:00, mentre US Open, Roland-Garros e Australian Open non prevedono un limite analogo. Nel 2024, a Parigi, anche Novak Djokovic aveva chiuso alle 3:07 il match vinto contro Lorenzo Musetti.
Tra le possibili soluzioni c'è anche quella di modificare il formato degli Slam, passando dal best of five al best of three. Lo stesso Djokovic aveva inoltre proposto di ridurre da sei a quattro il numero di game necessari per conquistare un set.
Una prospettiva che non convince però Andre Agassi. «Sono assolutamente convinto che dovremmo mantenere questo formato», ha affermato l'otto volte campione Slam e capitano della squadra del resto del mondo alla Laver Cup.
L'americano riconosce che giocare fino a notte fonda sia «spiacevole», ma difende la specificità dei Major: «Deve rimanere una distinzione tra vincere i tornei del Grande Slam, i tornei più importanti, e le altre settimane dell'anno».
Il dibattito, insomma, è aperto: da una parte il problema del recupero e della salute dei giocatori, dall'altra la tradizione e il formato che rende gli Slam unici.



