«Mottis si è spaventato per l'esplosione degli stipendi»

Dopo l'articolo della NZZ, Filippo Lombardi si è espresso sulla difficile situazione economica del club: «Un petardo bagnato, l'HCAP non fallirà»
Dopo l'articolo della NZZ, Filippo Lombardi si è espresso sulla difficile situazione economica del club: «Un petardo bagnato, l'HCAP non fallirà»
AMBRÌ - È stata una domenica movimentata per l'Hockey Club Ambrì Piotta. L'articolo della NZZ, che ha descritto una grave situazione economica all'interno del club leventinese, ha agitato non poco i tifosi biancoblù. Non altrettanto la società sopracenerina, già ben consapevole delle difficoltà.
Insomma, quanto pubblicato ieri da Oltre Gottardo non ha svelato nulla di nuovo? Ne abbiamo parlato con Filippo Lombardi, che il contesto finanziario dell'Ambrì la conosce meglio delle proprie tasche. «Si tratta di un petardo bagnato quello lanciato dalla NZZ - ci ha detto l'attuale presidente onorario dell'HCAP -. E posso tranquillizzare tutti: l'Ambrì non fallirà... Durante tutte le interviste e le conferenze abbiamo sempre ripetuto che il problema fossero il debito ipotecario e gli interessi che ne conseguono. Senza questo macigno, la gestione corrente sarebbe senza dubbio più equilibrata. Lo vado dicendo da anni... Detto questo, è comunque corretto e trasparente sottolineare che la situazione non è facile ed è giusto informare i tifosi, anche perché è in atto un aumento di capitale per cercare di ridurre questo indebitamento, con l'obiettivo di guardare alla gestione corrente con maggiore serenità».
Negli anni scorsi si diceva che la Gottardo Arena avrebbe regalato ai tifosi un Ambrì più competitivo. Pensava che questo passaggio potesse essere più veloce?
«Pensavo di sì, ma lo pensavo nel momento in cui abbiamo dovuto scegliere di costruire la nuova arena, perché l'alternativa era chiudere il club. Dal 2011, anno in cui abbiamo scoperto che la Valascia andava sostituita o ammodernata, abbiamo fatto tutte le riflessioni del caso, valutando anche l'ipotesi di spostare l'arena a Castione, che aveva scatenato l'ira di buona parte dei tifosi. Abbiamo quindi fatto quello che il popolo biancoblù auspicava, senza pensare troppo a ciò che sarebbe successo in seguito, perché in quel momento c'era solo l'urgenza di costruire la nuova pista».
Sulla vostra strada avete trovato qualche imprevisto...
«Le cose sarebbero potute andare meglio se, durante il processo di risanamento, non avessimo dovuto affrontare due ostacoli importanti. Uno è il Covid, che ci è pesato molto più che agli altri club, poiché il contributo federale a fondo perso veniva concesso in base ai ricavi delle due stagioni precedenti. Chi aveva già una pista da 17'000 spettatori poteva contare su una media più alta e, di conseguenza, noi abbiamo ricevuto a fondo perso molto meno degli altri. Abbiamo quindi ancora sul groppone tre milioni di prestiti da restituire, senza i quali - urge ricordarlo - il club sarebbe morto. L'altro fenomeno, non controllabile da noi, è la spirale al rialzo degli stipendi dei giocatori. Tutte le parole spese in questi anni sulla spirale dei costi sono state parole al vento. Tutti i grandi club possono spendere sempre di più per accaparrasi un giocatore, mentre quelli piccoli sono obbligati a mettere ancora più soldi per riuscire a prendere un giocatore, anche non di prima fascia. Bisogna dunque adeguarsi... Mottis era stato vicepresidente del club fra il 2001 e il 2009 e nelle scorse settimane si è spaventato guardando la voce relativa agli stipendi dei giocatori. Rispetto ad allora, sono raddoppiati se non addirittura triplicati».
TiPressÈ così difficile trovare uno sponsor che dia il nome all'attuale Gottardo Arena?
«È difficile. Chi racconta la frottola che con il nome alla pista tiri su due milioni è clamorosamente fuori fase. Ci sono solo due arene che riescono a fare almeno un milione: la Swiss Life Arena e la PostFinance Arena. Tutte le altre si situano attorno al mezzo milione. Da parte nostra, non avendo individuato il grande nome, che nei nostri calcoli ottimistici avevamo stimato fra i 750'000 e il milione, ci siamo inventati qualcosa che nessun altro club ha fatto, ovvero i co-naming: tre partner - la Sopracenerina, la Chicco d'Oro e la Banca EFG - che insieme ci danno quello che avremmo raccolto con un partner unico. Non è facile trovare qualcuno che metta un milione all'anno per il naming in una zona periferica come Ambrì. Un conto è farlo nel centro di Berna o Zurigo, un altro è farlo ad Ambrì. Non trovi qualcuno che ti dà un milione perché sei simpatico».
Qualche evento in più aiuterebbe...
«Sì, certo, e questa è un po' una delusione. Al momento di costruire la nuova arena, pensavamo che la situazione geografica, a metà strada fra Zurigo e Milano, la vicinanza con l'autostrada e i posteggi praticamente illimitati sarebbero stati fattori importanti per spingere qualcuno a organizzare eventi alla Gottardo Arena. In realtà un grande concerto costa tantissimo e con 5'000 spettatori non te lo puoi pagare. Servirebbero almeno 20'000 persone per uscire in pari ed evitare un bagno di sangue».
L'articolo della NZZ ha tirato in ballo anche Lei, che aspetterebbe circa 750'000 franchi dall'HCAP...
«A me non piace parlare di queste cose, ma nel corso degli anni sono molti i milioni che ho messo a disposizione con sottoscrizioni di azioni, donazioni a fondo perso, contributi alla fondazione per il settore giovanile o per la creazione della squadra femminile. Per poter pagare gli artigiani che hanno costruito l'Arena, un paio d'anni fa restava ancora qualcosa da liquidare e le banche non davano più alcun franco. Si è trattato dunque di un prestito a corto termine ed in questo caso non era una sottoscrizione di azioni da parte mia. Vedremo, perché in passato ne ho già convertiti tanti di prestiti in azioni. Ne discuteremo comunque con il Consiglio d'Amministrazione...».




