«Io diverso da Xhaka, deluso per il paragone fatto dalla federazione»

Embolo si confessa
Dopo il cartellino rosso contro l'Argentina, l'attaccante ha avuto una crisi. Anche la sua temporanea esclusione a causa dell'affare Covid lo preoccupa
Embolo si confessa
Dopo il cartellino rosso contro l'Argentina, l'attaccante ha avuto una crisi. Anche la sua temporanea esclusione a causa dell'affare Covid lo preoccupa
ATLANTA - «Ho pianto, non stavo davvero bene». Breel Embolo è tornato a parlare di due episodi che lo hanno segnato: il cartellino rosso rimediato contro l'Argentina nei quarti di finale dei Mondiali e la temporanea esclusione dalla Nazionale in seguito all'affare Covid. In un'intervista alla "BZ Basel", l'attaccante ha raccontato la delusione vissuta nello spogliatoio e le incomprensioni con l'Associazione svizzera di football (ASF).
«Non stavo davvero bene»
Ripensando all'espulsione contro l'Argentina, Embolo ha raccontato di essersi scusato davanti ai compagni al termine della partita. «Non per il cartellino rosso, ma per il sogno che non siamo riusciti a realizzare». L'attaccante ritiene che l'Argentina fosse l'avversaria più abbordabile tra quelle affrontate nella fase a eliminazione diretta. «Ma abbiamo fallito. Anche perché eravamo in dieci. Per questo mi sono scusato. E ho pianto. Non stavo davvero bene».
Embolo non si considera tuttavia il responsabile dell'eliminazione. Ha però ammesso come la sua espulsione abbia contribuito a infrangere il sogno della squadra. «Il sogno di vincere il titolo. Eravamo a due passi da esso». I compagni hanno cercato di consolarlo, ma la delusione è stata difficile da superare. «Tutti noi abbiamo lavorato quattro anni per quel momento, per andare avanti. Questo la gente lo capisce troppo poco».
«Mi sono vaccinato tre volte»
L'attaccante è poi tornato anche sull'affare Covid che ha portato alla sua temporanea esclusione dalla Nazionale. Una decisione dell'ASF che Embolo continua a non comprendere, soprattutto per il paragone con il caso di Granit Xhaka. «La novità era solo che c'era un decreto penale. Le circostanze reali erano già note da tempo». Il giocatore ha sottolineato inoltre una differenza: «Sono rimasto deluso che l'ASF abbia paragonato questi due casi. Non voglio trovare scuse. Ma sono vaccinato. Tre volte. Quindi è un caso completamente diverso rispetto a Granit». Embolo ha comunque riconosciuto il proprio errore e ha affermato di comprendere le pressioni sulla federazione, anche alla luce dei casi Fischer e Xhaka.
«Per me è stato doloroso»
A ferire particolarmente Embolo è stata la mancata convocazione di settembre, arrivata dopo che il decreto penale era diventato pubblico. «Non l'ho capito. Come detto, le circostanze erano note da diversi anni». L'attaccante ritiene che la federazione si sia lasciata influenzare dalle pressioni esterne. «Per me è stato doloroso che la federazione si sia lasciata mettere sotto pressione da persone esterne per prendere una decisione. Questo è ciò che mi ha un po' deluso come persona».
Nonostante le divergenze, Embolo ha assicurato di aver sempre sostenuto i compagni e di voler continuare a farlo. «Lo farò sempre e sarò sempre al loro fianco», ha affermato riferendosi alla Nazionale. Le tensioni con l'ASF sembrano ormai appartenere al passato: lo sguardo è rivolto ai prossimi impegni di novembre. E sulla propria disponibilità non lascia dubbi: «Ho deciso di esserci».


















