Le guerre del futuro (prossimo) le combatteranno i robot

L'idea parte dall'Ucraina, che con la guerra hi-tech ha dimostrato di essere all'avanguardia. Ma il mondo è pronto a seguire una tendenza inarrestabile.
L'idea parte dall'Ucraina, che con la guerra hi-tech ha dimostrato di essere all'avanguardia. Ma il mondo è pronto a seguire una tendenza inarrestabile.
Potrebbe presto esserci un esercito di robot a combattere al fronte al posto dei militari in carne e ossa. È il progetto ambizioso, ma tutt'altro che peregrino, annunciato dall'ex ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov lo scorso 26 settembre alla conferenza IT Arena a Leopoli. Tale iniziativa tecnologica è stata denominata «Esercito dei robot» e, nelle intenzioni del suo creatore, viene intesa più come un «ecosistema».
ImagoNurphotoUna torretta mitragliatrice robot, comandabile in remoto, testata dai soldati dell'esercito ucraino.Robot fianco a fianco dei soldati in carne ed ossa
«Investiremo in società tecnologiche per la difesa, lanceremo i nostri progetti tecnologici, creeremo capacità di ricerca e sviluppo, testeremo soluzioni insieme ai militari e troveremo il più rapidamente possibile le cose che effettivamente funzionano sul campo di battaglia», ha dichiarato Fedorov, rivelatosi una mente brillante nel settore della tecnologia militare fin dal lancio del suo progetto Army of Drones del 2022, un'iniziativa congiunta tra il Governo ucraino, il Ministero della Trasformazione Digitale guidato da lui stesso e la piattaforma di crowdfunding voluta dal presidente Zelensky, United24, finalizzata alla distribuzione di aeromobili a pilotaggio remoto, noti come UAV, e alla formazione di piloti specializzati a guidarli a distanza.
Mentre questi ultimi, però, vengono prevalentemente impiegati nella logistica, come per il trasporto di rifornimenti o l'evacuazione dei soldati feriti, i robot umanoidi di cui ha parlato Fedorov avranno un ruolo attivo in campo militare. Al momento del suo annuncio, Fedorov non ha specificato quale organizzazione porterà avanti tale iniziativa, anche se lo scorso agosto ha lanciato una sua società specializzata in tecnologia della difesa, di cui uno dei maggiori investitori sarebbe proprio Alex Karp, CEO della controversa società Palantir, i cui prodotti sono già ampiamente utilizzati dall'esercito ucraino al fronte.
«Anche al di fuori del governo, ora dal settore privato, stiamo continuando a lavorare alla nostra visione di guerra tecnologica e alla nostra missione principale: creare tecnologie che aiutino l'Ucraina a vincere e salvare la vita dei nostri uomini in servizio», ha detto Fedorov al Kyiv Independent, affermando che l'iniziativa dell'esercito dei robot umanoidi mira a raggiungere il primo soldato nemico «in sei mesi e il primo assalto riuscito di una posizione nemica senza il coinvolgimento della fanteria in dodici mesi».
ImagoNurphotoUn soldato dell'esercito ucraino, mentre controlla il fUn «progetto Manhattan» per l'intelligenza artificiale
«Ci saranno robot umanoidi che eseguiranno compiti semplici: ricaricare una mitragliatrice, sostituire una batteria, installare un sensore. Queste sono cose che un robot può apprendere rapidamente e realizzare dopo un rapido dispiegamento sul campo di battaglia», ha continuato Fedorov al lancio dell'iniziativa.
«La Russia sta rapidamente copiando le tecnologie e mettendole in produzione. La soluzione non è più persone in prima linea, ma piena autonomia: robot che combattono, evacuano e riforniscono.
L'Ucraina ha bisogno del proprio progetto Manhattan per l'A.I.», si legge sul sito del progetto, con riferimento al programma di ricerca scientifica e di sviluppo militare statunitense che durante la Seconda guerra mondiale portò allo sviluppo delle bombe atomiche.
Durante il lancio dell'iniziativa tecnologica è stato anche mostrato un video generato dall'intelligenza artificiale che mostra dei robot umanoidi che combattono in trincea, indossando delle uniformi con lo stemma delle truppe ucraine, anche se la voce d'accompagnamento in inglese non fa alcun riferimento a queste ultime, commentando le capacità tecniche di questi robot, come «intercettare il nemico, difendere dagli attacchi, distruggere gli obiettivi e spostarsi prima delle posizioni nemiche», mentre coloro che li guidano da remoto entrano nella zona liberata in sicurezza.
«Sembra la guerra del futuro, ma ci siamo già», assicurano i creatori del progetto.
Imago/ZumaUn sergente dell'esercito Usa con un'unità cinofila robot.Dalla Silicon Valley al Pentagono: gli umanoidi arruolati
Non è una novità che le maggiori aziende high tech stiano investendo grandi risorse nello sviluppo di tecnologie sempre più sofisticate anche in campo militare. Skylark Labs, una società fondata in California nel 2022, ad esempio, è una di quelle società che stanno puntando alla costruzione di software umanoidi da impiegare negli scenari di guerra, anche se non con una funzione di combattimento.
Amarjot Singh, CEO di Skylark Labs, ha dichiarato a Military.com che «la maggior parte degli umanoidi oggi sono costruiti per lavorare in fabbrica o in cucina, noi invece costruiamo i nostri per la difesa e possiamo addestrarli per una serie di compiti in pochi minuti», sostituendosi agli operatori sul campo nelle missioni più pericolose.
Un esempio si ha quando un'unità operativa deve entrare in un edificio, esponendosi al pericolo di venir colpita, oppure «prenderebbe il posto dei soldati umani per sparare con una pistola o portarsi avanti se c'è un incendio o un'operazione di salvataggio correlata. Gli umanoidi sono l'ideale per questo tipo di scenari».
Imago/NurPhotoUn veicolo di trasporto truppe drone dell'azienda Ukrainian Armor, in fase di test in Polonia.Milioni di dollari già sul tavolo
Gli umanoidi sviluppati da Skylark Labs come detto dallo stesso Singh, hanno già attirato l'attenzione «del governo degli Stati Uniti, alcuni governi del Medio Oriente e di quello indiano», e la società ha ricevuto «ordini del valore di milioni di dollari».
Lo scorso agosto, Fox News ha diffuso la notizia che l'Army Research Laboratory, il principale laboratorio di ricerca dell'Esercito degli Stati Uniti, in collaborazione con la società di difesa EdgeRunner AI, ha sviluppato un sistema di intelligenza artificiale che permette a dei robot-soldati di funzionare sul campo di battaglia «senza fare affidamento sul cloud computing o su una connessione internet in ambienti in cui la connessione viene persa».
Il CEO di EdgeRunner AI, Tyler Saltsman, ha detto all'emittente statunitense che è come «mettere un cervello, o una rete neurale, su dei robot in modo che possano avere un contesto quando sono in missione per aiutare un combattente», e tale progetto è stato confermato anche da Amanda Ligon, portavoce dello U.S. Army Combat Capabilities Development Command (DEVCOM), la quale ha affermato che «la tecnologia agile di EdgeRunner può accelerare la capacità dell'esercito di schierare squadre robotiche robuste, intelligenti e autonome nelle missioni più complesse».
Imago/VCGUn robot umanoide cinese alle prese con una routine dell'arte marziale Wushu.Pechino, dai passi di danza alle trincee
Lo stesso accade in Cina, che ha impressionato il mondo lo scorso mese di agosto, in occasione dei World Humanoid Robot Games, mostrando dei sofisticatissimi umanoidi capaci di eseguire delle complicate coreografie di ballo, saltare e correre a una velocità impressionante.
Per volontà dell'establishment della difesa cinese, degli umanoidi simili a questi verranno ulteriormente sviluppati per avere un ruolo attivo nell'esercito della Repubblica Popolare Cinese. Come riferito da Reuters, «le istituzioni militari cinesi stanno testando gli umanoidi in merito ai requisiti del campo di battaglia, cercando di acquisire robot e tecnologie per addestrarli e studiando come potrebbero comportarsi insieme alle truppe». Questo progetto ha acquisito sempre maggiore slancio, «concentrandosi sulla percezione dei robot, sulla manipolazione e sui dati dell'addestramento».
Non vi è alcun dubbio che la Cina sia attualmente il Paese più competitivo e all'avanguardia in campo tecnologico, anche in considerazione del fatto che, secondo BofA Global Research, una divisione di ricerca e analisi finanziaria di Bank of America, il 95% delle spedizioni umanoidi globali nel 2025 è stato effettuato proprio da questo Paese che, pur mantenendo sempre il massimo riserbo sui suoi progetti futuri, specialmente nel campo della difesa nazionale, non fa mistero di voler sviluppare il proprio esercito di robot umanoidi.
Imago/Russian LookUn robot soldato di BakuroboticsChiamarlo futuro? È già tra noi
Per il ricercatore Juo-Min Chou, ricercatore presso l'Istituto di Taiwan per la difesa nazionale e la ricerca sulla sicurezza, i miglioramenti nell'equilibrio, nella percezione e nella resistenza potrebbero rendere gli umanoidi molto utili in luoghi quali edifici, tunnel e imbarcazioni, «anche se nelle missioni di ricognizione e logistica più semplici, i robot quadrupedi sarebbero generalmente più economici e più facili da distribuire su larga scala».
È molto probabile che entrambi questi strumenti robotici possano, in un prossimo futuro, cooperare per delle missioni strategiche o ad alto rischio, anche se la creazione dei robot-soldati rimane il progetto più ambizioso su cui si sta concentrando la NUDT, l'Università Nazionale di Tecnologia della Difesa, una prestigiosa università pubblica con sede a Changsha, nella provincia dell'Hunan, tanto che nel 2025 una competizione universitaria avente come tema «l'infiltrazione dietro le linee nemiche» ha richiesto a dei robot umanoidi di entrare in una specifica area, mapparla e localizzare gli obiettivi sensibili, così come emerso dal sito web della stessa università.
È stato inoltre richiesto che i robot svolgessero «controlli sull'identità, ispezioni disciplinari e pattuglie di sicurezza nelle basi militari».
È importante sottolineare come non si tratti di mere speculazioni teoriche, ma di progetti concreti che stanno già vedendo la luce: quest'anno, ad esempio, il colosso statale della difesa cinese Norinco ha presentato Fuxi, un robot umanoide a grandezza naturale progettato per svolgere compiti di controllo e pattugliamento e per operare in ambienti pericolosi al posto degli esseri umani, grazie a un sistema di controllo da remoto molto avanzato, definito «external avatar».








