Le scuole più strane (che forse avremmo voluto frequentare)

Dalla Mountain School del Vermont alla Ørestad Gymnasium di Copenaghen: Ecco le scuole più originali che ripensano l'educazione tra natura, autonomia e spazi innovativi.
Dalla Mountain School del Vermont alla Ørestad Gymnasium di Copenaghen: Ecco le scuole più originali che ripensano l'educazione tra natura, autonomia e spazi innovativi.
«Impara facendo» è il motto della Mountain School, una prestigiosa scuola per giovani rampolli immersa nella natura del boschivo Vermont, negli Stati Uniti. In questo prestigioso campus gli studenti coltivano la terra, si dedicano all'allevamento del bestiame, raccolgono la legna e si impegnano in tutte le attività necessarie per curare gli oltre quattrocento acri di terreno, comprensivi di foresta, pascolo e giardini, sui quali sorge questa particolare scuola privata, la cui retta ogni semestre è di circa quarantamila dollari.
Se la lezione più grande te la dà la natura
Sul sito ufficiale della scuola è scritto che ci si impegna perché «gli studenti capiscano di essere parte della natura, non separati da essa (...)e che la nostra salute e la capacità di prosperare sono indistinguibilmente legate alla salute del nostro ambiente, sia locale che globale». Gli studenti vivono e lavorano all'interno del campus, «imparando abilità di vita essenziali che vanno ben oltre il lavoro in classe», come raccogliere dagli orti della scuola, gli ingredienti che poi verranno utilizzati dagli stessi studenti per la preparazione dei pasti della mensa.
Agli iscritti alla Mountain School non è consentito l'uso del cellulare e possono unicamente utilizzare i telefoni fissi presenti nei dormitori, mentre l'uso dei laptop è limitato alle ore libere e unicamente in sala studio. Nel sito della scuola viene ribadito più volte il concetto che le attività all'aperto hanno la stessa importanza dell'attività scolastica svolta nelle classi, ed è per questo che, una volta a settimana, gli studenti trascorrono «un pomeriggio all'aperto, praticando abilità essenziali quali la navigazione, la costruzione di rifugi e la cucina backcountry», imparando «l'autosufficienza, il lavoro di squadra e il rispetto dell'ambiente».
Facebook/The Mountain School of Milton AcademyNelle terre selvagge
Un momento definito clou del semestre è il Solo, una esperienza di campeggio, di tre notti e quattro giorni in solitaria nella White Mountain National Forest, alla quale gli studenti si preparano per mesi, per poi sperimentarsi in totale solitudine nella natura selvaggia. Più che una pregressa preparazione a questo tipo di attività outdoor viene ritenuto fondamentale «la curiosità, l'apertura e la volontà di crescere», fornendo l'istituto scolastico l'attrezzatura e le cognizioni fondamentali per affrontare tali esperienze.
Come raccontato al Wall Street Journal dal direttore Alex Myers «negli anni è stato necessario insegnare ai giovani studenti anche ad usare una scopa», ad intendere che i rampolli che entrano alla Mountain School ignorando lo svolgimento delle più semplici incombenze casalinghe vengono trasformati dallo svolgimento di compiti manuali man mano sempre più complessi, come la gestione degli impianti idrici, la raccolta del mais e il dissodamento della terra dei campi.
Imparare, sporcandosi le mani
In un'epoca caratterizzata da un uso sempre più invasivo e problematico delle piattaforme digitali e dell'A.I. da parte di persone sempre più giovani, e quindi vulnerabili, la Mountain School appare come un unicum virtuoso nel quale vengono riscoperti i valori legati al lavoro manuale e la costruzione del sé più legato al fare che al mero nozionismo.
È impossibile però dimenticare che una istruzione di così alto livello è riservato a pochi privilegiati che possono pagare una retta tanto esosa. Il conduttore televisivo Fred Roggin ha di recente ironizzato su questo modello scolastico dicendo «dammi quarantamila dollari: prenderò il telefono di tuo figlio e gli farò svolgere le faccende di casa», mentre l'attrice Cherie Johnson si è domandata se «l'infanzia moderna viva a tal punto nel privilegio che i genitori sono ora disposti a pagare qualcuno per rendergliela un po' più scomoda».
Facebook/The Mountain School of Milton AcademyA prescindere dalle critiche rivolte a questa istituzione scolastica, rimane il fatto che la Mountain School, con il suo programma legato al vivere nella natura, abbia riportato alla luce un tema di discussione molto importante legato all'esigenza di concepire un nuovo modo di vivere la scuola. Anche se può apparire singolare che vi siano delle persone abbienti disposte a pagare per permettere al proprio figlio di pulire una stalla o raccogliere delle carote, non si può rimanere indifferenti al fatto che troppo spesso la scuola sia legata a un paludato modello nozionistico che non permette ai più giovani di sviluppare a pieno le proprie potenzialità.
Inutile nascondere il fatto che ciò sia spesso legato alla mancanza di fondi ed investimenti e che vi sia un gap quasi incolmabile tra coloro che possono investire al meglio nell'istruzione dei propri figli e chi invece non lo possa fare, ma è comunque interessante vedere altri modelli alternativi di istituti scolastici che hanno messo in discussione il classico modo di intendere gli stessi.
Una retta da 40mila dollari l'anno
La Brightworks School di San Francisco è una scuola privata fondata nel 2011 «basata su progetti e sul coinvolgimento, e che immagina una nuova istruzione». Situata nel Presidio di San Francisco, un parco nazionale nella Golden Gate National Recreation Area, la Brightworks School si caratterizza per l'estrema libertà lasciata agli alunni di sperimentare le attività più disparate, dalla falegnameria al montaggio di elettrodomestici.
L'idea è quella di insegnare loro a sporcarsi le mani ed a sperimentare le cose che più incuriosiscono senza paura di sbagliare. In quest'ottica gli insegnanti diventano dei «collaboratori» degli studenti nell'apprendimento scolastico, «basato su progetti ed esperienze pratiche», tanto che la Brightworks è stata eletta una delle tredici scuole più innovative al mondo.
Facebook/SF BrightworksGli studenti sono incoraggiati a esprimere le proprie idee e portare avanti dei progetti concreti, dalla raccolta fondi per salvare gli axolotl alla costruzione di robot, per «affrontare dei lavori autentici che abbiano un impatto nel mondo reale».
A fronte di una retta di oltre quarantamila dollari, i bambini vengono preparati ad affrontare in maniera concreta e pratica i progetti più disparati, «facendo la scuola in maniera differente» così come recita il motto della stessa.
Qui niente voti né compiti
Alla Brooklyn Free School la libertà non è solo una questione di nome, ma si esplica in una attività scolastica non coercitiva, nella quale sono banditi i voti ed i compiti a casa. Si tratta di una scuola privata, autogestita e gratuita per studenti dai quattro ai diciotto anni, fondata nel 2004.
In essa gli studenti scelgono in autonomia il proprio programma scolastico, coadiuvati dagli insegnanti, in base alle proprie passioni, e vengono stimolati a esprimere il proprio pensiero critico anche nelle assemblee scolastiche nelle quali sia i professori, i membri dello staff e gli alunni hanno un pari peso decisionale. Anche se attualmente la scuola si trova in una fase di riorganizzazione delle proprie attività, e non è aperta tutti i giorni, rimane comunque un esempio di come si possa concepire la vita scolastica in maniera differente.
Facebook/Brooklyn Free SchoolØrestad, la scuola senza aule
In Europa, invece, in quanto ad innovatività spicca l'Ørestad Gymnasium, noto anche come Ørestad College, un istituto pubblico di Copenaghen, fortemente voluto dal Comune danese nell'ambito di un progetto di riqualificazione territoriale. In un Paese che tradizionalmente investe sui giovani e sulla loro formazione, l'idea è stata quella di voler fornire ai residenti del quartiere una scuola all'avanguardia, nella quale il concetto di aule scolastiche ed il rapporto verticistico insegnante-alunno venisse decisamente superato.
L'Ørestad Gymnasium si articola su ambienti polifunzionali ed aperti, ed è dotata di una palestra che, grazie alle pareti scorrevoli, può essere di volta in volta organizzata in maniera diversa suddividendo lo spazio al suo interno in aree autonome. La scuola, intesa in questo senso, non funge solo da luogo di apprendimento in senso classico, ma diventa uno spazio libero a disposizione degli alunni che in essa possono suonare, creare contenuti multimediali, studiare in gruppo o impegnarsi in simulazioni d'esame.
Anche gli uffici amministrativi sono spazi visibili dall'esterno, in modo da garantire una perfetta integrazione degli stessi nell'intero complesso scolastico, dove la luce naturale e gli spazi aperti e multifunzionali, dotati della tecnologia più moderna, la fanno da padrone. I percorsi di studio sono personalizzabili e modificabili e gli studenti vengono invitati a elaborare dei progetti da svolgere in gruppo con il supporto didattico degli insegnanti che diventano, in questo modo, parte attiva nel loro percorso di crescita.
Ørestad GymnasiumUna scuola-museo aperta alla città
Sempre nel Nord Europa, in Finlandia, l'istituto pubblico Saunalahti di Espoo, costruito dal famoso studio di architettura Verstas, si estende per diecimila metri quadri, comprendendo l'asilo e lo “youth club”, sala mensa, caffetteria, biblioteca, di pomeriggio aperta al pubblico, un palcoscenico per delle performance teatrali, e una moderna palestra. «Più che una scuola sembra un museo di arte moderna» ha detto l'architetto Ikka Salminen, che ha collaborato alla sua costruzione, «e non è pensata solo come un posto dove studiare le materie tradizionali, ma per diventare un punto focale dell'intera città di Espoo».
I ragazzi possono sedersi dove vogliono e in qualsiasi posizione vada loro a genio, anche sdraiati sul divano, e la discussione tra gli alunni viene molto incoraggiata. I laptop hanno sostituito in toto la lavagna e i libri di testo e si lavora prevalentemente in gruppo. Non esistono aule nel senso tradizionale del termine, ma gli spazi risultano ampi e delimitati da pareti in vetro, e tutti risultano posti in collegamento gli uni con gli altri. Per l'arredo sono stati utilizzati solo materiali naturali e le grandi finestre esterne abbattono quel senso di isolamento con il mondo esterno che spesso si prova negli istituti scolastici più tradizionali.
Andreas Meichsner/Verstas Architects








