Riaperta la galleria di Apollo del Louvre

Era rimasta chiusa dallo scorso ottobre, quando vennero rubati i gioielli
Era rimasta chiusa dallo scorso ottobre, quando vennero rubati i gioielli
PARIGI - Primi tentativi di rinascita al museo del Louvre: dopo il rocambolesco furto dei gioielli della Corona in autunno, riapre da oggi al pubblico la Galerie d'Apollon.
L'emblematica sala del museo parigino dove il commando di rapinatori entrò in azione il 19 ottobre, è ora priva di vetrine, teche e gioielli in esposizione.
Riapertura simbolica
Un modo, secondo i responsabili dell'ex palazzo reale trasformato nel museo più grande al mondo - per alcuni sin troppo grande, tanto da farlo talvolta apparire senz'anima e di difficile gestione - per apprezzare la sua «funzione» originaria di dimora dei Re di Francia.
Verso le 9 del mattino, le due grandi porte della Galerie d'Apollon ispirata alla galleria dei Carracci di Palazzo Farnese a Roma - e servita poi da modello per la Galerie des Glaces a Versailles - si sono riaperte dopo nove mesi di attesa, lasciando entrare i primi visitatori.
Il segno del furto
In fondo al corridoio lungo 61,34 metri, un'inferriata blocca l'accesso al balcone con vista sulla Senna. Il segno di quanto accaduto l'autunno scorso. Fu proprio da lì, infatti, che i quattro rapinatori arrestati nel frattempo beffarono la security riuscendo ad introdursi indisturbati nel museo con l'aiuto di un montacarichi parcheggiato sul Lungosenna.
Nel giro di pochi minuti, vennero sottratti dalla Galleria di Apollo otto gioielli della Corona francese, tra cui un diadema della principessa Eugénie, poi ritrovato per strada danneggiato.
Una nuova strategia
L'idea del nuovo direttore del Louvre, Christophe Leribault, è ora lasciare la galleria completamente vuota, senza collezioni e oggetti preziosi, per dare il massimo risalto alle decorazioni, oltre che ai soffitti realizzati da pittori come Le Brun e Delacroix. Quanto ai gioielli, annuncia, «creeremo una stanza di sicurezza, una sorta di cassaforte, senza finestre, in un altro luogo del museo. Ci sono importanti lavori da fare, ma bisogna trovare il luogo ideale e i finanziamenti».
Parlando della corona di Eugenie, Leribault riferisce che il restauro «è ancora in corso. Non manca praticamente alcun elemento. Questa corona diventerà più celebre di prima, è sicuro, un po' come avvenne con la Gioconda dopo il furto del 1911».
Emerse delle criticità
Il maxi-furto ha rivelato una serie di falle nella sicurezza del Louvre, a cominciare dalla videosorveglianza, ma anche incuria e obsolescenza delle strutture del museo, oltre che le ricorrenti perdite d'acqua e le critiche per la scarsità dei servizi igienici. Episodi che hanno finito per scatenare una crisi interna, lo scorso inverno, con proteste e scioperi a ripetizione del personale e anche le dimissioni dell'ex presidente, Laurence des Cars.
Ben prima che il Louvre attraversasse il suo anno più nero, nel gennaio 2025, il presidente Emmanuel Macron aveva annunciato il progetto 'Louvre Nouvelle Renaissance' per l'ammodernamento del museo. Tra gli annunci, la creazione di una sala a parte per la Gioconda e un secondo accesso per i visitatori oltre alla Piramide realizzata ai tempi di Mitterrand.
Accessi e sovraffollamento
«La Piramide - riconosce Leribault - è vittima di eccessivo sovraffollamento. D'estate, diventa un forno. Venne costruita per 4 milioni di visitatori (all'anno), contrariamente agli odierni 9 milioni». Quindi la necessità di un secondo ingresso, al livello del colonnato di Perrault, per facilitare l'accesso e la ripartizione dei flussi.
Tra le magagne da risolvere, Leribault evoca anche «strutture tecniche a fine ciclo», come condizionatori che talvolta non funzionano: «Con il forte calore - osserva - siamo costretti a chiudere delle sale. I visitatori, i dipendenti, le opere, tutti scontano questa situazione».
Il nodo Gioconda
Quanto alla Gioconda, congestiona tutta l'ala Denon. «L'80% dei visitatori - spiega il direttore - si dirige immediatamente verso di lei, ammirandola in condizioni mediocri, senza godere dei capolavori di Tiziano o Veronese che si trovano accanto. A un certo punto, bisogna prendere il toro per le corna (...) e presentarla in un luogo ad hoc, con accessi più fluidi e sale d'attesa in cui verrà spiegato il motivo della sua importanza, della sua notorietà. I visitatori avranno un orario preciso e verranno scaglionati per piccoli gruppi. Andranno poi a vedere il resto del museo grazie a una nuova rete di ascensori e scale».
Ci saranno tariffe a parte per il capolavoro di Leonardo da Vinci? «Aggiungeremo qualche euro per quelli che vogliono un accesso Gioconda», precisa Leribault, oggi più che mai a caccia di finanziamenti pubblici e privati per far rinascere un museo in affanno. E per il quale si considera siano necessari investimenti per oltre un miliardo di euro.




