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I familiari della strage della discoteca di Corinaldo: «Noi abbandonati»

L'appello alla vigilia dell'udienza di domani dopo le assoluzioni in primo grado.
Vigili del fuoco
Fonte ATS
I familiari della strage della discoteca di Corinaldo: «Noi abbandonati»
L'appello alla vigilia dell'udienza di domani dopo le assoluzioni in primo grado.

CORINALDO - «Noi abbandonati mentre per Crans-Montana lo Stato c'è». È il concetto espresso dai familiari delle vittime della strage nella discoteca 'Lanterna Azzurro' di Corinaldo (Ancona), in cui l'8 dicembre 2018 morirono nella calca cinque minorenni e una madre 39enne, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo delle Marche, sede del Consiglio regionale, alla quale hanno partecipato alcuni congiunti delle vittime.

I familiari hanno lanciato un appello affinché, invece, questa vicenda non venga dimenticata, alla vigilia dell'udienza di domani, in Corte d'Appello ad Ancona dopo le assoluzioni in primo grado dalle accuse più gravi (omicidio colposo plurimo, disastro colposo) nel processo bis per le carenze di sicurezza nel locale e per le procedure relative alle autorizzazioni.

«Noi abbiamo scritto una lettera aperta alla presidente del Consiglio - ha annunciato Fazio Fabini - che, come rappresentante dello Stato italiano, giustamente si è adoperata rispetto ai morti di Crans-Montana. Le abbiamo chiesto di avere la stessa attenzione perché ci è sembrato che la vicenda di Corinaldo sia stata un po' messa da parte, dimenticata e visto che ancora siamo in piena battaglia legale. Non ci sembra giusto».

«Certamente - ha detto Fabini - dopo la tragedia di Crans-Montana e la comprensione immediata nei confronti di quelle famiglie che hanno vissuto quello che noi abbiamo vissuto sette anni fa, il primo pensiero è stato 'ecco ci risiamo'. Poi, i giorni successivi, quando abbiamo sentito la partecipazione, la disponibilità totale da parte dello Stato italiano, giustamente, nei confronti delle vittime, un po' ci siamo dispiaciuti del fatto che questa stessa attenzione non è stata assicurata nei nostri confronti».

«I nostri figli - ha aggiunto - non sono figli di serie B, non sono morti di serie B, i nostri cari ragazzi sono morti senza avere nessuna colpa. È una tragedia che non solo poteva, ma doveva essere assolutamente evitata, qualora le persone che avevano nelle mani la responsabilità della loro sicurezza avessero svolto appieno il loro lavoro».

Nella notte tra il 7 e l'8 dicembre 2018 mentre una folla di ragazzini attendeva l'esibizione in dj set del trapper Sfera Ebbasta, lo spray al peperoncino spruzzato da alcuni giovani del Modenese per compiere furti generò il panico: nella calca, dopo il cedimento di una balaustra fuori dall'uscita di sicurezza numero 3, morirono sei persone e ci furono quasi 200 feriti.

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