La tentata rapina. Gli spari in centro. È ora del processo

Si aprirà domani il dibattimento per gli autori del colpo tentato, nel luglio 2024, alla gioielleria Taleda nel centro di Lugano. Sette gli imputati alla sbarra, presunti membri delle Pink Panthers
Si aprirà domani il dibattimento per gli autori del colpo tentato, nel luglio 2024, alla gioielleria Taleda nel centro di Lugano. Sette gli imputati alla sbarra, presunti membri delle Pink Panthers
LUGANO - Si aprirà domani, a quasi due anni di distanza dai fatti, il processo per la tentata rapina alla gioielleria Taleda, avvenuta il 2 luglio 2024 nel centro di Lugano. E sarà un processo blindatissimo. Il dibattimento, come noto, non sarà infatti celebrato nell'aula maggiore del Palazzo di Giustizia ma, per motivi di sicurezza, tra le mura del carcere della Farera.
La lista delle ipotesi di reato a carico dei sette imputati — presunti membri affiliati alla banda dei Pink Panther — è di quelle che richiedono di versare parecchio inchiostro. Citiamo testualmente: infrazione alla legge federale sulle armi e le munizioni; tentato omicidio intenzionale, subordinatamente tentate lesioni gravi, alternativamente tentata esposizione a pericolo della vita altrui; violenza e minaccia contro funzionari; violazione del bando, ripetuta; rapina aggravata, subordinatamente furto aggravato; danneggiamento aggravato; entrata illegale, ripetuta; falsità in certificati; guida senza autorizzazione.
Come in un film
Torniamo quindi a quanto accaduto la mattina del 2 luglio di due anni fa. Erano da poco passate le 11.30 quando arrivarono in redazione le prime segnalazioni. Con i primi filmati, ripresi da alcuni passanti in via Pessina, nel cuore della Città. Scene a cui non siamo abituati. Quattro uomini, armati, stavano tentando di rapinare la gioielleria Taleda.
Nell'immediato, interviene sul posto una pattuglia in bici della Polizia cittadina. E proprio lo scontro che ne nasce è parte di quelle istantanee che tutti ci ricordiamo. Prima sull'entrata del negozio, successivamente con la colluttazione tra un agente e uno dei rapinatori, al centro della via. Nel corso dell'operazione, vengono esplosi anche due colpi di pistola da parte di uno degli agenti.
Il primo, a rapina in corso, un secondo dopo che uno dei rapinatori aveva puntato la propria arma, con il dito sul grilletto, contro l'agente che si trovava a un metro da lui. Un chiaro caso di legittima difesa. Il secondo colpo è invece partito per sbaglio durante la colluttazione corpo a corpo all'esterno del negozio, quando il rapinatore ha urtato con la mano la pistola dell'agente. Nessuno è rimasto ferito e l'agente, dopo una breve inchiesta, è stato prosciolto con un decreto d'abbandono firmato dal Procuratore generale Andrea Pagani.
L'inchiesta
Alla sbarra, come detto, si presenteranno in sette. I primi tre membri del gruppo furono fermati immediatamente dopo il tentativo di rapina, mentre il quarto tentò di darsi alla fuga, venendo poi arrestato in zona Cattedrale. Sin dalle prime indagini, il modus operandi messo in atto dal gruppo pone sul tavolo degli inquirenti l'ipotesi di un possibile legame con le Pink Panthers, una rete criminale composta in prevalenza da ex militari di varie nazionalità della penisola balcanica, che ha nei "blitz" spettacolari nelle gioiellerie il suo core business.
Una quinta persona viene arrestata nel mese di ottobre in Ungheria. È un cittadino austriaco, sospettato di essere l'autista della banda. Agli inizi del mese di gennaio successivo, una sesta persona finisce dietro le sbarre. È un cittadino di origine balcanica, estradato in Ticino dalla vicina Italia. Infine, nel mese di aprile 2025, le manette scattano anche ai polsi di una 29enne albanese che, secondo gli inquirenti, avrebbe avuto un ruolo secondario nella tentata rapina.
Lo scorso mese di gennaio, il procuratore pubblico Simone Barca ha confermato la chiusura dell'istruttoria. E nel fascicolo non figurano solo i fatti di Lugano, ma anche due rapine precedenti, avvenute nel dicembre 2023 e nel marzo 2024 in Romandia, rispettivamente a Montreux e a Ginevra.








