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«Una critica del tutto insensata»

Il procuratore generale difende la legalità delle sue decisioni dopo le accuse del PLR sui decreti contro due poliziotti per il fermo avvenuto a Camignolo durante una manifestazione pro-Palestina.
«Una critica del tutto insensata»
Screenshot video tio.ch
Fonte LaRegione
«Una critica del tutto insensata»
Il procuratore generale difende la legalità delle sue decisioni dopo le accuse del PLR sui decreti contro due poliziotti per il fermo avvenuto a Camignolo durante una manifestazione pro-Palestina.

CAMIGNOLO - «Una critica del tutto insensata». Il procuratore generale Andrea Pagani risponde così, sulle pagine de LaRegione, ai rimproveri mossi dal PLR dopo i due decreti d'accusa emessi nei confronti di altrettanti poliziotti per abuso di autorità e vie di fatto. Il caso riguarda il fermo di una 45enne durante la manifestazione pro-Palestina organizzata il 13 ottobre 2025 a Camignolo per contestare il consigliere federale Ignazio Cassis.

«Come sempre mi sono mosso nel rispetto del principio di legalità», ha spiegato Pagani. «Se ad alcuni politici le leggi vigenti non stanno bene, e in particolare quanto stabiliscono il Codice penale e il Codice di procedura penale, si facciano parte attiva per cambiarle. Senza dimenticare che i due agenti di polizia hanno la possibilità di ricorrere contro le mie decisioni».

I decreti d'accusa erano stati annunciati venerdì scorso con una nota stampa. «Sulla scorta di una ricostruzione dei fatti basata su interrogatori, filmati dell'accaduto e sull'esame degli atti, è stata infatti valutata come non proporzionale, nel contesto concreto, l'esecuzione dell'ammanettamento di una donna», si leggeva nel comunicato.

Le reazioni della politica non si erano fatte attendere. Oltre al PLR, che aveva espresso la propria indignazione sostenendo che «la sicurezza non si garantisce con una polizia intimidita», era intervenuta anche la Lega con un'interrogazione parlamentare. Critiche erano arrivate pure dalla sezione di Lugano della Federazione Svizzera dei Funzionari di Polizia (FSFP), secondo cui «il pericolo più grave è scoraggiare gli agenti».

Insomma, un fuoco incrociato che ha lasciato però spazio anche ad alcuni smarcamenti. Sempre su LaRegione, Alex Farinelli ha preso le distanze dalla posizione del suo partito: «Si è sbagliato bersaglio: non va criticato il magistrato che nell’esercizio delle sue funzioni prende determinate decisioni secondo scienza e coscienza. Non dico che un procuratore non commetta errori, ma lo stabiliscono le autorità giudiziarie superiori in caso di ricorso. Semmai vanno criticate legislazioni e giurisprudenza vigenti che stanno rendendo oggettivamente difficile il lavoro degli agenti di polizia soprattutto durante le operazioni di mantenimento dell’ordine pubblico».

Una posizione condivisa anche dalla presidente della commissione parlamentare Giustizia e diritti, Cristina Maderni (PLR). «È importante rispettare la separazione dei ruoli». Al tempo stesso, per Maderni, è fondamentale «garantire agli agenti, che possono intervenire in situazioni di grande stress, una certa tranquillità in maniera tale da non dover temere procedure disciplinari e penali quando agiscono nell’esercizio delle loro funzioni a tutela di tutte le persone presenti».

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