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«Più lavori, più ti resta»

Mozione leghista in Gran Consiglio: «Mettere il lavoro e l’autonomia al centro della LAPS e distinguere sostegno sociale e promozione professionale»
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Mozione leghista in Gran Consiglio: «Mettere il lavoro e l’autonomia al centro della LAPS e distinguere sostegno sociale e promozione professionale»

BELLINZONA - Una riforma della Legge sull'armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali (LAPS) per rafforzare gli incentivi al lavoro, favorire l'autonomia economica dei beneficiari e distinguere più chiaramente il sostegno legato al bisogno dalle misure di promozione professionale e familiare. È quanto chiedono i granconsiglieri leghisti Stefano Tonini e Alessandro Mazzoleni con una mozione presentata oggi e cofirmata dai colleghi Raffaella Zucchetti, Omar Balli, Sem Genini e Stefano Quadri.

La proposta parte dall'aumento del costo della vita e, in particolare, dei premi dell'assicurazione malattia, che secondo i firmatari incide sempre più sul reddito disponibile delle economie domestiche ticinesi. Pur riconoscendo il ruolo essenziale delle prestazioni sociali cantonali, i mozionanti chiedono che il sistema dia maggiore priorità al lavoro, alla reintegrazione professionale e all'autonomia economica rispetto a una dipendenza durevole dagli aiuti.

Il principio indicato nel titolo della mozione è che un aumento dell'attività lavorativa debba tradursi in un effettivo miglioramento del reddito disponibile. Secondo i firmatari, quando il maggior salario viene in larga parte compensato dalla contemporanea riduzione delle prestazioni sociali si producono effetti soglia e aliquote marginali implicite che possono indebolire l'incentivo a entrare nel mercato del lavoro o ad aumentare il grado d'occupazione.

Come esempio puramente illustrativo, la mozione cita il caso di una persona che passa da un'occupazione al 40% a una al 60%: con 600 franchi mensili di salario aggiuntivo e una contemporanea riduzione delle prestazioni pari a 500 franchi, il vantaggio effettivo sarebbe di appena 100 franchi. Le cifre, precisano gli autori, non rappresentano una simulazione delle attuali prestazioni LAPS.

Per contrastare questi effetti viene proposta l'introduzione di un meccanismo temporaneo che potrebbe comprendere una franchigia supplementare sul maggior reddito da lavoro, un incentivo finanziario collegato all'inizio, alla ripresa o all'aumento sostanziale di un'attività lucrativa o alla partecipazione a percorsi riconosciuti di inserimento e reinserimento, nonché il rimborso delle spese direttamente provocate dall'aumento dell'attività lavorativa o dalla partecipazione a una misura.

La mozione richiama quanto già avviene nell'assistenza sociale ticinese. Le direttive per il 2026 prevedono infatti, durante l'attivazione in misure di inserimento socio-professionale, un supplemento d'integrazione di 300 franchi mensili per un'attivazione al 100%, ridotto proporzionalmente per percentuali inferiori e suscettibile di riduzione o annullamento in caso di mancata collaborazione. La LAPS contempla inoltre all'articolo 6 una franchigia sul reddito da lavoro. L'obiettivo dichiarato è trasformare questi strumenti oggi circoscritti in un principio generale e coordinato con le diverse leggi speciali.

L'incentivo aggiuntivo proposto non dovrebbe costituire una nuova prestazione permanente, ma una componente promozionale limitata nel tempo. Per questa ragione, i mozionanti chiedono che, nella misura massima consentita dal diritto superiore, sia riservato ai cittadini svizzeri e agli stranieri titolari di un permesso di domicilio C. Spetterebbe al Consiglio di Stato individuare una soluzione giuridicamente sostenibile, considerando le differenti situazioni dei cittadini UE/AELS, dei cittadini di Stati terzi e degli altri statuti tutelati dal diritto federale o internazionale.

Un altro capitolo della proposta riguarda l'assegno integrativo (AFI) e l'assegno di prima infanzia (API). I firmatari chiedono di riesaminarne la disciplina affinché siano configurati come prestazioni sociali di sostegno economico legate al bisogno e alla sussidiarietà e, quando ragionevolmente esigibile, all'attivazione verso l'autonomia, anziché come misure di promozione familiare.

La mozione ricorda che la giurisprudenza federale, in particolare la DTF 141 II 401, ha qualificato AFI e API come strumenti di politica familiare, escludendo proprio in ragione di questa natura che costituissero aiuto sociale ai sensi del diritto migratorio allora applicabile. La DTF 143 I 1 ha inoltre ricostruito l'origine e le finalità familiari delle prestazioni ed esaminato le differenti condizioni di accesso previste per cittadini svizzeri e stranieri. Per i mozionanti, un'eventuale nuova qualificazione non potrebbe quindi limitarsi a un cambiamento di denominazione, ma richiederebbe modifiche sostanziali dello scopo, della struttura e delle condizioni delle prestazioni.

Le misure di vera promozione familiare, cioè quelle che vanno oltre la copertura di un bisogno economico e perseguono obiettivi quali il sostegno alla famiglia, alla natalità e alla conciliabilità tra vita familiare e professionale, dovrebbero invece essere disciplinate separatamente. In questo ambito la mozione invita a riprendere e approfondire il dibattito avviato nel 2024 dal "Poker di iniziative per rilanciare la natalità in Ticino: più nascite in Ticino! Per una politica demografica in favore dei giovani!" del Gruppo il Centro + GdC, senza necessariamente riproporne le singole misure. Il testo osserva inoltre che negli anni proposte in materia di famiglia, natalità, conciliabilità, assegni e fiscalità familiare sono arrivate da diverse forze politiche presenti in Gran Consiglio.

La nuova impostazione, precisano i firmatari, non comporterebbe l'esclusione automatica da AFI e API degli stranieri privi di permesso C: se soddisfano le condizioni previste dalla legge, potrebbero continuare a beneficiare di queste prestazioni come sostegno sociale legato al bisogno. Il requisito della cittadinanza svizzera o del permesso C riguarderebbe invece, nella misura giuridicamente ammissibile, le componenti cantonali aggiuntive di promozione economica, professionale o familiare.

Un approfondimento specifico viene chiesto anche per le conseguenze sul diritto migratorio. La mozione ricorda che nel 2016 il Ticino aveva introdotto per AFI e API il requisito del permesso C per gli stranieri, affiancandolo a livello regolamentare alla parificazione di un soggiorno ininterrotto di cinque anni in Svizzera con permesso B. Richiama inoltre la mozione MO 1768 del 22 gennaio 2024, accolta dal Gran Consiglio il 15 dicembre 2025, che ha già portato alla richiesta di un approfondimento esterno sulla possibilità di differenziare l'accesso degli stranieri alle prestazioni LAPS. Il nuovo studio dovrebbe coordinarsi con quel mandato, evitando duplicazioni.

I firmatari chiedono inoltre dati disaggregati sulle prestazioni LAPS versate a cittadini svizzeri, stranieri titolari di permesso C e stranieri senza permesso C, con particolare attenzione ad AFI e API e, dove possibile, distinguendo anche cittadini UE/AELS e cittadini di Stati terzi. Il Consiglio di Stato dovrebbe inoltre simulare l'impatto finanziario e distributivo delle modifiche su differenti tipologie di economie domestiche.

Tra le richieste rivolte al Governo figurano anche il coordinamento del nuovo modello con la franchigia sul reddito da lavoro prevista dalla LAPS, il supplemento d'integrazione e il rimborso delle spese già applicati nell'assistenza sociale, la RIPAM e le altre leggi speciali. La mozione propone infine un monitoraggio periodico degli effetti delle riforme sull'ingresso e sulla permanenza nel mercato del lavoro, sul grado d'occupazione, sulla dipendenza dalle prestazioni, sui costi pubblici e, quando giuridicamente rilevante, sulla politica dei permessi.

La finalità complessiva indicata dai mozionanti è costruire un sistema nel quale il sostegno economico continui a garantire una rete sociale a chi si trova in difficoltà, ma nel quale il rientro nel mercato del lavoro o l'aumento del grado d'occupazione producano un beneficio economico tangibile. Parallelamente, la proposta punta a separare sul piano legislativo le prestazioni subordinate al bisogno dalle misure aggiuntive di promozione professionale e familiare.

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