Giornate jolly a scuola: flessibilità o caos?

Un'interrogazione parlamentare solleva dubbi sull’impatto delle giornate jolly, tra rischi di disparità e possibili conseguenze sulla didattica.
Il tema delle assenze e dell’eventuale introduzione dei giorni liberi “jolly” è al centro di un'interrogazione firmata da Raffaella Zucchetti e Stefano Quadri.
I due deputati leghisti prendono le mosse dal principio di frequenza obbligatoria sancito dalla legge scolastica, sottolineando come la presenza regolare sia fondamentale non solo per l’apprendimento, ma anche per la dimensione sociale ed educativa della scuola.
Alla luce di questi presupposti, l’atto parlamentare solleva diversi interrogativi rivolti al Consiglio di Stato. Tra questi, la reale utilità delle giornate jolly in un Cantone che già dispone di vacanze estive considerate lunghe, e la gestione concreta delle assenze: chi sarà responsabile del conteggio, quali sanzioni scatteranno al superamento dei limiti e con quali modalità verranno applicate.
Viene inoltre evidenziato il rischio di disparità di trattamento tra istituti, già oggi soggetti a interpretazioni diverse da parte delle direzioni. Secondo l’interrogazione, l’introduzione delle giornate jolly potrebbe amplificare tali differenze e trasmettere alle famiglie un messaggio di eccessiva flessibilità difficilmente controllabile.
Un ulteriore nodo riguarda l’impatto sulla didattica: l’accumulo di assenze, anche giustificate, rischia di compromettere la continuità dell’insegnamento e di aumentare il carico di recupero per docenti e allievi. Infine, viene messa in discussione la scelta di giustificare i giorni jolly con esigenze culturali e tradizionali, interrogandosi sull’opportunità di adeguare il sistema scolastico alle richieste di singole minoranze.



