Un milione per la stampa ticinese: il Parlamento dice sì, ma scoppia il dibattito

Via libera del Gran Consiglio al sostegno ai media. Critiche soprattutto da Lega e UDC: «Viene meno l'indipendenza. L'informazione passa anche da altre piattaforme».
Via libera del Gran Consiglio al sostegno ai media. Critiche soprattutto da Lega e UDC: «Viene meno l'indipendenza. L'informazione passa anche da altre piattaforme».
BELLINZONA - Un milione di franchi per il biennio 2027-2028. È il contributo destinato a cinque media cartacei ticinesi: con 49 voti a favore (27 contrari e tre astenuti) e dopo circa tre ore di dibattito, il Gran Consiglio ha approvato il disegno di legge del rapporto di maggioranza. Bocciati gli emendamenti.
Come proposto dal Governo, il contributo cantonale – mezzo milione l’anno – andrà alle realtà editoriali che soddisfano i requisiti previsti dalla Legge sulle poste: Corriere del Ticino, La Regione, Rivista di Lugano, L'Informatore e Tessiner Zeitung. La somma sarà ripartita «proporzionalmente al numero di copie».
Repubblica e Cantone TicinoUna simulazione effettuata usando i dati del 2024, pubblicati dall’Ufficio federale
delle comunicazioni UFCOM il 1° luglio 2025Un passo alla volta «e sulla base di criteri oggettivi»
Inizialmente, il pacchetto prevedeva due milioni in quattro anni. Come si legge nel rapporto di maggioranza - firmato da Centro, PS, Verdi e parte del PLR - la diminuzione si deve al quadro finanziario cantonale («sarà verosimilmente sotto particolare pressione nel 2029») e alle discussioni a livello federale («eventuali sviluppi favorevoli alla stampa cantonale potrebbero far venire meno le ragioni dell’aiuto»). Si è deciso quindi di procedere un passo alla volta.
«Questo contributo - ha spiegato il relatore Maurizio Agustoni (Centro) - viene erogato sulla base di criteri oggettivi. Non si chiede alla stampa di essere compiacente o di fornire informazioni in un determinato modo. In questo modo concretizziamo una norma costituzionale fondamentale, ossia la libertà di stampa». La correlatrice Samantha Bourgoin (Verdi) ha sottolineato invece «l’importanza della stampa locale e tradizionale. La transizione dall’informazione cartacea a quella digitale non è ancora stata adeguatamente accompagnata o normata; per questo motivo, questo sostegno alla stampa scritta è oggi più che mai benvenuto».
Il rapporto di minoranza: «Si ripropone ciò che si era escluso nel 2021»
Secondo il rapporto di minoranza, invece, il Consiglio di Stato propone oggi «esattamente ciò che aveva escluso nel 2021 senza spiegare cosa è cambiato, ignora il voto popolare del 2022 contro il finanziamento diretto dei media, presenta un sussidio diretto come se fosse assimilabile al modello federale quando non lo è e lancia un nuovo compito statale senza definire alcun obiettivo verificabile né criteri di uscita».
Per i relatori Alain Bühler (UDC) e Daniele Piccaluga (Lega) la politica mediatica deve restare materia federale. «Siamo contrari agli aiuti diretti del Cantone ai media - ha dichiarato il granconsigliere democentrista - non per una mancanza di riconoscimento del ruolo della stampa, né per negare le difficoltà del settore. Il punto è di principio: chi controlla il potere pubblico non può dipendere finanziariamente da esso».
«L'informazione passa anche da altre piattaforme»
Bühler ha criticato inoltre la struttura del sostegno: «Si parla di contrasto alla concentrazione mediatica, ma si finisce per concentrare gli aiuti su pochi beneficiari: due di questi ricevono l’80% del sussidio». E, sul fatto che i giornali siano il sale della democrazia, aggiunge: «Concordo, ma questo ruolo è svolto soltanto dal Corriere del Ticino, da la Regione e dalle testate cartacee distribuite per posta? E gli altri media ticinesi, che utilizzano linguaggi diversi e si rivolgono a pubblici differenti? Oggi una parte importante dell’informazione passa attraverso altre piattaforme».
Nello spazio dedicato alle repliche, in risposta a Fabrizio Sirica (PS), Bühler ha ricordato l’importanza di podcast e YouTube nell’informazione: «Ricordo a tutti che Tio, spesso qui sbeffeggiato quando si parla di media, produce podcast e dibattiti estremamente interessanti». E ancora: «Ho citato tutte le piattaforme mediatiche: oggi ci si concentra su una parte di informazione che in Ticino viene letta sempre meno. Una parte dei cittadini non legge più la stampa tradizionale perché si informa altrove. Anche i giovani si informano su altri canali, come Ticinonline e altri portali digitali».
Per Piccaluga, il nodo è di principio: «Non siamo contro i media. Il punto non è l’importo, ma l’indipendenza di chi è chiamato a controllare il potere pubblico. Preferisco qualche titolo scomodo in più oggi che meno libertà domani».
Mirante: «L'informazione locale non coincide solo con la carta stampata»
Un «sì critico» al rapporto di maggioranza arriva da Avanti con Ticino&Lavoro. Per Amalia Mirante, nel 2026 l’informazione locale non coincide più solo con la carta stampata, ma passa anche da portali digitali e piccole redazioni online, che in alcuni casi svolgono il lavoro «meglio di alcune testate tradizionali». Per questo, sostiene, il messaggio «copre solo una parte dell’informazione locale» e il Governo «avrebbe potuto osare di più».
Vitta: «Respingo le critiche, il Governo aveva proposto un’altra linea»
Il consigliere di Stato Christian Vitta ha respinto al mittente le critiche rivolte al Governo, precisando che si è agito «in seguito a una decisione del Parlamento: noi avevamo proposto un’altra linea». A settembre, infatti, il Gran Consiglio aveva incaricato l’esecutivo di elaborare misure di sostegno in favore della carta stampata regionale.
«Il tempo a disposizione era limitato - ha aggiunto Vitta -. Il contributo è di 500mila franchi: se suddiviso tra troppi beneficiari, rischia di non avere l’effetto auspicato. Così strutturato, invece, consente di garantire un sostegno reale e tangibile. Si tratta inoltre di un nuovo compito per lo Stato e si dovrà adeguare di conseguenza il piano finanziario».




