Sì al Consuntivo, ma con molte perplessità

Dopo due giorni di dibattito il Parlamento ha accolto questo pomeriggio il rapporto di maggioranza sul Consuntivo 2025.
BELLINZONA - Partiamo dalla fine: nonostante dubbi, critiche e le frizioni tra Esecutivo e Legislativo, i conti cantonali dello scorso anno hanno infine superato l’esame del Gran Consiglio.
Questo pomeriggio, al secondo round (dopo che nella sessione di lunedì erano già stati passati sotto la lente i primi tre dipartimenti), il Parlamento ha approvato con 40 voti favorevoli (28 contrari e 13 astenuti) il rapporto di maggioranza sul Consuntivo 2025 (che lo ricordiamo ha chiuso con un disavanzo di 32,5 milioni di franchi). Determinante l’astensione del gruppo della Lega.
Come anticipato, però, non sono mancate le scintille. Durante la presentazione dei tre rapporti portati in aula dalla Commissione (uno di maggioranza targato Centro, PLR e Lega e due di minoranza, rispettivamente di PS-Verdi e UDC) e negli interventi dei vari capigruppo, al Governo è stata soprattutto imputata l’assenza di una politica finanziaria chiara e sostenibile per il risanamento dei conti cantonali nel medio-lungo periodo.
Accuse che il Consiglio di Stato ha respinto, richiamando alle responsabilità condivise del Parlamento e al difficile contesto economico.
Il Territorio al vaglio del giudizio del Parlamento
Prima del voto finale, durante la sessione odierna, sono stati analizzati i conti degli ultimi due dipartimenti che mancavano ancora all’appello, a partire dal Dipartimento del territorio diretto da Claudio Zali.
Al Dipartimento sono stati sì riconosciuti gli ottimi risultati del 2025, ma è stato anche accusato di una sempre più marcata centralizzazione delle decisioni pianificatorie e di una restrizione dell’autonomia dei comuni.
«Quando le decisioni vengono allontanate dalle comunità locali, si rischia di indebolire le responsabilità di chi davvero conosce il territorio», ha dichiarato il deputato PLR Omar Terraneo. «Il Cantone sembra voler assumere un ruolo sempre più interventista».
Le perplessità emerse in aula hanno toccato anche investimenti e pianificazione. «Si tratta di capire se il Cantone riesce davvero a realizzare ciò che pianifica nei tempi previsti», ha sottolineato Gianluca Padlina (Centro).
Dal canto suo Zali ha respinto le accuse di centralizzazione del Cantone. «Non capisco cosa significa "centralizzazione delle competenze". Non stiamo imponendo zone di pianificazione ai comuni. Lasciamo dovutamente l'iniziativa ai comuni. Non vedo un intento centralizzatore».
Sugli investimenti invece il direttore del Dipartimento ha ricordato il freno delle procedure. «Dipendiamo fortemente dall'esito delle procedure e dai ricorsi. Non sappiamo dire quando inizierà una grande opera anche dopo l'approvazione del credito in Gran Consiglio».
Il rendiconto del Dipartimento del territorio è stato comunque approvato con 40 voti a favore, 10 contrari e 26 astenuti.
Ora tocca alle Finanze
Non ha avuto vita facile nemmeno il direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE), Christian Vitta. Al centro degli interventi dei deputati vi è stata la necessità di definire una visione economica per i prossimi anni, capace di conciliare il contenimento della spesa con gli investimenti.
In aula si è discusso anche di frontalieri, parità salariale, revisione del sistema di perequazione finanziaria cantonale (oggi considerato sfavorevole al Ticino) e agevolazioni fiscali.
Vitta ha difeso l’operato del Dipartimento: «Il mercato del lavoro ticinese è unico nel panorama svizzero. Oggi, a livello nazionale, viene considerato alla stregua degli altri mercati del lavoro; in futuro sarà necessario far riconoscere le peculiarità che lo contraddistinguono».
Sul fronte fiscale, il direttore del DFE ha sottolineato la necessità di affrontare il tema considerando sia la spesa sia le entrate. «Abbiamo cercato di tenere conto dei profondi cambiamenti intervenuti negli ultimi anni in ambito tributario. Il contesto è in continua evoluzione e il nostro Cantone deve essere in grado di interpretare e gestire questi mutamenti. L’immobilismo non può rappresentare una risposta».
Per quanto riguarda la revisione dell’ordinanza sulla perequazione, Vitta ha ribadito l’impegno del Consiglio di Stato: «Le modifiche che proponiamo richiedono interventi legislativi e dovranno quindi passare dal Parlamento, il che non sarà semplice. Siamo però riusciti a ottenere la presenza di un rappresentante del Canton Ticino nel gruppo tecnico incaricato di valutare l’efficacia della perequazione per il periodo 2027-2029. In quella sede potremo far valere direttamente le nostre richieste. Stiamo inoltre lavorando insieme ai cantoni beneficiari in vista della prossima revisione del sistema».
Il rendiconto del Dipartimento è stato infine approvato con 42 voti favorevoli, 14 contrari e 24 astensioni.



