Nuova moschea in arrivo a Lugano?

La domanda di costruzione è già stata pubblicata e lo stabile sorgerebbe a Pregassona. Sette consiglieri comunali chiedono chiarezza al Municipio.
LUGANO - A Pregassona potrebbe sorgere una nuova moschea. E sette consiglieri comunali* dell'UDC, con primo firmatario Alain Bühler, hanno presentato un'interrogazione al Municipio esprimendo vari dubbi e preoccupazioni.
Il progetto, firmato da Samir Gomaa nella sua qualità di presidente della Lega dei Musulmani in Ticino, prevede un centro culturale, una moschea e sei appartamenti ai piani superiori. La domanda di costruzione è già stata pubblicata e il termine per eventuali opposizioni formali scade il 4 maggio, viene premesso nell'interrogazione.
«I sottoscritti non intendono mettere in discussione la libertà religiosa, garantita dalla Costituzione federale. Chiediamo tuttavia che il Municipio eserciti con il massimo rigore il proprio ruolo di garante nei confronti dei residenti del quartiere e della collettività, alla luce di una serie di elementi documentati che rendono questo progetto tutt'altro che ordinario».
- Il quartiere di Pregassona ospita già uno stabile incompiuto, divenuto simbolo di degrado urbano e conseguenza diretta di un fallimento imprenditoriale. I residenti conoscono bene il costo sociale ed estetico di un cantiere abbandonato. Prima di autorizzare un'operazione di demolizione e ricostruzione di questa portata, il Municipio ha il dovere di esigere dai promotori garanzie finanziarie documentali che escludano il ripetersi di uno scenario analogo nel cuore del quartiere.
- Il progetto è presentato come un edificio residenziale con una componente culturale. Questa architettura ibrida solleva interrogativi legittimi: la componente residenziale rappresenta una reale funzione autonoma dell'edificio, o è strumentale a rendere il progetto finanziariamente sostenibile attraverso i proventi degli affitti?
- La Lega dei Musulmani in Ticino, alla quale si presume che questo progetto sia legato, fa riferimento alla moschea di Viganello, il cui imam è Samir Radouan Jelassi, un tempo sospettato dal Servizio delle attività informative della Confederazione di essere coinvolto in attività legate al terrorismo islamico.
- Una persona iscritta alla Lega dei Musulmani in Ticino era stata identificata dalla magistratura federale come soggetto che, dopo essere entrato in contatto con un reclutatore condannato per violazione della legge federale che vieta i gruppi Al Qaeda e Stato Islamico, era passato da una visione moderata a una radicale dell'Islam.
- Nel 2019 indagini giornalistiche di livello internazionale portarono alla luce documenti che indicavano come la Qatar Charity avesse destinato 1,7 milioni di franchi a un centro culturale islamico a Lugano. Benché quei fondi fossero formalmente indirizzati a un'altra associazione islamica luganese, la vicenda dimostra l'interesse concreto di organizzazioni del Golfo verso il tessuto associativo islamico ticinese.
*Alain Bühler, primo firmatario, Paolo Andreetti, Raide Bassi, Stefano Gambazzi, Norman Luraschi, Siro Mazzuchelli, Zahra Rusconi.
Queste, dunque, sono le domande poste nell'interrogazione al Municipio:
1. Il Municipio ha verificato o intende verificare l'identità di tutti i soggetti, persone fisiche e giuridiche, coinvolti nel finanziamento dell'operazione di via Ceresio 53B, inclusa la possibilità di apporti diretti o indiretti dall'estero, anche alla luce del precedente dei Qatar Papers che ha interessato il tessuto associativo islamico luganese?
2. Chi figura attualmente nel comitato della Lega dei Musulmani in Ticino con potere di firma nel Registro di commercio? Il Municipio ha verificato la composizione aggiornata dell'organo direttivo dell'associazione promotrice, anche tenuto conto dell'episodio documentato nel 2018 relativo a un membro con potere di firma identificato dalla Procura federale come soggetto radicalizzato?
3. La Lega dei Musulmani in Ticino ha mai adottato, a seguito degli episodi documentati di potenziale radicalizzazione al suo interno, protocolli formali di prevenzione conformi alle raccomandazioni della Piattaforma cantonale di prevenzione della radicalizzazione e dell'estremismo violento? Il Municipio ne è a conoscenza, e li ha mai formalmente richiesti?
4. Alla luce del precedente del caso Adria e dell'impatto che un cantiere incompiuto avrebbe sul quartiere, il Municipio ha chiesto o intende chiedere ai promotori garanzie finanziarie documentali sulla loro capacità di portare a termine l'opera?
5. Come intende il Municipio garantire la separazione gestionale tra la componente residenziale e quella culturale del progetto? Quali strumenti giuridici vincolanti impediscono che, successivamente al rilascio della licenza edilizia, la destinazione d'uso degli spazi venga modificata — in particolare attraverso un'espansione della funzione religiosa — senza il ricorso a una nuova procedura edilizia?
6. Il numero di posteggi previsto nella domanda di costruzione è stato calcolato tenendo conto dei momenti di massima affluenza presso la struttura — in particolare le preghiere del venerdì e le festività religiose — oppure esclusivamente sulla base della componente residenziale? Via Ceresio è in grado di assorbire i flussi veicolari aggiuntivi senza pregiudicare la sicurezza stradale e l'accesso ai mezzi di soccorso?
7. Il Municipio ha consultato o intende consultare le autorità cantonali di sicurezza e le autorità federali competenti in relazione a questo progetto, anche alla luce della vicenda relativa all'imam Jelassi e degli episodi documentati di potenziale radicalizzazione legati all'associazione promotrice?
8. Quali strumenti ha il Municipio per verificare, nel tempo e con continuità, che le attività svolte all'interno del centro culturale siano conformi all'ordinamento giuridico svizzero, ai valori costituzionali e alle raccomandazioni federali in materia di prevenzione dell'estremismo?



