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LUGANO

Fatto di sangue a Gravesano, la Corte: «Non fu tentato omicidio»

L’imputato è stato prosciolto dall’accusa principale (derubricata a lesioni semplici). Ritenuto colpevole invece di coazione e minaccia.
Fatto di sangue a Gravesano, la Corte: «Non fu tentato omicidio»
Ti-Press (immagine simbolica)
Fatto di sangue a Gravesano, la Corte: «Non fu tentato omicidio»
L’imputato è stato prosciolto dall’accusa principale (derubricata a lesioni semplici). Ritenuto colpevole invece di coazione e minaccia.

LUGANO - È di 22 mesi di detenzione da espiare e 10 aliquote giornaliere da 30 franchi la pena inflitta dal giudice Amos Pagnamenta al 53enne finito davanti alla Corte delle Assise criminali di Lugano.

«Prosciolto dall'accusa di tentato omicidio intenzionale»
L’uomo, in carcere da settembre dello scorso anno, è stato riconosciuto colpevole di lesioni semplici (nei confronti dell'ex moglie), coazione, minaccia, ingiuria, per quest’ultimo reato solo parzialmente (sempre nei confronti dell'ex moglie e del suo compagno).

Ma soprattutto, la Corte lo ha prosciolto dall’accusa di duplice tentato omicidio per i fatti avvenuti a Gravesano nel settembre dello scorso anno. Rinviate al foro civile le pretese degli accusatori privati. Per il 53enne è stato inoltre ordinato un trattamento ambulatoriale.

«Se avesse voluto uccidere, avrebbe usato altre armi»
Per il giudice, «nulla lascia pensare che il 53enne italiano si sia recato nel parcheggio per uccidere». Se avesse avuto quell’intenzione, ha osservato Pagnamenta, «avrebbe usato uno strumento più adatto». Secondo il presidente della Corte, dunque, l’ipotesi del duplice tentato omicidio «non è sostenibile».

L’imputato è stato invece ritenuto colpevole di lesioni semplici per la colluttazione. «Ci si chiede come mai tutte le persone coinvolte non siano state rinviate a giudizio. Invito la pp a dar seguito», ha osservato il giudice. Resta infatti aperta la posizione del cognato dell’imputato, cioè dell’uomo che durante la colluttazione avrebbe sferrato le tre coltellate al costato del 53enne.

Per gli altri reati per i quali è stato condannato, Pagnamenta ha parlato di «colpa grave», riconducibile a un «primitivo egoismo». Si tratta di atti persecutori, le persone «hanno dovuto modificare il loro modo di vivere».

Le richieste di accusa e difesa
La procuratrice Petra Canonica Alexakis, lo ricordiamo, aveva chiesto una pena di 9 anni di reclusione, oltre a 90 aliquote giornaliere. Aveva inoltre domandato l’espulsione dalla Svizzera per 15 anni e l’imposizione di un trattamento ambulatoriale.

La difesa, rappresentata dall’avvocato Olivier Ferrari, aveva invece chiesto una pena di 24 mesi, integralmente sospesi, accompagnata dall’obbligo di seguire un percorso terapeutico ambulatoriale.

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