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VAL BEDRETTO

Misurando il ghiacciaio, o quel che ne resta

Gli esperti del cantone al lavoro sul ghiacciaio di Valleggia (Val Bedretto) e i primi dati grezzi estremamente preoccupanti.
Misurando il ghiacciaio, o quel che ne resta
Misurando il ghiacciaio, o quel che ne resta
Ti-Press/Francesca Agosta
Fonte Ti-Press
Misurando il ghiacciaio, o quel che ne resta
Gli esperti del cantone al lavoro sul ghiacciaio di Valleggia (Val Bedretto) e i primi dati grezzi estremamente preoccupanti.

BEDRETTO - In soli dodici mesi il fronte è arretrato tra i 30 e i 40 metri. È il primo dato, e preoccupante, che emerge dalle misurazioni fatte sul ghiacciaio di Valleggia a 2500 metri sul livello del mare, in Val Bedretto, per la campagna annuale di monitoraggio dei ghiacciai ticinesi.

«Le primissime misure sono ancora dei dati grezzi, da elaborare», precisa l'ingegnere forestale Mattia Soldati, uno degli esperti al lavoro sul ghiacciaio. Ma le cifre parlano già chiaro: «Abbiamo un arretramento tra i 30 e i 40 metri. Per l’arretramento del fronte in un anno, è un dato estremamente grande».

Il ghiacciaio non si ritira soltanto, si assottiglia anche: «Sempre dalle primissime misure, senza un’elaborazione approfondita, registriamo una perdita di spessore tra i 2 e i 3 metri sui bordi», aggiunge Soldati.

E nella parte interna la situazione potrebbe essere ancora più marcata: «Penso che all’interno avremo dati ancora più grandi in termini di perdita di spessore».

I valori definitivi arriveranno solo a elaborazione conclusa. Il quadro tracciato sul terreno è però già eloquente e conferma la tendenza osservata negli ultimi anni sui ghiacciai alpini, messi sotto pressione dall’aumento delle temperature.

A contribuire al tetro risultato di quest'anno è stata l'estate più calda e asciutta di sempre. Con un autunno, appena iniziato, che rischia di essere comunque estremamente mite.

La salute dei ghiacciai ticinesi, che possono contare su masse meno importanti di quelle d'Oltralpe, è particolarmente a rischio e il loro arretramento è documentato da anni di misurazioni e tenuto sotto stretta sorveglianza dagli uffici competenti del Cantone.

Un'inversione di tendenza? È possibile, ma difficile. L'anno scorso l'Accademia svizzera di scienze naturali aveva pubblicato uno studio che confermava come «quasi un quarto dei ghiacciai elvetici può ancora essere salvato».

L'unico modo per ottenere questo risultato, conferma l'Accademia, sarebbe una stretta netta sulle emissioni e «forti misure climatiche». Anche se queste venissero realizzate in tempi brevi, però, i ghiacciai - lenti all'adattamento - continuerebbero comunque a perdere massa e superficie per «circa un quarto» del livello attuale.


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