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Acqua, non tutta deve essere sempre potabile

La preziosa risorsa può essere gestita in maniera più efficiente, osserva un'interrogazione firmata da quattro deputati UDC
Acqua, non tutta deve essere sempre potabile
Depositphotos (silverjohn)
Acqua, non tutta deve essere sempre potabile
La preziosa risorsa può essere gestita in maniera più efficiente, osserva un'interrogazione firmata da quattro deputati UDC

BELLINZONA - La gestione dell'acqua potabile in Ticino durante i periodi di scarsità è al centro di un'interrogazione depositata il 12 agosto in Gran Consiglio da Lara Filippini (UDC) e cofirmata dai colleghi di partito Raide Bassi, Alain Bühler e Tiziano Galeazzi. L'atto parlamentare chiede al Consiglio di Stato di fare il punto sulla sicurezza dell'approvvigionamento, sullo stato delle infrastrutture e sulle possibilità di limitare l'impiego di acqua potabile per usi che non richiedono questa qualità.

La riflessione prende spunto dalle restrizioni introdotte da alcuni Comuni quando le riserve diminuiscono, con limitazioni all'irrigazione dei giardini, al lavaggio dei veicoli e al riempimento delle piscine. Misure considerate necessarie in determinate circostanze, ma che, proprio perché ricorrenti, secondo i firmatari richiedono una riflessione sulla gestione della risorsa nel medio e lungo periodo.

L'acqua c'è, ma non sempre
Pur essendo il Ticino un territorio ricco di acqua, sottolinea l'interrogazione, la risorsa non è sempre disponibile nel luogo e nel momento in cui serve. La situazione varia da Comune a Comune in base alle fonti di approvvigionamento, alla capacità dei serbatoi, allo stato delle reti e ai collegamenti con altri acquedotti. Su questi aspetti interviene anche la nuova Legge sulla gestione delle acque, entrata in vigore il 1° gennaio 2026, che rafforza la pianificazione cantonale e comunale.

Uno dei nodi è capire se le difficoltà siano dovute a un'effettiva mancanza d'acqua oppure, almeno in alcuni casi, alla capacità di captarla, accumularla e distribuirla. L'interrogazione richiama anche il problema delle perdite nelle reti, che comportano sprechi e costi per acqua immessa nelle condotte senza raggiungere gli utenti.

Si può evitare di usare sempre quella potabile?
I deputati chiedono inoltre di valutare l'utilizzo di acqua potabile per attività che non richiedono acqua adatta al consumo umano, come lo scarico dei WC, l'irrigazione, la pulizia di superfici e alcuni impieghi tecnici o industriali. Esclusa l'ipotesi di realizzare una seconda rete pubblica su tutto il territorio cantonale, i firmatari propongono un approccio graduale, favorendo dove opportuno il recupero dell'acqua piovana e sistemi di ricircolo e riutilizzo nelle nuove costruzioni, nelle ristrutturazioni importanti, nei grandi complessi immobiliari, negli edifici pubblici e nelle zone industriali.

«Non si tratta di immaginare soluzioni faraoniche o di trasferire sui Comuni nuovi obblighi e costi senza valutarne l'effettiva utilità», si legge nell'interrogazione. L'obiettivo è verificare se investimenti e accorgimenti possano ridurre nel tempo la necessità di ricorrere a divieti e limitazioni. Una pianificazione tempestiva degli interventi sugli acquedotti permetterebbe inoltre di distribuire nel tempo investimenti che possono essere molto importanti.

Le domande
Le dodici domande rivolte al Governo riguardano, tra l'altro, i Comuni che negli ultimi dieci anni hanno introdotto restrizioni per scarsità d'acqua, lo stato degli acquedotti e le perdite delle reti, il grado di interconnessione e l'eventuale dipendenza di alcuni Comuni da una singola fonte. Al Consiglio di Stato viene inoltre chiesto se le indicazioni cantonali per affrontare periodi prolungati di siccità siano ancora adeguate.

L'interrogazione sollecita anche dati sulla quantità di acqua potabile destinata a usi che non ne richiedono la qualità e chiede se vi siano margini per favorire il recupero, l'accumulo e il riutilizzo dell'acqua, anche attraverso incentivi, certificazioni o altre forme di riconoscimento. Infine, domanda quali strumenti siano disponibili per sostenere gli investimenti comunali e se sia opportuno sviluppare una strategia di medio e lungo periodo per rendere più razionale l'uso dell'acqua potabile. «Non possiamo decidere quando pioverà. Possiamo però decidere come utilizzare l'acqua che abbiamo e come prepararci ai periodi nei quali essa è meno facilmente disponibile», concludono i firmatari.

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