Innalzare il livello del Verbano? «Sperimentazione inutile e non fattibile»

Il consigliere nazionale Bruno Storni boccia il progetto di Regione Lombardia, avviato nel 2015 e confermato la scorsa primavera
LOCARNO - La sperimentazione sull’innalzamento del livello del Lago Maggiore, avviata nel 2015 e rilanciata da Regione Lombardia il 31 marzo scorso, non sta producendo i risultati attesi. Ad affermarlo è il consigliere nazionale socialista Bruno Storni, che ha condiviso sulla propria pagina Facebook una riflessione sul tema.
Il piano lombardo
L’obiettivo lombardo era aumentare la riserva idrica disponibile per l’agricoltura della Pianura Padana, portando in estate il livello del lago da 1,25 a 1,35 metri sopra lo zero idrografico di Sesto Calende, con la possibilità di arrivare a 1,40 metri in caso di necessità. Secondo il piano, un incremento di 10 centimetri avrebbe consentito di accumulare circa 20 milioni di metri cubi d’acqua da destinare all’irrigazione. Tuttavia, dalla fine di marzo il livello del lago ha registrato una diminuzione quasi costante, complice la scarsità di precipitazioni.
Alimentare i canali svuota il lago
A incidere è anche il rilascio di acqua attraverso il Ticino sublacuale, necessario per alimentare il sistema dei canali a nord-ovest di Milano, tra cui il Naviglio Grande, il Canale Villoresi e il Naviglio di Bereguardo, fondamentali per l’irrigazione agricola. Tra l’8 giugno e il 14 luglio il livello del lago è sceso mediamente fino a 3,5 centimetri al giorno.
Un ritmo che, di fatto, annulla i benefici attesi dalla sperimentazione: «I 20 milioni di metri cubi che si intendeva accumulare con l'innalzamento di 10 centimetri venivano consumati in appena 3 giorni», osserva Storni.
Il Verbano è in crisi
I dati più recenti confermano la tendenza. Al 27 luglio il livello del Lago Maggiore si attestava a 192,25 metri sul livello del mare, contro i 193,84 metri registrati il giorno dell’annuncio della nuova fase della sperimentazione. Si tratta di una riduzione di circa 1,60 metri, pari a circa 320 milioni di metri cubi d’acqua.
Alla luce di questi numeri, afferma il consigliere nazionale PS, l’ipotesi di aumentare il livello del lago per fronteggiare periodi di siccità «non sembra quindi garantire riserve sufficienti per l'agricoltura». In assenza di precipitazioni estive, l’accumulo idrico risulta difficilmente incrementabile e appare impraticabile anche il raggiungimento della soglia di 1,40 metri prevista in caso di necessità. «È vero che quello attuale sembra essere uno dei periodi di siccità più lunghi finora registrati, ma proprio questa situazione ha smentito le previsioni e i piani della Regione Lombardia», è l'analisi di Storni.
Persi 3,5 centimetri al giorno
La rapida diminuzione del livello del lago, determinata anche dalle portate stabilite alla diga della Miorina, ha raggiunto nella prima metà dell’estate una media di 3,5 centimetri al giorno, pari a circa 70 milioni di metri cubi d’acqua quotidiani. In questo contesto, il Lago Maggiore, pur caratterizzato da un ampio bacino imbrifero, non sembra in grado di garantire riserve adeguate per affrontare lunghi periodi di siccità. Una criticità che si accompagna, peraltro, ai problemi opposti che si verificano in caso di forti precipitazioni, con il rischio di esondazioni.
Diventa quindi necessario ripensare il modello agricolo, intervenendo sia sulle tipologie di colture, per ridurne il fabbisogno idrico, sia sui sistemi di irrigazione, che Storni giudica «inefficenti». Tra le soluzioni indicate, il superamento di pratiche ancora diffuse come l’irrigazione a scorrimento e la sommersione delle risaie, a favore di metodi più efficienti come la microirrigazione e l’irrigazione a pioggia.



