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LUGANO

Parla Philipp Plein: «Ho ricevuto minacce di morte. Contro di me una campagna denigratoria»

Il CEO dell'omonima azienda con sede a Lugano si difende dalle accuse lanciate dalla ex compagna, che porta avanti una battaglia per la custodia dei figli.
Tio.ch
Parla Philipp Plein: «Ho ricevuto minacce di morte. Contro di me una campagna denigratoria»
Il CEO dell'omonima azienda con sede a Lugano si difende dalle accuse lanciate dalla ex compagna, che porta avanti una battaglia per la custodia dei figli.

LUGANO - «Mi vedo costretto a parlare di questa situazione, perché è diventata insostenibile. Io e la mia famiglia stiamo subendo una vera e propria campagna d'odio globale». A dircelo in una conferenza stampa tenutasi oggi presso i suoi uffici di Lugano è stato Philipp Plein, noto imprenditore e CEO dell'omonimo brand di moda.

Plein ha scelto infatti di esprimersi rispetto a una controversia che lo vede protagonista e che negli ultimi tempi ha fatto parecchio discutere sia sui social media che a livello mediatico: quella con Lucia Bartoli, sua ex compagna e madre di due dei suoi figli, di quattro e due anni.

La custodia dei figli e la bufera sui social
La giovane britannica, nello specifico, si è a più riprese esposta contro Plein e le autorità ticinesi riguardo al rilascio della custodia esclusiva dei due minori all'imprenditore. La decisione, presa nell'ottobre 2025, ha portato la donna a definirsi vittima di un'ingiustizia giudiziaria e del potere esercitato da Plein in quanto personaggio pubblico.

Bartoli è così riuscita a raccogliere un certo supporto sui social media, anche da parte di alcuni blogger e influencer, e ha aperto un GoFundMe chiedendo donazioni per poter continuare la sua battaglia legale contro il designer. Il mese scorso a Lugano si è infine svolta una marcia di sostegno in suo favore.

Plein, però, non ci sta e oggi ha deciso di esprimersi pubblicamente sulla questione, difendendo sé stesso e i suoi cari.

«Toni molto aggressivi. Mi sento obbligato a parlare»
«Certe cose dovrebbero restare private, ma mi sento obbligato a dire qualcosa per la mia famiglia e per i miei figli», ha esordito. «Abbiamo ricevuto minacce di morte e i toni sono diventati molto aggressivi».

«"Perché non ti difendi?", mi hanno chiesto le persone a me vicine», ha continuato. «Finora ho preferito farlo seguendo la legge, ma questi procedimenti richiedono tempo e la situazione è diventata insopportabile. Questa non è questione di uomo contro donna o padre contro madre. Il focus deve essere cos'è meglio per i figli».

«Un vero orrore»
Plein ha quindi parlato dei social media e delle accuse a lui lanciate attraverso questi canali. «Come personaggio pubblico accetti un certo livello di interferenza da parte dei media e dei social media nella tua vita, ma fino a un certo punto. Si è sfociato in un vero orrore, con insulti e minacce dirette ai bambini, alla mia attuale partner, a mia madre, alla mia ex partner, ai miei avvocati, ai miei dipendenti, e persino ai clienti del mio brand».

«Non ho mai chiesto la custodia esclusiva»
Il 48enne ha quindi voluto sottolineare che non ha iniziato lui questa "guerra" e che non ha mai cercato di togliere i figli all'ex compagna. «Non sto cercando di distruggere Lucia e non ho mai chiesto la custodia esclusiva. Lei ha voluto andare in tribunale per ottenerla, perché stava pensando di trasferirsi in Inghilterra con i bambini. Il giudice ha però deciso di dare la custodia esclusiva a me». Visto il procedimento in corso, però, i dettagli del caso non possono essere rivelati.

«Non avrei mai immaginato che saremmo finiti così»
Quella con Lucia Bartoli «è stata la migliore relazione che ho mai avuto una donna», ha comunque aggiunto Plein. «Non abbiamo mai litigato negli anni che abbiamo passato insieme e ci siamo lasciati in buoni rapporti. Non mi sarei mai immaginato che saremmo finiti dove siamo oggi. Faccio fatica a capire la ragione dietro tutto questo».

Le condanne della ex compagna
Il team di Plein ha quindi evidenziato che la verità della vicenda sta nelle carte giudiziarie, mostrando che la donna è stata ufficialmente condannata dalla Pretura penale di Lugano, con un decreto di accusa cresciuto in giudicato il 1° giugno, per essersi indebitamente appropriata di 82mila franchi utilizzando una carta di credito aziendale. Per questo è stata giudicata colpevole di ripetuto abuso di un impianto per l'elaborazione di dati. A questo reato si aggiungono poi quelli di ripetuta diffamazione, ripetuta registrazione clandestina di conversazioni e ripetuto ascolto e registrazione di conversazioni esterne.

Al contrario diverse denunce presentate dalla donna nei confronti di Plein per le ipotesi di reato di lesioni semplici, violazione della sfera segreta o privata mediante apparecchi di presa di immagine e violazione del dovere di assistenza ed educazione, sono finite in decreti di abbandono.

Ma c'è di più. Il 48enne punta il dito anche contro META, il colosso dei social media. «La Pretura di Lugano ha emesso un provvedimento supercautelare perché vengano cancellati i contenuti pubblicati su di me e sui miei figli. Ma ancora non è stato fatto nulla».

Ciao Lugano, benvenuta New York?
Plein ha infine rivelato che sta pianificando di trasferirsi a New York per espandere il business negli Stati Uniti e più in generale tra Nord e Sud America. «È un trasferimento strategico, mio personale. Gli headquarters di Philipp Plein, comunque, rimarranno a Lugano».

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