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OCCULTO: Il Ticino dei misteri …il Drago di Breno

Le leggende vengono spesso tramandate per diverse generazioni modificandosi, nel corso degli anni. In genere rimangono tali, delle storie, dei miti, senza prova di verità. La leggenda che vi proponiamo in questo servizio, invece, è avvalorata da riscontri concreti che ne accentuano la magia.
OCCULTO: Il Ticino dei misteri …il Drago di Breno
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OCCULTO: Il Ticino dei misteri …il Drago di Breno
Le leggende vengono spesso tramandate per diverse generazioni modificandosi, nel corso degli anni. In genere rimangono tali, delle storie, dei miti, senza prova di verità. La leggenda che vi proponiamo in questo servizio, invece, è avvalorata da riscontri concreti che ne accentuano la magia.
Le leggende vengono spesso tramandate per diverse generazioni modificandosi, nel corso degli anni, a dipendenza della fantasia degli “Omero” che le hanno di volta in volta riportate. In genere rimangono tali, delle sto...
Le leggende vengono spesso tramandate per diverse generazioni modificandosi, nel corso degli anni, a dipendenza della fantasia degli “Omero” che le hanno di volta in volta riportate. In genere rimangono tali, delle storie, dei miti, senza prova di verità.

La leggenda che vi proponiamo in questo servizio, invece, è avvalorata da riscontri concreti che ne accentuano la magia. Non che nel corso degli anni non sia stata colorita a dovere, ma ancora oggi, qualcuno che ne è a conoscenza, dubita che il tutto sia avvolto da una buona dose di verità.

La storia del Drago di Breno nasce nel Malcantone e più precisamente - chiaramente - nel piccolo borgo di Breno, dove dal lontano 1788 si tramanda di generazione in generazione, diventando così un vero e proprio patrimonio della zona. Un po’ come il Mostro di Loch Ness per l’omonimo paesino scozzese, per intenderci, ma con le dovute proporzioni in quanto a ricaduta pubblicitaria. Anche il Drago di Breno ha comunque la sua da dire. Tant’è vero che proprio nel recente 1996 è stata coniata una moneta commemorativa in ricordo della leggenda.

La leggenda del Drago di Breno (chiamata originariamente “la luserta do Pinin da Bren”)

Tanto tempo fa, e più precisamente nel lontano 1788, i pastori di Breno vissero un periodo oscuro di grandi preoccupazioni. S’erano accorti di un fatto straordinario: quando si recavano a mungere le mucche la mattina, le trovavano spaventate e con le mammelle flosce e senza latte.
Si misero d’accordo e cercarono di vigilare, nelle lunghe notti, per scoprire cosa stesse succedendo. Un giorno, finalmente, uno dei pastori dichiarò agli altri di aver assistito ad un fatto orrendo: a mezzanotte in punto sentì un fruscio e vide un animale mostruoso. Orrore. Breno cadde nel paura. Si trattava, raccontò il pastore, di una specie di serpente lungo circa due metri, con occhi di fuoco, le fauci spalancate, la lingua bifida e un’enorme cresta rossa sulla testa.
La testimonianza chiarì il mistero. Ecco chi era il notturno mungitore delle loro mucche.
Lo strano mostro, subito chiamato “Drago”, si disse doveva essere Satana in persona. Nonostante le immediate ed ancora più intensificate veglie notturne, il Drago continuava a mungere le loro mucche tutte le notti.
I vecchi del villaggio tennero allora un consiglio e decisero di fare un voto alla Madonna affinché li liberasse dal mostro, decisero inoltre di compiere ogni anno un pellegrinaggio a piedi fino al Santuario del Sacro Monte sopra Varese (in quel periodo il Malcantone faceva parte della Diocesi di Varese). E così il mostro diabolico sparì.

Secondo le nostre ricerche, la storia, a questo punto ha due diversi finali. Nella versione ripresa da Walter Keller nel libro “Racconti ticinesi”, il mostro non è mai stato catturato, ma i pellegrini di Breno, una volta raggiunto il Santuario di Varese, hanno trovato il “Drago” imbalsamato ed esposto in una nicchia della chiesa.

Invece, nella versione da noi raccolta, la storia prosegue così: ”La caccia al Drago cominciò con la speranza di un aiuto divino, finché una domenica pomeriggio del 15 giugno 1788, quando tutto il paese di Breno era riunito in chiesa a pregare la Madonna, il miracolo avvenne. Il miracolo aveva un volto e pure un nome: Giorgio Righetti. Il giovane eroe riuscì ad uccidere il mostro che venne imbalsamato e portato in processione al Santuario del Sacro Monte di Varese. Ogni mese di giugno, tutto il paese di Breno con a capo il parroco Don Michele, detto “Prota”, si recavano al Santuario per devozione alla Madonna. Finché un anno, si parla intorno alla fine del 1880, uno strano fatto ha di nuovo creato mistero intorno alla leggenda.
Durante questo pellegrinaggio, infatti, mentre la processione si stava avviando lentamente lungo la strada carrozzabile che da Bisuschio porta a Varese, Lena, la più bella fanciulla di Breno, rimasta in coda con i piedi indolenziti, venne da un misterioso cavaliere nero incappucciata e rapita. Tutti gli abitanti di Breno cercarono la fanciulla, ma nessuno vide più né lei né il cavaliere.

Dopo quell’episodio, negli anni successivi, il pellegrinaggio non venne più fatto”.

Leggenda o verità?

Le leggende di paese spesso mescolano fatti reali e provati con fantasie e misteri tramandati dalla tradizione popolare. Nel caso del Drago di Breno esiste un riscontro concreto: il corpo imbalsamato di uno strano animale che per centinaia di anni è stato custodito al Museo Baroffio del Sacro Monte di Varese.
La redazione di TicinOnline, tra le varie documentazioni raccolte, è riuscita a recuperare alcune foto in bianco e nero scattate una decina di anni fa nei depositi del museo Baroffio durante la chiusura per restauri.
Secondo i responsabili del museo, l’attribuzione dello strano animale non può essere assegnata con certezza al “drago” di Breno a causa della mancanza di documentazione. Di sicuro, hanno ribadito, da molti anni il “biscione” è spesso stato rivendicato da tantissimi ticinesi che si sono recati al Sacro Monte per vederlo esposto.
Proprio lo scorso gennaio il Museo Baroffio ha riaperto le porte al pubblico senza però più esporre lo strano animale e secondo i responsabili sarebbe rimasto custodito ancora nei vecchi scantinati del museo. Oppure no?

di Gianni Giorgetti

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