Lavoro da remoto: più isolamento e salute mentale in crisi

Uno studio pubblicato su Science rileva più tempo in solitudine e un peggioramento del benessere psicologico.
NEW YORK - L’aumento del lavoro da remoto seguito alla pandemia ha accresciuto in modo significativo il tempo trascorso in solitudine e peggiorato la salute mentale dei lavoratori. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Science e condotto da Natalia Emanuel della Federal Reserve Bank di New York.
L’analisi va oltre il tema più spesso associato al lavoro a distanza, la produttività, e suggerisce che il passaggio al lavoro da casa comporta costi misurabili a livello di popolazione. Per valutare l’impatto sul benessere, i ricercatori hanno esaminato i dati di cinque sondaggi condotti negli Stati Uniti, per un totale di 568'000 intervistati e un arco temporale di oltre dieci anni.
Prima e dopo il Covid
Sono state confrontate le condizioni prima della pandemia (2011-2019) con quelle successive al picco (2022-2024), escludendo gli anni più acuti dell’emergenza sanitaria. I risultati indicano che i lavoratori con mansioni compatibili con il lavoro da remoto hanno registrato un aumento più marcato del tempo passato da soli, un peggioramento del benessere mentale e un maggiore ricorso a servizi di salute mentale e a prescrizioni mediche.
Gli effetti risultano particolarmente pronunciati tra le persone che vivono da sole. Gli autori precisano tuttavia che i dati si fermano al 2024 e non permettono di cogliere eventuali adattamenti a lungo termine, come la creazione di nuove reti sociali al di fuori del lavoro.
Secondo i ricercatori, per mitigare l’isolamento potrebbe essere utile intervenire sull’organizzazione del lavoro a distanza, ad esempio coordinando le giornate in presenza per chi adotta modelli ibridi o favorendo momenti di interazione informale anche online.



