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Springsteen dichiara guerra a Trump. Lui: «È una prugna secca»

Il cantante dal palco: «Scegliete la speranza invece della paura».
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Fonte ats
Springsteen dichiara guerra a Trump. Lui: «È una prugna secca»
Il cantante dal palco: «Scegliete la speranza invece della paura».

NEW YORK - Bruce Springsteen dichiara guerra a Donald Trump con un concerto-comizio contro la guerra e per lo ius soli dei bambini immigrati scatenando l'ira del presidente americano.

«Una prugna secca» - «È un perdente, una prugna secca», ha tuonato l'inquilino della Casa Bianca dopo che a Minneapolis, la città del Minnesota "ground zero" della resistenza contro l'ICE, l'agenzia per l'immigrazione, il 76enne cantante di "Born in The USA" si è schierato come raramente da anni contro un'amministrazione che ha trasformato l'America, un tempo «terra della speranza e dei sogni» in un incubo dove regnano paura, autoritarismo, illegalità, e corruzione.

In 18'0000 sugli spalti della Target Arena hanno applaudito The Boss e i musicisti della E Street Band in brani come "Streets of Minneapolis", composto dopo la morte di Renee Good e Alex Pretti, uccisi dall'ICE, o "Darkness on the Edge of Town", la canzone che diede il titolo all'album del 1978 dedicato a oppressione e depressione.

Gli attacchi di Springsteen - Nelle ore delle proteste "No Kings", il concerto ha segnato l'esordio del tour "Land of Hope and Dreams": «l'America che amo, l'America di cui scrivo da 50 anni, che è stata un faro di speranza e di libertà nel mondo è attualmente nelle mani di un'amministrazione corrotta, incompetente, razzista, sconsiderata e traditrice», ha detto Springsteen secondo cui, «dopo il terrore dell'ICE», la forza e la solidarietà della gente di Minneapolis «è stata un'ispirazione per tutto il paese confermandoci che questa è ancora l'America».

Venti volte premio Grammy, la rock star è un mago nell'interpretare con la sua musica le tensioni politico-sociali del momento. Lo fece nel 2001 con "American Skin (41 Shots)" sull'uccisione di Amadou Diallo, un nero disarmato freddato dalla polizia di New York, l'anno dopo con "The Rising", un album sulla ricostruzione e la resilienza dell'America dopo l'attacco di al-Qaida al World Trade Center di New York e poi di nuovo nel 2006 dopo l'uragano Katrina con brani come "My City of Ruins".

«Scegliete la speranza invece della paura» - Stavolta il bersaglio della sua militanza è stato Trump: «stasera vi chiediamo di unirvi a noi nello scegliere la speranza invece della paura, la democrazia invece dell'autoritarismo, lo Stato di diritto invece dell'illegalità, l'etica invece della corruzione senza freni, la resistenza invece della compiacenza, l'unità invece della divisione e la pace invece della guerra».

L'ultima parola dell'attacco - guerra - era la prima dell'inno di protesta del 1970 "War" di Edwin Starr. Springsteen e la E Street Band l'hanno eseguita attaccando poi con un'altra leggendaria canzone pacifista, "Born in the USA" dello stesso Bruce Springsteen, un brano del 1984 doppiamente attuale: è infatti usato dall'American Civil Liberties Union nella campagna a sostegno della cittadinanza per diritto di nascita da ieri all'esame della Corte suprema degli Stati Uniti.

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