Tassa sulla salute: «La perizia smentisce Berna. E adesso?»

Una nuova interpellanza di Lorenzo Quadri sollecita il Consiglio federale sulla controversa tassa alla luce della perizia Hinny: «Difende gli interessi della Svizzera o vuole evitare difficoltà con l'Italia?»
BERNA - La "tassa sulla salute" è, di fatto, un'imposta. A stabilirlo è la perizia giuridica redatta dal professor Pascal Hinny dell'Università di Friburgo, commissionata e presentata oggi dal Consiglio di Stato Ticino. E il testo, scrive oggi il consigliere nazionale Lorenzo Quadri, interpellando nuovamente il Consiglio federale sulla questione, smentisce la precedente posizione fornita da Berna.
Il consigliere nazionale ticinese chiede esplicitamente se «l’obiettivo del Consiglio federale è difendere gli interessi del Ticino e della Svizzera, oppure accettare ogni forzatura pur di evitare difficoltà con l’Italia». Nella risposta al precedente atto parlamentare, lo ricordiamo, Berna sosteneva che la "tassa sulla salute" è «positiva per il Ticino» in quanto «aumentando la pressione fiscale sui frontalieri, essa esercita una benvenuta funzione anti-dumping». E, proseguiva, «l’obiettivo svizzero non deve pertanto essere impedire all’Italia di applicarla, bensì di avvantaggiarsene per ridurre l’ammontare dei ristorni dei frontalieri»
Ponendo di fronte al governo i contenuti della perizia, Quadri chiede inoltre sulla base di «quali approfondimenti giuridici specialistici» Berna ha affermato che la suddetta tassa «non costituirebbe una violazione dell'accordo fiscale». «La tassa sulla salute non è ancora applicata; tuttavia, la base legale che la istituisce è definitiva e cresciuta in giudicato: questa circostanza non è forse già sufficiente a sostanziare una violazione dell’Accordo sulla fiscalità dei frontalieri?»
Infine, l'atto parlamentare sollecita il Consiglio federale ad «adoperarsi nei dovuti gremi, anche in sede arbitrale con l'Italia, affinché la tassa sulla salute porti almeno a una riduzione dell'ammontare dei ristorni dei frontalieri».



