Un nuovo anno giudiziario è alle porte: «Come una nave piena zeppa di falle da tappare»

Il discorso di Claudio Zali, per l'inaugurazione. Si parla di nomine «come figurine Panini», la giustizia che potrebbe traslocare (in parte) a Bioggio e il peso dei conti traballanti del Cantone.
Il discorso di Claudio Zali, per l'inaugurazione. Si parla di nomine «come figurine Panini», la giustizia che potrebbe traslocare (in parte) a Bioggio e il peso dei conti traballanti del Cantone.
LUGANO - Una nuova annata giudiziaria, un cambio al vertice del Tribunale d'appello con il passaggio di consegne fra il presidente uscente Giovan Maria Tattarletti e Damiano Stefani.
Dodici nuovi mesi pieni di sfide per una Magistratura ticinese alle prese con un carico, e una complessità, di lavoro sempre crescente a fronte di risorse che sono rimaste «quelle di un passato non più paragonabile».
Sovraccarico di lavoro e abnegazione
Così apre le danze, il consigliere di Stato Claudio Zali ha voluto prendere di petto l'elefante nella stanza definendolo «un sistema che si basa più sull'abnegazione e lo stoicismo del singolo», a fronte del «sovraccarico di lavoro» piuttosto che sulle reali capacità sistematiche. Dove, insomma, si stringono i denti malgrado tutto (e tutti).
Una necessità di potenziamento, quella della macchina, impellente, definita «annosa, una pendenza permanente e una ricerca permanente di una situazione duratura».
Una nave che affonda, sotto la pressione
La metafora che viene utilizzata è quella della nave che affonda in maniera inarrestabile: «Si mette una toppa sulla falla dalla quale entra più acqua, ma ben presto si apre una nuova falla, o più di una, e con le poche assi di legno disponibili si cerca di tappare la nuova emergenza».
Fra le “falle” più recenti c'è «l’aumento inusitato delle procedure fallimentari, quasi triplicate a causa di una modifica legislativa federale entrata in vigore lo scorso anno, che sta comportando una fortissima pressione sulle Autorità giudiziarie e amministrative».
Sul fronte penale l'orizzonte non è certo più sereno: «le carceri piene da tempo sono solo la punta dell'iceberg di una crisi diffusa a livello svizzero, il settore è sempre e comunque sotto forte pressione».
Malgrado le asperità, però, «in una società confrontata con tensioni, incertezze e crescente polarizzazione, la fiducia nello Stato di diritto non può mai essere considerata acquisita una volta per tutte. I cittadini devono poter continuare a vedere nelle istituzioni giudiziarie un punto di riferimento autorevole, indipendente, accessibile ed efficiente».
Potenziamento? Un tema che scotta
Un potenziamento dell'organico resta un tema delicato - se non intoccabile - viste le finanze cantonali sottoposte a una pressione senza precedenti fra le iniziative per la Cassa malati, l'abolizione del valore locativo, il rinnovato sistema EFAS e il previsto adeguamento dello Statuto S dei rifugiati ucraini in Permesso B.
A questo si aggiunge l'iniziativa per la riduzione del personale dello Stato che «qualora accolta dal popolo, andrebbe ad azzerare immediatamente qualsiasi margine di discussione sui richiesti potenziamenti, imponendo invece dei tagli che allo stato attuale delle cose sono semplicemente impensabili nell’ambito della giustizia».
La Giustizia guarda... verso Bioggio
Passando agli spazi, altra questione spinosa, Zali ripercorre l'iter del “nulla di fatto” popolare per gli acquisti degli stabili EFG di Lugano.
Una nuova ipotesi per quanto riguarda il futuro della Giustizia nel Luganese, potrebbe sfruttare le possibilità offerte dalla futura rete tram-treno, con una nuova sede a Bioggio «dove è stato individuato un terreno idoneo a fianco della futura stazione», non lontano dall'attuale Coop.
Proprio lì potrebbero venire ospitate la Polizia Cantonale e il Ministero pubblico, oppure «altri uffici dell'amministrazione cantonale ubicati in città e dagli affitti oggi ingenti».
Per quanto riguarda, invece, l'attuale Palazzo di Giustizia - con le corti di prima e seconda istanza - il tutto dovrebbe rimanere dove già è: «L’intenzione non è di ristrutturare, ma di costruire due nuovi edifici arretrati dal fronte-strada, utilizzando in modo diverso la superficie a disposizione fra Via Bossi e Via Pretorio», conferma Zali.
Nomine «come con le figurine Panini»
Accenno anche al sistema di nomina dei magistrati che va spoliticizzata e oggettivizzata: «L'attuale sistema ha permesso che nella popolazione si consolidasse la percezione che ci si stia scambiando le figurine Panini», ha chiosato duramente Zali, secondo il quale il modus operandi presente: «con i suoi attori (partiti, commissioni, gruppi parlamentari, Gran Consiglio) in primo luogo disattende totalmente che candidati idonei possano esistere anche al di fuori del novero delle persone schierate con uno dei partiti di Governo».
Sì, ma come? «È facile a dirsi, meno a farsi visto che le modifiche vanno decise da chi è parte del problema». Una proposta in tal senso sarà oggetto di un messaggio che sarà sottoposto al Consiglio di Stato «nel corso dell'autunno».








