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LUGANO

«Mai stata sul podio o tra i primi della classe. Ma questa è la mia rivincita»

Dopo aver scoperto il lato oscuro del mondo dei gioielli, la 24enne ticinese Alessia Noseda ha deciso di lasciare il suo lavoro. E si è lanciata in un progetto decisamente fuori dagli schemi.
«Mai stata sul podio o tra i primi della classe. Ma questa è la mia rivincita»
Davide Giordano tio/20min
«Mai stata sul podio o tra i primi della classe. Ma questa è la mia rivincita»
Dopo aver scoperto il lato oscuro del mondo dei gioielli, la 24enne ticinese Alessia Noseda ha deciso di lasciare il suo lavoro. E si è lanciata in un progetto decisamente fuori dagli schemi.

LUGANO - «Ho lavorato per tre anni in una gioielleria di lusso in via Nassa. Poi ho scoperto cosa c’era dietro quei metalli e quelle pietre…e ho sentito che dovevo cambiare direzione». A raccontarcelo è la 24enne Alessia Noseda, una giovane orafa ticinese che ha fatto di un momento di crisi interiore la sua rinascita. Ora ha un laboratorio tutto suo a Manno, l’Atelier Mirabilia. 

«La passione è nata a 12-13 anni, quando in me è sbocciato il desiderio di diventare un’orologiaia. I posti di apprendistato però, erano e sono tuttora sempre più rari sia per la professione di orologiaio che di orafo, così ho dovuto cercare un compromesso», ci spiega Alessia, che riesce a trovare un posto come venditrice in un’elegante gioielleria di Lugano.

Sfruttamento e sofferenza
Durante la formazione, però, accade qualcosa. «Un'insegnante mi ha raccontato il mondo che si nasconde dietro al gioiello. Ho iniziato a capire che non esiste un vero tracciamento e che chi estrae le materie prime spesso non ne conosce il valore reale. Dominano l’ignoranza e lo sfruttamento, le persone vengono sottopagate e lavorano in condizioni difficili, spesso a contatto con sostanze pericolose. Senza parlare di gravi problemi umanitari come lo sfruttamento minorile. Non per niente si parla di “diamanti di sangue”». 

Alessia realizza quindi che quel mondo non è in più in linea con i suoi valori. «Mi sono avvicinata sempre di più a un’idea di sostenibilità: inizi a chiederti cosa consumi, e di conseguenza anche cosa vendi». Terminato l’apprendistato la giovane decide quindi di lasciare il posto e cerca di cambiare rotta.

«Mi sono iscritta a un’accademia privata di Milano, la Scuola Orafa Ambrosiana, e ho fatto due anni di scuola intensiva, reinvestendo tutto ciò che avevo guadagnato durante l’apprendistato». Poi a soli 20 anni, tornata in Ticino, fa una scelta coraggiosa. 

Un nome dietro ogni singola pietra
«Ho deciso di aprire il mio laboratorio, portando quanta più sostenibilità possibile. Ho iniziato con cose semplici, usando materiali grezzi e riciclati, come perle di vecchie collane. Poi con il tempo ho trovato dei piccoli fornitori con standard elevati. Sto ad esempio collaborando con una filiera di minatrici donne che operano tra Kenya e Tanzania. Le lavoratrici estraggono le pietre conoscendone il valore e venendo retribuite correttamente. Si sa il nome di chi ha estratto ogni singola pietra. Sono progetti piccoli ma molto curati, ed è questo che oggi garantisce davvero la tracciabilità». 

Certo, ogni cosa ha il suo prezzo. «Le materie prime tracciate costano molto di più di quelle “standard”, spesso anche il doppio. È un investimento importante, soprattutto per una piccola attività, ma per me ne vale la pena». 

Da "mediocre" a giovane imprenditrice
Attraverso i social Alessia ha però parlato anche dei suoi anni da teenager e di quella che percepiva come la sua “mediocrità”. «Non sono mai stata la migliore né nello sport né a scuola. Non sono mai stata sul podio, né sono mai stata la prima della classe, ma questo mi ha spinta a cercare una mia rivincita. Volevo trovare qualcosa che mi piacesse e in cui fossi brava e ho capito che la mia forza era lavorare di creatività, con le mani. E mi sono follemente innamorata dell’oreficeria». 

«Non ci sono più posti di apprendistato...è un vero peccato»
Oggi, oltre alla creazione di gioielli artigianali e alle riparazioni, Alessia si dedica anche ai workshop esperienziali. «L’idea è quella di ampliare questa proposta, anche perché in Ticino non ci sono più posti di tirocinio in quest'ambito. A settembre la formazione AFC di orafo non è partita del tutto e per i giovani avvicinarsi a questo mondo risulta sempre più difficile. Il che è un vero peccato». 

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