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Un valido alleato che può anche tradire

Scuola e intelligenza artificiale: un binomio che mostra delle insidie. Due studi internazionali mettono in guardia sull’importanza di non delegare all’IA il processo di apprendimento.
Un valido alleato che può anche tradire
Ti-Press / Gabriele Putzu
Fonte Tages-Anzeiger
Un valido alleato che può anche tradire
Scuola e intelligenza artificiale: un binomio che mostra delle insidie. Due studi internazionali mettono in guardia sull’importanza di non delegare all’IA il processo di apprendimento.

ZURIGO - Con l’intelligenza artificiale i compiti si fanno più in fretta e i voti migliorano. Ma quando non è più a disposizione e arriva il momento di affrontare un esame da soli, il vantaggio si trasforma in un boomerang: le prestazioni, infatti, possono crollare. È quanto emerge da due studi internazionali che lanciano un campanello d’allarme sull’impatto dei chatbot sull’apprendimento scolastico.

Il primo, condotto da ricercatori delle Università di Stoccolma e Hong Kong, ha coinvolto 27mila studenti cinesi tra i 12 e i 18 anni. La ricerca, pubblicata finora soltanto in versione preliminare, ha confrontato i risultati di chi utilizzava l'intelligenza artificiale con quelli di un gruppo che non aveva accesso a questi strumenti.

I risultati sono significativi: nell'arco di sei mesi, gli studenti che utilizzavano l'IA hanno migliorato del 18% le prestazioni nei compiti a casa, riducendo il tempo dedicato allo studio da 64 a 45 minuti. Agli esami senza ausili, però, hanno ottenuto risultati inferiori del 20% rispetto ai compagni che non utilizzavano l'intelligenza artificiale.

Il peggioramento ha riguardato soprattutto chi sfruttava i chatbot per completare rapidamente i compiti. Gli studenti che, pur utilizzando l'IA, continuavano a dedicare tempo allo studio non hanno invece registrato cali nelle prestazioni.

Dati simili sono emersi POI da una seconda ricerca, condotta dall'Università della Pennsylvania e pubblicata nel 2025. Lo studio ha coinvolto quasi mille studenti di matematica in Turchia, suddivisi in tre gruppi: uno studiava con metodi tradizionali, un altro utilizzava ChatGPT e il terzo disponeva di un tutor basato sull'intelligenza artificiale, progettato per fornire suggerimenti senza rivelare direttamente le soluzioni.

Anche in questo caso, l'IA ha migliorato i risultati nei compiti a casa. Ma durante gli esami senza aiuti, gli studenti che utilizzavano ChatGPT hanno ottenuto punteggi inferiori del 17% rispetto al gruppo che studiava con i libri. Chi utilizzava il tutor IA, invece, ha mantenuto risultati paragonabili a quelli degli studenti che non avevano accesso alla tecnologia.

Analizzando le conversazioni con i chatbot, i ricercatori hanno scoperto che molti ragazzi chiedevano direttamente le risposte, limitandosi poi a copiarle. Un comportamento che non soltanto riduceva l'apprendimento, ma portava anche gli studenti a sopravvalutare le proprie conoscenze.

Tutto dipende da come viene utilizzata
Risultati, questi, che non sorprendono Dominik Petko, professore all'Istituto di scienze dell'educazione dell'Università di Zurigo. «Gli studenti che non si impegnano mentalmente durante l'apprendimento, di norma imparano meno e, di conseguenza, ottengono anche risultati peggiori», ha spiegato al Tages-Anzeiger.

Secondo l'esperto, affidare alla tecnologia alcune attività cognitive può essere utile, purché non venga eliminato lo sforzo mentale necessario per acquisire nuove conoscenze. Il problema nasce quando l'intelligenza artificiale sostituisce il ragionamento anziché sostenerlo.

«L'intelligenza artificiale non è né buona né cattiva per l'apprendimento: tutto dipende da come viene utilizzata», sottolinea Petko.

Un sondaggio dell'Università di Zurigo, condotto tra oltre 2mila giovani che frequentano licei, scuole specializzate e professionali in Svizzera, mostra quanto il tema divida gli studenti. Il 48% ritiene di imparare meglio grazie all'intelligenza artificiale, mentre il 38% teme un peggioramento delle proprie capacità.

La ricerca evidenzia inoltre che i ragazzi più favorevoli all'IA, prevalentemente maschi e utilizzatori abituali della tecnologia, tendono ad avere voti scolastici più bassi. Questo dato, precisa Petko, non dimostra però che sia l'intelligenza artificiale a causare risultati peggiori: potrebbe semplicemente indicare che gli studenti con maggiori difficoltà ricorrono più spesso ai chatbot.

Il messaggio che emerge dalle ricerche è quindi chiaro: l'intelligenza artificiale può essere un valido alleato nello studio, ma non deve sostituire il processo di apprendimento. Utilizzarla per ottenere risposte immediate può far risparmiare tempo, senza però garantire che le conoscenze vengano realmente acquisite.

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