«Ti accorgi che la morte non è il peggio»

Paolo Simoncelli sul dolore della perdita di suo figlio Marco
Paolo Simoncelli sul dolore della perdita di suo figlio Marco
BOLOGNA - Ha affrontato un dolore immenso: la perdita del figlio Marco, morto tragicamente il 23 ottobre 2011 in seguito a un incidente durante il Gran Premio della Malesia. Da allora, Paolo Simoncelli - padre del Sic - ha continuato ad andare avanti, imparando a convivere con una sofferenza atroce.
«Io sono davvero incazzato con Cristo - ha raccontato in una lunga intervista a Fanpage -. L'ho detto anche al Papa. Gli ho preso il crocifisso in mano e gli ho detto "sono incazzato con il tuo capo" e lui mi ha detto che avevo ragione. Però poi con il passare del tempo vedi delle persone che stanno male, malissimo e ti accorgi che la morte non è il peggio. Qualcuno mi dice che sono forte, ma poi vedi i genitori di quei ragazzi che stanno male sempre, quelli sì che sono forti, che sono santi. Io al loro confronto non sono nessuno. Sono arrabbiato, ma al mondo c'è chi sta peggio. Io la penso così».
Ma cosa lo ha spinto a rimanere nel mondo delle corse dopo la tragedia? Paolo Simoncelli, fondatore e Team manager della SIC58 Squadra Corse, ha spiegato la sua scelta. «Allora, sicuramente girarsi dall'altra parte sarebbe la cosa più facile e succede credo nel 95% dei casi. È un dolore immenso, improvvisamente ti cambia la vita da un momento all'altro, ti destabilizza chiaramente. Devo dire che a noi ci ha aiutato tantissimo intanto avere la Martina, la sorella di Marco. E poi soprattutto, la cosa che ha aiutato tanto me e mia moglie, è sapere di aver fatto la cosa giusta. Cioè noi non abbiamo rimpianti, rimpianti veri. Nel senso che abbiamo fatto… sono andato a elemosinare per trovare i soldi, abbiamo fatto tutto quello che serviva perché Marco fosse felice. Marco quando è morto era felice, perché lui faceva la cosa veramente che voleva più di ogni altra cosa. E questo… è quello un po' che è stata la nostra forza. Valentino Rossi? Ogni tanto ci sentiamo, ci vediamo, ci abbracciamo, mi dice che ogni tanto lo sogna. Capita anche a me, è una cosa normale».


















