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Paçarizi e il suo Lugano: «Promisi la promozione ai tifosi. Poi arrivò Zeman...»

L'ex attaccante di Lugano e Locarno si è raccontato: «Zeman mi disse una settimana prima del campionato che non avrebbe puntato su di me»
Paçarizi e il suo Lugano: «Promisi la promozione ai tifosi. Poi arrivò Zeman...»
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Paçarizi e il suo Lugano: «Promisi la promozione ai tifosi. Poi arrivò Zeman...»
L'ex attaccante di Lugano e Locarno si è raccontato: «Zeman mi disse una settimana prima del campionato che non avrebbe puntato su di me»
In Ticino Paçarizi ha giocato a Locarno (2012–2014) totalizzando 18 gol in 71 presenze e a Lugano (23 presenze e 6 gol).
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GINEVRA - Dal sogno realizzato della promozione in Super League con il Lugano alle difficoltà di una carriera che non sempre è stata tutta rose e fiori. Oggi, lontano dai riflettori e dai campi da calcio, l'ex attaccante Drilon Paçarizi ha trovato una nuova dimensione a Ginevra, dove lavora alla cassa di disoccupazione e si dedica alla famiglia. Ma il legame con il Ticino resta forte, così come i ricordi di un'avventura segnata da grandi emozioni, qualche rimpianto e una promessa fatta ai tifosi che si è trasformata in realtà.

«La vita va bene - ci ha detto il 37enne - La mia priorità è la famiglia e lavoro a tempo pieno alla cassa di disoccupazione di Ginevra. Fino a un mese fa giocavo ancora con i seniori in una squadra qui a Ginevra, ma poi mi sono infortunato e ho deciso di smettere. Sinceramente non vado più molto allo stadio, ma non perché non mi piaccia. Ho trascorso così tanto tempo sui campi da calcio che ora preferisco dedicarlo ai miei due figli, di sette e quattro anni».

Ticino, un'isola felice - «Del vostro Cantone conservo soltanto bellissimi ricordi e, quando posso, ci torno con la famiglia. Già prima di giocare lì frequentavo la Svizzera italiana, perché la trovo una regione bellissima. La gente è molto amichevole e ti senti subito a casa».

Fra le highlights, ne spicca una - «Quando ripenso alla mia avventura in Ticino, il primo ricordo è sicuramente la promozione con il Lugano. È stata una cavalcata incredibile e di quell'annata conservo tantissimi ricordi. In particolare, durante la festa del primo agosto in città, presi il microfono e dissi che avremmo ottenuto la promozione, scatenando un boato tra la folla. A fine stagione alcuni tifosi mi hanno ricordato quella promessa, io gliel'avevo detto! (ride, ndr). È stato bellissimo».

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Il ruolo di Morandi - «Davide mi aveva portato a Locarno, dandomi tanta fiducia. È stato lui a credere molto in me. Non sto dicendo chissà cosa, ma per un calciatore avere un allenatore che si fida di te è il massimo, perché ti permette di giocare con la testa libera. Anche con Livio mi sono trovato bene, anche se a Lugano c'è stato un periodo in cui giocavo poco. Avevo comunque dato il mio contributo soprattutto nei primi mesi della stagione. Ricordo in particolare una tripletta...».

Una Super League ottenuta ma mai "testata" - «Sì, qualche rimpianto c'è, perché da calciatore ambisci sempre ad arrivare il più lontano possibile. Avevo ancora un contratto con il Lugano, ma l'arrivo di Zeman ha cambiato i miei piani. Ho svolto tutta la preparazione con la squadra, ma una settimana prima dell'inizio del campionato mi è stato comunicato che non avrebbe puntato su di me. Ci sono rimasto male, anche perché durante l'estate avevo rifiutato alcune offerte proprio per restare a Lugano. Peccato, perché nonostante avessi giocato poco nel finale di stagione, mi sentivo ancora bene. Ma ormai è andata così».

Il calcio non è solo rose e fiori - «Tutti pensano che il calcio sia bellissimo e che vada sempre tutto bene, ma ci sono tantissime cose che la gente non vede e non conosce. Dietro la vita di un calciatore ci sono aspetti che spesso sfuggono ai tifosi. Anche per me non è stato facile partire da solo per trasferirmi in Ticino... Ho conosciuto calciatori che, mentre erano ancora in attività, attraversavano una depressione o un burnout, senza che la gente ne sapesse nulla».

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