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La mente degli attacchi dell'11/9 a processo nel 2028

La decisione sulla data del procedimento riflette le persistenti difficoltà legate a prove secretate e tortura.
La mente degli attacchi dell'11/9 a processo nel 2028
Depositphotos (starmaro)
Fonte Ats Ans
La mente degli attacchi dell'11/9 a processo nel 2028
La decisione sulla data del procedimento riflette le persistenti difficoltà legate a prove secretate e tortura.

NEW YORK - La mente degli attacchi dell'11 settembre andrà a processo nel 2028, 20 anni dopo la sua prima udienza preliminare e 27 anni dopo quello che il governo americano ha definito "il più grave atto criminale sul suolo americano nella storia moderna".

Khalid Sheik Mohammed si presenterà davanti alla giustizia insieme a tre suoi presunti complici, Walid bin Attash, Ali Abdul Aziz e Mustafa al-Hawsawi. Secondo quanto stabilito dal giudice militare Micheal Schrama, il procedimento avrà inizio il 5 giugno 2028, concedendo così un tempo sufficiente ai legali per accordarsi sulle prove che possono essere ammesse.

L'accusa aveva indicato il gennaio 2027 per l'avvio del processo, ma Schrama ha definito la data irrealistica vista la battaglia già in corso da anni su quanto ammettere o meno al processo. Un nodo non di facile soluzione visto che i rappresentanti dell'accusa sono in possesso di informazioni secretate sulla detenzione degli imputati nelle prigioni della Cia dove furono commesse torture.

La storica decisione arriva mentre gli Stati Uniti si preparano a celebrare il 25mo anniversario dell'attacco all'America, e a farlo fra le polemiche. Alcune delle famiglie delle vittime infatti non vogliono la partecipazione di Zohran Mamdani, il primo sindaco musulmano di New York, e nelle ultime settimane hanno lanciato una petizione per impedirgli di partecipare alla cerimonia. Il primo cittadino non solo ha chiarito che parteciperà ma nei giorni scorsi ha annunciato che grazie a una rivoluzionaria tecnica di genealogia genetica forense un'altra vittima degli attacchi è stata identificata.

Il processo a Mohammed arriva dopo anni di tira e molla e polemiche. L'ultima in ordine temporale due anni fa, quando la mente degli attacchi dell'11 settembre raggiunse un accordo per ammettere la sua responsabilità a patto che non fosse condannato a morte.

L'intesa, raggiunta al termine di due anni di trattative e firmata da un funzionario dell'ex ministro della Difesa Lloyd Austin, aveva scatenato la rabbia dei parenti delle vittime ed era stata alla fine annullata da una corte d'appello americana. Ingegnere che ha studiato negli Stati Uniti, Mohammed aveva ammesso in passato di aver pianificato "l'operazione dell'11 settembre dalla a alla z".

Sia l'architetto dell'attacco all'America sia i suoi tre complici sono da decenni a Guantanamo, il supercarcere per i terroristi aperto da George W. Bush sei mesi dopo l'11 settembre. Mohammed e gli altri tre complici vi sono rinchiusi dal 2006, dopo essere stati arrestati in Pakistan nel 2003.

Il supercarcere ospita al momento 15 detenuti e tutti i vari tentativi di chiuderlo che si sono avvicendati negli anni sono stati un buco nell'acqua. Ci provarono Barack Obama prima e Joe Biden poi, ma i loro sforzi non portarono alcun risultato. Nel mezzo della sua stretta ai migranti, Donald Trump ha rilanciato nei mesi scorsi l'utilizzo del supercarcere come centro di detenzione degli illegali.

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