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Emergono nuovi inquietanti dettagli dall'inchiesta sul crollo del Ponte Morandi a Genova.
ITALIA
16.04.2021 - 11:090

Chi doveva controllare il Ponte Morandi non lo aveva mai visto

È quanto emerso dalle intercettazioni dell'indagine sul crollo del viadotto a Genova

GENOVA - L'uomo che aveva il compito di classificare il rischio del ponte Morandi a Genova non lo aveva mai visto dal vivo. E oltre a non avere ispezionato di persona l'infrastruttura - che dal 2013 nei documenti di Autostrade per l'Italia S.p.A. (Aspi) era indicata a rischio crollo per ritardate manutenzioni - quel funzionario a Genova non era mai stato. Lo riportano alcuni quotidiani ed è quanto emerge dalle intercettazioni.

Lo sfogo al telefono

«Io non ci ero mai andato a Genova a vedere questo ponte, mi han detto: 'Fai l'analisi dei rischi catastrofali'. E io: ok». È il 28 marzo del 2019 e R., membro operativo del comparto gestione dei rischi di Aspi, ne parla al telefono con il padre.

È sotto pressione, ha appena ricevuto la visita della Guardia di Finanza, che vuole capire con che criteri sia stato redatto il Catalogo dei rischi aziendali di Atlantia, la società attiva nel settore delle infrastrutture autostradali, aeroportuali e dei servizi legati alla mobilità. La spiegazione R. la dà in diretta al genitore, nel corso di un lungo sfogo: «Mi sono posto il problema e sono andato da quello che si occupa dei ponti. Gli ho chiesto: dov'è che potrebbe avvenire una catastrofe? Lui mi ha aperto il computer e mi ha fatto vedere: 'Ecco, qui'. Finito. È così che è nata». «Ecco, qui» è riferito al Morandi.

Il catalogo dei rischi è ritenuto dalla procura di Genova un documento cruciale perché il rischio, invece di aumentare nel tempo, diminuisce, senza che venga effettuato alcun intervento. Nel 2015 dalla dicitura scompare la causa, il riferimento alle "ritardate manutenzioni". Poi nel 2016 salta via anche il «rischio crollo», sostituito con una più rassicurante «perdita di funzionalità statica del viadotto Polcevera».

Rischio crollo «basso», grazie a sensori che non c'erano

C'è un ultimo dettaglio, che chiude il cerchio. Il rischio crollo ogni anno, era stato valutato «basso». In teoria la risposta veniva dai dati forniti da sensori montati sul Morandi. Apparecchi che, come hanno scoperto poi i finanzieri, non esistevano. Erano stati tranciati durante un cantiere da operai di Pavimental, società controllata da Aspi. E nessuno, da quel momento in poi, li aveva più riattivati.

«Io ero convinto che ci fossero - giura R. al padre -. Il sensore è come se tu la notte tremi e hai la mano appoggiata a me, io lo sento che tremi. Invece il maresciallo mi ha detto che non c'erano sensori. E mi ha chiesto se questo oggi cambierebbe la mia valutazione. E certo che la cambierebbe!».

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