La Lega sorpresa: «Abbiamo saputo dell'UDC dai media»

La reazione da via Monte Boglia dopo lo strappo dell'UDC che ha messo fine all'alleanza. A pesare è stata la scelta di ricandidarsi di Claudio Zali
LUGANO - In via Monte Boglia, il sentimento che prevale in queste ore ─ dopo lo strappo, formalizzato in mattinata via comunicato stampa dall'UDC ─ è quello della sorpresa. «Non solo dalla scelta, ma anche dalle modalità con cui essa è stata resa nota», si legge nella replica della Lega dei Ticinesi, inviata alle redazione dal coordinatore Daniele Piccaluga.
«Nonostante i contatti e gli scambi avvenuti nelle scorse settimane tra le parti, la Lega non è stata informata direttamente della decisione, apprendendola unicamente attraverso i media», prosegue la nota leghista, sottolineando che «nel corso degli ultimi mesi» il movimento ha «esaminato attentamente e fino in fondo tutte le possibili soluzioni per mantenere forte, compatta e competitiva l’area di destra del nostro Cantone, nella consapevolezza che le vere sfide politiche dei prossimi anni richiederanno un fronte saldo e credibile in contrapposizione alla sinistra».
Il fattore Zali
Lo scoglio, come noto ormai da lungo tempo, è il nome di Claudio Zali, verso cui i democentristi hanno espresso a più riprese le proprie ─ definitive ─ riserve politiche. L'esclusione del ministro leghista era una conditio sine qua non per poter rinnovare la promessa di correre per il governo sotto la stessa egida. «La nostra priorità è sempre stata quella di difendere gli interessi del Ticino e dei ticinesi, affrontando con determinazione temi fondamentali» ma, «prendiamo tuttavia atto che, per l'UDC, la questione sembra essersi progressivamente trasformata in un problema di persone. In particolare, è stata posta come condizione l’esclusione del consigliere di Stato Claudio Zali da una eventuale lista comune. Una posizione che, nei fatti, ha portato a far naufragare qualsiasi ipotesi di collaborazione».
E se il fronte democentrista, nella sua comunicazione, ha evocato che la questione avrebbe dovuto già essere risolta da tempo, in via Monte Boglia non stanno a guardare, sfogliando a ritroso le pagine di un matrimonio in cui il rumero delle pistolettate si è fatto sentire a più riprese.
«Avremmo potuto, a nostra volta, sollevare numerose riserve nei confronti di alcuni esponenti dell'UDC. Avremmo potuto ricordare gli accordi presi durante la precedente campagna elettorale, quando ci era stata assicurata una collaborazione leale e costruttiva. Avremmo potuto ricordare gli impegni assunti affinché non si trasformassero in bersagli politici permanenti i nostri Consiglieri di Stato o i progetti sostenuti dalla Lega. Eppure, nel corso degli ultimi anni, non sono mancate critiche, spesso anche particolarmente dure, rivolte alla Lega e ai suoi rappresentanti proprio da parte di esponenti dell’UDC. Abbiamo però scelto di guardare oltre le questioni personali, nella convinzione che gli interessi del Ticino debbano prevalere sulle antipatie individuali. Evidentemente questa visione non è stata condivisa».
«Lo scenario ora è chiaro»
L'UDC ha «scelto di percorrere unilateralmente un'altra strada». «Lo scenario ora è chiaro», afferma la Lega dei Ticinesi, lanciando a tutti gli effetti il suo guanto di sfida. «Non saranno certo altri partiti a stabilire chi abbia o non abbia il diritto di rappresentare la destra ticinese. A chi pensava di archiviare la Lega o di ridimensionarne il ruolo politico diciamo una cosa molto semplice: grazie per essere passati! La Lega c’è, è viva, è radicata sul territorio ed è più combattiva che mai. E, come sempre, venderà cara la pelle».



