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Valle di Muggio, Comuni in rivolta: «No alla chiusura del POT senza confronto»

I Comuni criticano la decisione unilaterale di trasferire il Programma di occupazione temporanea e chiedono un confronto istituzionale.
tipress
Fonte Associazione dei Comuni del Generoso
Valle di Muggio, Comuni in rivolta: «No alla chiusura del POT senza confronto»
I Comuni criticano la decisione unilaterale di trasferire il Programma di occupazione temporanea e chiedono un confronto istituzionale.

LATTECALDO - I Comuni di Arogno, Breggia, Castel S. Pietro e Val Mara contestano la decisione dell’Ufficio cantonale delle misure attive di sopprimere, a fine 2026, il Programma di occupazione temporanea (POT) della Valle di Muggio, con sede a Lattecaldo, trasferendone le attività al POT di Curzutt a Monte Carasso.

La misura, comunicata senza un confronto preventivo con gli enti interessati, cancella un servizio attivo da vent’anni. «Ciò che giudichiamo più grave è il metodo», sottolineano i Municipi, che parlano di una decisione notificata come fatto compiuto, «senza incontri né consultazioni con i Comuni e gli enti che da anni se ne avvalgono». In altre parole, si è scelto di comunicare anziché di concertare.

Secondo i Comuni, il POT non rappresenta solo una voce di spesa, ma uno strumento di valore per le persone in cerca d’impiego e per il territorio. Negli ultimi anni, il programma ha permesso di realizzare decine di interventi di pubblica utilità nella regione, tra cui parapetti e opere di messa in sicurezza, sentieri, muretti in pietra a secco, recupero di manufatti storici e manutenzione di aree pubbliche. Interventi che, in assenza del programma, ricadrebbero interamente sui bilanci comunali.

Al centro delle critiche anche la scelta di concentrare l’offerta nel Sopraceneri. Una decisione che, secondo i Municipi, priva il Sottoceneri - in particolare le sue regioni periferiche - di una risorsa radicata e vicina al territorio, alimentando il timore di un ulteriore arretramento dello Stato.

«Per un risparmio contabile si cancella uno strumento di cui beneficiano insieme le persone e il territorio, e lo si fa senza nemmeno sedersi a un tavolo con chi quel servizio lo utilizza», afferma il sindaco di Arogno, Emanuele Stauffer. «Chiediamo al Consiglio di Stato di riconsiderare la decisione e di aprire un confronto reale con i Comuni e gli enti coinvolti.»

I Municipi hanno formalizzato la loro posizione in una lettera indirizzata al Consiglio di Stato, al direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia e all’Ufficio delle misure attive, chiedendo la revisione o la sospensione della decisione e l’apertura di un tavolo di consultazione. I Comuni si riservano inoltre di valutare ulteriori passi a tutela del servizio e del territorio.

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