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Se il Diavolo fa la birra (ma non l'alcol)

L'idea analcolica di due studenti ticinesi del Poli di Zurigo è finita sui tavoli stellati di Caminada e si fa strada nella ristorazione che conta. L'incredibile storia di un'idea nata veramente “in casa”.
Se il Diavolo fa la birra (ma non l'alcol)
Se il Diavolo fa la birra (ma non l'alcol)
Foto Davide Giordano tio.ch
Se il Diavolo fa la birra (ma non l'alcol)
L'idea analcolica di due studenti ticinesi del Poli di Zurigo è finita sui tavoli stellati di Caminada e si fa strada nella ristorazione che conta. L'incredibile storia di un'idea nata veramente “in casa”.

Metti insieme un momò e un pedemontano con una passione comune, quella della birra e del mangiare bene, aggiungi 10 anni di esperimenti caserecci e un'idea un po' pazza. Il risultato non potrà che essere un qualcosa di tanto fuori dagli schemi che potrebbe anche... funzionare per davvero.

Tipo finire sul menù del prestigiosissimo tristellato dello chef grigionese Caminada.

«Probabilmente quando ho iniziato il Poli per diventare ingegnere meccanico non avrei pensato che sarei finito a fare birre analcoliche, ma l'idea di aprire un'attività mia o una start-up l'ho sempre avuta», ci confida Martino (di Besazio) che insieme all'amico e compagno di studi all'ETH di Zurigo Yannick (di Verscio) hanno inventato la birra Diavolo.

Particolarità: non ha alcool, ma viene fatta in modo totalmente diverso con un risultato davvero sorprendente per quanto riguarda gusto e abbinabilità.

«Spiegato in maniera estremamente semplificata: alle birre senz'alcol che sono attualmente in commercio viene sottratto l'alcol con un processo che viene chiamato dealcolazione, noi invece la lasciamo fermentare ma senza sforare quello 0,5% che è la soglia limite di una birra analcolica».

Il risultato... esplode in bocca: «La nostra idea era proprio quella di ribaltare il paradigma e sconvolgere lo stigma che c'è attorno alla birra analcolica, che è spesso vista come l'alternativa noiosa. Proprio in quest'ottica abbiamo pensato al nome Diavolo, al look delle bottiglie e ovviamente al gusto».

Gusto che ha convinto ristoranti di fama (come il sopracitato Schloss Schauenstein) che hanno deciso di abbinare le bottiglie del duo a piatti da guida Michelin: «In generale l'offerta per quanto riguarda le alternative analcoliche è spesso carente, la nostra birra ha quindi finito per colmare un buco - una nicchia - che effettivamente esiste».

Foto Davide Giordano tio.chMartino, con una bottiglia di Diavolo, ospite nella redazione di tio.ch

Il percorso che ha portato a Diavolo parte da lontano: con Martino e Yannick che producono birra in casa (per la gioia di amici e coinquilini) insieme da ormai sei anni. L'illuminazione per arrivare a sviluppare una birra analcolica arriva a gennaio 2025: «Ce la possiamo fare a produrre analcoliche migliori di quelle dei grandi marchi», si sono detti.

Per riuscirci hanno fatto un passo indietro, rimpicciolendo le dimensioni ma incrementando il numero di esperimenti: pentole da cucina, macchine per il sottovuoto e quattro o cinque prove in parallelo. Un vero e proprio laboratorio fai-da-te, documentato anche su Instagram.

Trovata la quadra, si accelera e... via: oggi i due hanno a disposizione «una Rolls Royce» per la microproduzione, «siamo entrati a far parte della Student Project House dell'ETH grazie alla quale abbiamo accesso anche ai laboratori di Scienze della vita che ci permettono di fare test molto più accurati e, per esempio, le colture di lievito».

E adesso? Il Diavolo, come da proverbio, una ne pensa e cento ne fa. In cantiere c’è anche una birra con mosto d’uva, «più acidula e dolce». In parallelo, i due collaborano con birrifici medio-grandi per aiutarli a sviluppare nuove analcoliche.

Il sogno? «Che la gente associ Diavolo a una birra analcolica di altissima qualità», conclude Martino. E magari, tra un paio d’anni, trovarla sugli scaffali di Coop e Migros.

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