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Le donne di cui il Ticino deve andare fiero: le scopri in un "archivio da nozze d'argento"

Dalla prima oftalmologa del Ticino a chi ha lottato per l'educazione e il diritto di voto: l'Archivio delle donne compie 25 anni tra memorie e storie da non dimenticare.
Le donne di cui il Ticino deve andare fiero: le scopri in un "archivio da nozze d'argento"
Ti-Press
Le donne di cui il Ticino deve andare fiero: le scopri in un "archivio da nozze d'argento"
Dalla prima oftalmologa del Ticino a chi ha lottato per l'educazione e il diritto di voto: l'Archivio delle donne compie 25 anni tra memorie e storie da non dimenticare.

MASSAGNO - Cinque lustri di storia, documenti ed emancipazione, trascorsi a ricomporre una memoria al femminile troppo spesso rimasta nell'ombra.

Fondato nel 2001 e inizialmente con sede a Melano, oggi l'Archivio delle donne si trova a Massagno. A ripercorrere con noi le tappe della sua storia è la presidentessa, dottoressa in storia e ricercatrice Yvonne Pesenti Salazar, in carica dal 2021, quando è subentrata alla cofondatrice Renata Saggi-Scala.

«La memoria femminile è un filo esilissimo»
La genesi dell'Archivio affonda le radici nella fine degli anni Novanta e nella constatazione di un vuoto: «Alcune donne in Ticino che si occupavano di questi temi hanno notato che sulla storia delle donne ticinesi c'era pochissimo». Una situazione che Yvonne mette a confronto con la Svizzera tedesca, dove gli studi sulla storia delle donne erano già sviluppati da tempo. «C'era questo grandissimo divario», ricorda.

Da quella lacuna nasce l'urgenza di recuperare una memoria fragile, spesso dispersa nelle case e negli archivi privati. «La memoria femminile è un filo esilissimo», sottolinea. Il principio alla base del lavoro è altrettanto netto: «Le donne non sono una categoria, ma sono la metà della popolazione». Il primo nucleo prese forma attorno a ricercatrici e donne attive nell'associazionismo femminile, con l'obiettivo di «cominciare a "salvare il salvabile"». L'Archivio partì con dieci fondi personali e circa duemila libri donati da persone che possedevano volumi e riviste legati soprattutto al movimento femminista internazionale, alla letteratura femminile e alla storia della parità.

Con il passare degli anni il lavoro si è sviluppato lungo tre direttrici: riportare alla luce la storia, conservarla secondo criteri archivistici e valorizzarla. «Bisogna andarla a cercare», osserva la presidentessa, spiegando che non basta recuperare un documento: occorre garantirgli condizioni adeguate di conservazione e una corretta catalogazione, «in maniera che questi materiali siano consultabili». Il terzo compito è quindi renderli vivi e accessibili attraverso la mediazione culturale e le attività didattiche nelle scuole.

Le tracce delle pioniere
Tra i progetti più importanti dell'Archivio c'è Tracce di donne, nato con lo scopo di ricostruire le biografie delle protagoniste del Novecento. Il lavoro ha portato alla realizzazione di 109 biografie di donne attive nell'associazionismo, nella vita politica, nell'arte, nel sociale, nella medicina e nelle professioni. Donne che, ricorda Pesenti Salazar, «sono state, ognuna a modo proprio, delle pioniere». Una quarantina di ricercatrici e ricercatori è stata coinvolta nelle ricerche. A questo percorso si è affiancato il lavoro sull'onomastica femminile, con la promozione dell'intitolazione di strade a figure femminili legate al territorio. «Abbiamo cominciato per primi in Ticino a parlare di onomastica al femminile», spiega.

Riportare alla luce le «non protagoniste»
Il patrimonio, tuttavia, non racconta soltanto vite eccezionali. Una delle sfide più importanti emerse negli ultimi anni consiste proprio nel riportare alla luce le donne che Yvonne definisce le «non protagoniste»: donne meno scolarizzate, con esistenze lontane dalla ribalta pubblica, che «hanno lasciato nella storia tracce ancora più esili». Da qui l'interesse per i movimenti migratori, il lavoro femminile, il corpo e la salute, ma anche per diari, epistole, fotografie e documenti apparentemente ordinari. «La storia delle donne è una storia che si svolge principalmente nella sfera privata», sottolinea.

Proprio per questo, ciò che potrebbe sembrare materiale di poco conto può assumere un enorme valore storico. Quaderni di scuola, fotografie e corrispondenze permettono di ricostruire esperienze altrimenti destinate a scomparire. «Per la storia delle donne sono quelli i documenti», afferma la dottoressa. Da qui anche un invito rivolto alla popolazione: «È importante non buttarli o comunque lasciarli marcire in una soffitta», perché può bastare uno sgombero o un passaggio generazionale per cancellare definitivamente una parte della nostra memoria collettiva.

Dall'industrializzazione all'emancipazione
Guardando alle trasformazioni della condizione femminile, la presidentessa individua alcuni grandi acceleratori storici. L'industrializzazione, le due Guerre mondiali e il nuovo femminismo legato al Sessantotto, hanno progressivamente modificato il posto delle donne nella società. Durante le Guerre, in particolare, «le donne hanno dovuto in fretta e furia supplire ai vuoti, soprattutto nel sistema produttivo, nell'economia, lasciati dagli uomini». Entrarono nelle fabbriche, negli uffici e portarono avanti le aziende agricole, occupando spazi che fino ad allora erano stati prevalentemente maschili.

Un percorso tutt'altro che lineare. Yvonne ricorda che negli anni Trenta, durante la crisi, alcune donne furono nuovamente spinte verso la sfera domestica. Con il secondo dopoguerra e successivamente con il nuovo femminismo, però, la trasformazione acquistò ulteriore forza. «Le donne della mia generazione, parliamo degli anni Settanta, hanno cominciato ad andare in strada per rivendicare la parità», racconta. Il confronto con il presente dà la misura del cambiamento vissuto nell'arco di pochi decenni: «Rispetto a quando avevo 20 anni, sono indicibili i diritti che hanno le donne oggi». E aggiunge: «A noi dicevano: “Zitta tu che sei una donna”, e stavamo zitte».

L'istruzione alla base della libertà
Alla base dell'emancipazione per lei c'è soprattutto un elemento: «L'istruzione». L'accesso agli studi apre infatti la strada al lavoro e quindi all'autonomia. «Se c'è l'indipendenza economica, c'è la base per la libertà, per i diritti, per l'emancipazione». Oggi, osserva, «le donne hanno veramente un accesso paritario a quello che è la base di tutto: l'istruzione». E il cambiamento più concreto rispetto al passato è che «le donne adesso lavorano», pur continuando a pagare un prezzo legato alla maternità e alla conciliazione tra le diverse sfere della vita.

«A 85 anni, sapeva ancora operare a mano ferma»
Tra le figure che più hanno colpito Yvonne durante le sue ricerche c'è Polia Rusca, una donna la cui vicenda sintetizza perfettamente la missione dell'Archivio. «Polia Rusca per me è stata una grande sorpresa, perché era nota a Locarno, ma la sua storia è completamente sconosciuta». La ricerca le ha fatto scoprire «la figura di una donna straordinaria», partita nel 1903 da Minsk, in Bielorussia, per studiare all'Università di Berna, diventata medico e poi attiva a Locarno. Durante la Prima guerra mondiale fu chirurgo di guerra e in seguito aprì in città uno studio medico, diventando la prima oculista del Cantone. Durante la Seconda guerra mondiale si impegnò inoltre nell'accoglienza dei bambini provenienti dalle zone devastate dal conflitto.

Ed è proprio il confronto tra il ricordo pubblico di Polia Rusca e quello del marito a rendere evidente una lacuna che l'Archivio cerca, nella sua primaria missione, di colmare. «Del marito, Franchino Rusca, c'è un busto all'ospedale La Carità, si sa chi era e cosa aveva fatto: l'aveva rifondato», osserva la storica, precisando che il riconoscimento ovviamente è meritato. Ma la storia della moglie è rimasta nell'ombra. «La memoria delle donne va fatta, va scoperta». È questa, in fondo, la ragione che attraversa venticinque anni di attività dell'Archivio: ricomporre i fili di un racconto incompleto e restituirli alla collettività. «Una memoria collettiva, se non comprende la memoria storica della sua metà, è fatalmente monca».

Gli appuntamenti
Il cuore dei festeggiamenti sarà sabato 19 settembre al Cinema Lux di Massagno. Dalle 13.30 alle 17.30, il pubblico potrà trascorrere un pomeriggio all'insegna dell'incontro, della convivialità e della scoperta del patrimonio storico custodito e valorizzato dall'associazione nel corso degli anni. L'appuntamento si inserisce in un programma più ampio, che accompagnerà l'Archivio negli ultimi mesi dell'anno. Tra le iniziative figura anche l'assemblea annuale, tenutasi in primavera nel contesto di Monte Verità. In autunno sono inoltre previsti un ciclo di conferenze pubbliche e un corso di aggiornamento rivolto ai docenti delle scuole medie, dei licei e delle scuole professionali.

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