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Ecco come si fa la guerra alle zanzare

La direttrice dell'UFSD Anne Lévy in visita alla SUPSI. Ecco come funzionano le trappole e le misure di contenimento. Al via il programma di monitoraggio regionale integrato
Ecco come si fa la guerra alle zanzare
Ecco come si fa la guerra alle zanzare
Ti-press
Ecco come si fa la guerra alle zanzare
La direttrice dell'UFSD Anne Lévy in visita alla SUPSI. Ecco come funzionano le trappole e le misure di contenimento. Al via il programma di monitoraggio regionale integrato

MENDRISIO - Dalle ovitrappole alla tecnica dei maschi sterili, passando per i trattamenti biologici nei tombini e il monitoraggio sul territorio: sono numerose le misure adottate in Ticino e, in particolare, a Mendrisio per contenere la diffusione delle zanzare e degli agenti infettivi che possono trasmettere.

Anne Lévy in visita alla SUPSI per conoscere il modello ticinese
Questa mattina una delegazione dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) ha incontrato, al campus SUPSI di Mendrisio, le autorità sanitarie cantonali per approfondire le strategie sviluppate in Ticino contro le malattie che possono veicolare, come Dengue, West Nile, Zika e chikungunya. Nomi esotici, ma ormai sempre più familiari anche alla popolazione svizzera ed europea.

La direttrice dell’UFSP Anne Lévy ha sottolineato l’importanza del lavoro svolto nel Cantone, precisando che «sebbene si sia registrato un solo caso di trasmissione locale del virus West Nile (nel 2025 in Ticino, ndr), è fondamentale intervenire tempestivamente per proteggere efficacemente la popolazione».

Le misure messe in campo da Mendrisio
L’incontro è stato anche l’occasione per mostrare concretamente il funzionamento di alcuni strumenti. David Mutti, del Comune di Mendrisio, ha illustrato le principali azioni adottate, tra cui l’introduzione di un larvicida biologico nei tombini: le zanzare vi depongono le uova e, una volta schiuse, le larve ingeriscono il prodotto e muoiono.

Il trattamento dura otto settimane e viene ripetuto tre volte all’anno. «Abbiamo anche 100 trappole di controllo sulla città. Per ciascuna si valuta il livello di rischio. Se è elevato, si controlla l’area nel raggio di 200 metri per individuare eventuali criticità. Distribuiamo 700 confezioni di prodotto alla popolazione per incentivare la collaborazione. A questo proposito, come da ordinanza comunale, i cittadini sono tenuti a effettuare il trattamento».

Le trappole e la tecnica del maschio sterile
Diego Parrondo e Valeria Guidi, collaboratore e ricercatrice dell’Istituto di microbiologia, hanno illustrato il funzionamento di diverse trappole, la tecnica del maschio sterile e le procedure adottate quando viene segnalata la presenza del virus. Il medico cantonale Giorgio Merlani ha ribadito l’importanza di conoscere quanto avviene sul territorio e l'attenzione, da parte dei medici, «a determinati sintomi».

Per ridurre il rischio di nuovi casi di West Nile virus, l’UFSP, l’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV), l’Istituto di microbiologia e le autorità sanitarie regionali svilupperanno congiuntamente un programma di monitoraggio regionale integrato, basato sull’approccio “One Health”, che considera in modo congiunto la salute umana, animale e ambientale, «con l’obiettivo di creare un modello estendibile a tutto il Paese».

Il progetto pilota e l'esperienza ticinese
Per il direttore dell’Istituto SUPSI Francesco Origgi, «grazie all’esperienza maturata e ai risultati ottenuti, possiamo oggi affermare di rappresentare un punto di riferimento a livello regionale, nazionale e internazionale. La scelta di affidare il progetto al nostro istituto è legata alle competenze, all’esperienza e alla professionalità sviluppate negli anni, ma anche alla posizione strategica del nostro territorio. Il Ticino rappresenta infatti l’area più settentrionale del bacino mediterraneo e costituisce una naturale porta d’ingresso verso il resto della Svizzera e l’Europa settentrionale per fenomeni epidemiologici provenienti da sud».

Un’attenzione particolare sarà dedicata all’aspetto ambientale, attraverso il monitoraggio delle zanzare e degli altri vettori. Parallelamente verrà potenziata la sorveglianza della fauna selvatica, in particolare degli uccelli, principali ospiti naturali del virus, in collaborazione con il veterinario cantonale Luca Bacciarini. Il terzo pilastro riguarderà la salute pubblica, grazie a un progetto sviluppato con l’IRB di Bellinzona, il servizio trasfusionale di Lugano e sotto il coordinamento dell’Ufficio del medico cantonale.

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