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Molestie alla RSI: «Bene la sospensione, ma serve altro»

Il collettivo femminista Io l'8 ogni giorno punta il dito contro l'insufficienza dei meccanismi interni alla RSI: «Servono risposte strutturali»
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Fonte Io l'8 ogni giorno
Molestie alla RSI: «Bene la sospensione, ma serve altro»
Il collettivo femminista Io l'8 ogni giorno punta il dito contro l'insufficienza dei meccanismi interni alla RSI: «Servono risposte strutturali»

BELLINZONA - La sospensione di un giornalista della RSI, avvenuta a seguito di segnalazioni per presunti comportamenti molesti nei confronti di più donne, riaccende l’attenzione sul clima lavorativo all’interno dell’azienda e sulla gestione dei casi di molestie. A intervenire sul tema è il collettivo femminista Io l’8 ogni giorno, da noi già interpellato all'indomani della notizia del provvedimento. Il collettivo esprime preoccupazione per quanto emerso, pur precisando di non disporre di informazioni dirette né degli atti dell’inchiesta, tuttora in corso.

Azienda sotto la lente
Il collettivo sottolinea come il caso, così come riportato dai media, sollevi interrogativi più ampi sulla capacità della RSI di prevenire, riconoscere e affrontare tempestivamente situazioni di sessismo e comportamenti lesivi dell’integrità personale. Non si tratterebbe, infatti, di un episodio isolato: in passato, testimonianze interne avevano già messo in discussione la cultura organizzativa e l’efficacia delle procedure di segnalazione. Le precedenti inchieste interne, ricordano, non avevano portato a esiti concreti, alimentando il dibattito pubblico e facendo emergere criticità strutturali.

Secondo quanto riportato, anche nell’attuale vicenda le segnalazioni sarebbero multiple. Un elemento che, se confermato, renderebbe ancora più urgente interrogarsi sui meccanismi interni di tutela e sulla loro capacità di intercettare tempestivamente situazioni problematiche.

Bene la sospensione, ma serve altro
Il collettivo accoglie positivamente la decisione della RSI di procedere con una sospensione cautelare del giornalista, definendola una misura necessaria per proteggere le persone coinvolte e garantire un accertamento sereno dei fatti. Tuttavia, «questo caso dimostra ancora una volta che le procedure interne non bastano se non sono accompagnate da un clima realmente sicuro, da una cultura del rispetto e da strumenti di ascolto percepiti come credibili, accessibili e indipendenti. In molti contesti lavorativi – e la RSI non fa eccezione – chi subisce molestie può esitare a segnalare per paura di non essere creduta, di subire ripercussioni o di dover rivivere più volte il proprio vissuto».

Risposte strutturali alla paura di non essere creduti
Viene inoltre richiamata una dinamica diffusa in molti contesti professionali: chi subisce molestie può esitare a denunciare per timore di non essere creduto, di subire conseguenze negative o di dover rivivere ripetutamente l’esperienza. Un fenomeno che, secondo il collettivo, richiede risposte strutturali.

La proposta di strumenti esterni
Tra le proposte avanzate, la necessità di affiancare alle procedure aziendali strumenti di segnalazione esterni e indipendenti, in grado di garantire riservatezza, protezione e accompagnamento. Soluzioni che potrebbero contribuire a ridurre il rischio di vittimizzazione secondaria e a rafforzare la fiducia delle persone coinvolte.

«Esprimiamo la nostra solidarietà a tutte le donne coinvolte» conclude Io l'8 ogni giorno «e ribadiamo l'importanza di un impegno collettivo – nelle redazioni, nelle aziende, nelle istituzioni e nella società – per contrastare ogni forma di violenza di genere e per costruire luoghi di lavoro in cui il rispetto e la sicurezza siano garantiti a tutte e tutti».

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