Nella casa che accoglie i figli di altri

Angeles e la sua casa aperta da 26 anni all’affido. Valentina, arrivata a 14 anni dalla Thailandia, racconta cosa significa crescerci dentro.
Angeles e la sua casa aperta da 26 anni all’affido. Valentina, arrivata a 14 anni dalla Thailandia, racconta cosa significa crescerci dentro.
LUGANO - Quando Valentina arrivò a Lugano aveva 14 anni, non parlava una parola di italiano e si lasciava alle spalle tutto ciò che conosceva. Cresciuta in Thailandia, dopo la morte della madre vide la sua vita cambiare improvvisamente direzione: il fratellastro si attivò per trovare una soluzione in Svizzera e, nel giro di un mese, si ritrovò su un aereo diretto nel nostro Paese.
«È stato traumatico», racconta ai microfoni di tio.ch. Essendo anche cittadina svizzera, «avevo sempre pensato che sarei venuta qui, ma una volta compiuti i 18 anni. Invece mi dissero che sarei partita quasi subito. Non conoscevo la lingua e le uniche parole che sapevo dire erano “grazie”, “acqua” e “ciao”». L'indomani ad aspettarla c'era Angeles Koch, la mamma affidataria che l'avrebbe accolta nella propria casa.
«Scendo in campo quando la famiglia titolare attraversa un momento difficile»
Da quasi 26 anni Koch apre la porta a bambini e adolescenti che, per motivi diversi, non possono vivere con la loro famiglia. In tutto questo tempo ha accolto oltre 75 ragazzi. Ma cosa significa essere una mamma affidataria? «Io mi considero una riserva», spiega. «Quando la famiglia titolare attraversa un momento difficile e non riesce a giocare la partita, scendo in campo io».
Per Valentina, i primi mesi furono una sfida continua. Non solo per la lingua, ma anche per l'adattamento a una cultura completamente diversa. Uno dei ricordi che conserva con maggiore affetto riguarda un esame di storia delle scuole medie. «In Thailandia avevo studiato una storia diversa da quella europea. Angeles passò un'intera giornata davanti al computer con me, usando Google Translate, per spiegarmi il Medioevo. Alla fine presi comunque un'insufficienza, ma oggi è uno dei ricordi più belli che ho».
Un rapporto che si trasforma
Negli anni il rapporto tra le due si è trasformato. Non in quello tra madre e figlia, precisa Valentina, ma in qualcosa di altrettanto significativo. «Mia mamma resterà sempre mia mamma. Angeles non ha mai cercato di sostituirla. Per me è diventata una zia. Non abbiamo legami di sangue, ma mi ha insegnato tantissimo, mi ha sostenuta e mi è sempre stata vicina». Oggi Valentina ha 24 anni, frequenta l'ultimo anno della scuola infermieristica e insegna danza a Lugano. Un percorso costruito passo dopo passo, anche grazie alla stabilità trovata durante gli anni dell'affido.
Per Angeles, però, la soddisfazione più grande non è vedere i ragazzi diventare adulti, ma sapere di aver offerto loro un luogo sicuro nel momento del bisogno. «La parte più difficile non è accoglierli», racconta, «ma lasciarli andare». Una difficoltà che conosce bene. In oltre un quarto di secolo ha visto passare decine di ragazzi dalla sua casa. Alcuni sono rimasti pochi mesi, altri per anni. Molti hanno preso strade diverse. Ma il legame, spesso, rimane. «Il mio numero di telefono non è cambiato in 26 anni. Se un giorno vogliono cercarmi, sanno dove trovarmi».
Alla ricerca di nuove famiglie affidatarie
Koch non nasconde però le difficoltà che il sistema dell'affido sta attraversando. Le famiglie affidatarie sono sempre meno, mentre i bisogni continuano a crescere. Negli ultimi anni ha osservato un aumento delle richieste legate ai conflitti familiari, soprattutto tra adolescenti di seconda generazione cresciuti in Svizzera e genitori legati ai valori e alle tradizioni del Paese d'origine. «I ragazzi sono cresciuti qui e hanno una mentalità europea. I genitori cercano di trasmettere le regole e la cultura con cui sono cresciuti. È lì che spesso nasce il conflitto».
Per questo invita chi ne ha la possibilità a considerare l'affido familiare e chiede alla politica di individuare soluzioni concrete per rispondere a un bisogno sempre più evidente.
«Esistono già case famiglia gestite da professionisti del settore, ma probabilmente occorre trovare nuove soluzioni. Io non ho la ricetta giusta, però vedo che i bisogni aumentano e le risposte non sono sufficienti».
La storia di Valentina, oggi futura infermiera e insegnante di danza, è una delle tante passate dalla casa di Angeles. Una storia che racconta come l'affido non sostituisca una famiglia, ma possa offrire un punto d'appoggio quando tutto il resto viene meno.
«La vera difficoltà? Sta nel lasciarli andare»
E forse è proprio qui che sta il senso di quei 26 anni trascorsi ad accogliere ragazzi: non nel diventare una seconda madre, ma nell'essere una presenza affidabile nel momento in cui qualcuno ne ha più bisogno. «Non è facile e sarebbe sbagliato dire il contrario, ma è una delle esperienze più intense che si possano vivere. Aiuti qualcuno che ha bisogno e, allo stesso tempo, cambi anche tu».
Per chiunque fosse interessato a entrare nella rete delle famiglie affidatarie, può mettersi in contatto con l'Associazione ticinese famiglie affidatarie (ATFA).





