Scandalo Malvinas: «Squalifiche improbabili»

Lo striscione esibito da Lisandro Martínez e Giovani Lo Celso dopo la semifinale contro l'Inghilterra scatena le polemiche. Londra chiede un intervento, ma i precedenti rendono improbabile una sospensione.
Lo striscione esibito da Lisandro Martínez e Giovani Lo Celso dopo la semifinale contro l'Inghilterra scatena le polemiche. Londra chiede un intervento, ma i precedenti rendono improbabile una sospensione.
ATLANTA - Lo striscione "Las Malvinas son Argentinas", esibito da Lisandro Martínez e Giovani Lo Celso al termine della semifinale vinta contro l’Inghilterra, ha scatenato un’ondata di polemiche nel Regno Unito. Il ministro britannico dell’Economia, Peter Kyle, ha definito il gesto «assolutamente inappropriato», invitando la FIFA ad aprire un’indagine e ribadendo che la politica non dovrebbe trovare spazio sui campi di calcio.
La Federazione internazionale si trova così di fronte a una decisione delicata. Un intervento disciplinare rischierebbe di alimentare le accuse di ingerenza politica nello sport, mentre un mancato provvedimento potrebbe mettere in discussione il principio di neutralità che la FIFA sostiene di voler difendere. Il Codice disciplinare vieta infatti manifestazioni «di natura non sportiva», ma lascia un ampio margine di discrezionalità nella scelta delle eventuali sanzioni.
Secondo l’avvocato specializzato in diritto sportivo Emile Merkt, una squalifica appare comunque improbabile. Pur essendo prevista dal regolamento, dovrebbe rispettare il principio di proporzionalità. «Nel caso concreto è più realistico attendersi una multa», spiega l’esperto, ricordando che lo striscione è stato mostrato solo dopo il fischio finale e davanti alle telecamere.
Sulla stessa linea si colloca anche lo storico del calcio Paul Dietschy. A suo giudizio, la FIFA potrebbe limitarsi a una sanzione economica nei confronti della Federazione argentina o, eventualmente, di uno dei giocatori coinvolti. «Non andranno oltre, anche per tutelare gli interessi economici legati ai Mondiali», osserva, aggiungendo che in alcuni contesti manifestazioni di questo tipo vengono interpretate come rivendicazioni di carattere anticoloniale.
Precedenti anche... svizzeri
Anche i precedenti sembrano indicare questa direzione. Nel 2014, proprio per uno striscione con la stessa scritta, l’Argentina fu multata di 30'000 franchi, senza ulteriori conseguenze disciplinari. Lo stesso approccio è stato adottato in altri casi di forte valenza politica, come l’esultanza dell’aquila bicipite di Xhaka, Shaqiri e Lichtsteiner ai Mondiali del 2018 o la vicenda del papavero commemorativo britannico nel 2016, risolte entrambe con sanzioni pecuniarie.
Più recentemente, anche le controversie legate alla fascia OneLove e alle proteste di diverse nazionali durante il Mondiale del 2022 non hanno portato a squalifiche.
Se la FIFA dovesse comunque decidere di sospendere uno o più giocatori prima della finale, il provvedimento potrebbe essere impugnato davanti al Tribunale Arbitrale dello Sport. Tra gli argomenti principali figurerebbero il principio di proporzionalità e quello della parità di trattamento rispetto ai precedenti. Un eventuale ricorso, tuttavia, non offrirebbe alcuna garanzia sull’esito finale.
ImagoL'aquila bicipite nella partita contro la Serbia.




