Revolut, dietro la Pec istituzionale italiana c'erano gli hacker

I dati personali sono stati consegnati dall'azienda, che è stata ingannata da una «sofisticata truffa di impersonificazione esterna»
LONDRA - Revolut ha consegnato dati personali e finanziari di circa 680 clienti a un gruppo di hacker che si sono finti un’autorità pubblica italiana, utilizzando la posta elettronica certificata (Pec) di una amministrazione. L’azienda, che conta oltre 80 milioni di clienti, ha confermato il 12 settembre l’incidente, definendolo una «sofisticata truffa di impersonificazione esterna». Il Financial Times riporta che la richiesta fraudolenta è stata trattata come autentica perché partita da una vera casella Pec istituzionale, aggirando i controlli di sicurezza.
Il materiale trasmesso comprende dati anagrafici, indirizzi, recapiti, copie di documenti, selfie di verifica, coordinate bancarie, estratti conto e cronologia delle transazioni, incluse quelle in Bitcoin. Tra i clienti coinvolti figurano anche nomi noti come Mark Karpelès e Marc Zeller. L’Information Commissioner’s Office britannico ha avviato un’indagine dopo la segnalazione di Revolut.
Gli hacker, sotto lo pseudonimo iamnotavillain, sostengono di aver avuto accesso a sistemi delle forze dell’ordine italiane, raccogliendo 147 GB di documenti e file. Hanno dichiarato di aver agito per denunciare la gestione dei dati da parte di Revolut e minacciano di pubblicare le informazioni rubate se non verrà pagato un riscatto. Contestano inoltre le normative KYC applicate dalla fintech.
Tra i file sottratti figurano anche comunicazioni giudiziarie italiane, con codici e indirizzi riconducibili a uffici pubblici.



