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Jeep rubata, non è stata colpa del garage

Il furto risale al giugno 2023. Il Tribunale federale ha confermato le decisioni della giustizia ticinese e respinto la richiesta di risarcimento.
Jeep rubata, non è stata colpa del garage
Depositphotos (radub85)
Jeep rubata, non è stata colpa del garage
Il furto risale al giugno 2023. Il Tribunale federale ha confermato le decisioni della giustizia ticinese e respinto la richiesta di risarcimento.

MENDRISIO - Aveva affidato la sua vettura, una Jeep Wrangler, a un garage per essere venduta. Alcuni mesi dopo, però, la vettura è stata rubata. Ne è così seguita una lunga controversia che, dalla fallita conciliazione di fronte alla Pretura di Mendrisio Sud, è giunta fino al Tribunale federale che ha, infine, confermato le decisioni della giustizia ticinese e respinto la richiesta di risarcimento del proprietario.

Facciamo però un passo indietro di qualche anno. Tutto prende il via il 14 febbraio 2023, quando l'uomo ─ come si legge nella sentenza del 24 agosto scorso, pubblicata oggi ─ sottoscrive con la società attiva nell'ambito della compravendita di veicoli un contratto denominato di "conto vendita". L'accordo, in breve, prevede che il garage custodisca ed esponga la sua auto nei propri spazi commerciali, con l'obiettivo di trovare un acquirente, ricevendo in cambio un compenso in base a una percentuale del controvalore di vendita.

Il furto
Tra febbraio e marzo di quell'anno, il proprietario estingue il leasing pagando 31'977,25 franchi per riscattare il veicolo. Successivamente, disdice l'assicurazione, con effetto dal 1° marzo, e restituisce le targhe. Poi, nella notte tra il 16 e il 17 giugno di quello stesso anno, la brutta sorpresa: la Jeep viene rubata dal piazzale del garage.

Per il proprietario del veicolo la responsabilità del furto è del garage che, a suo dire, non aveva adottato le misure di sicurezza adeguate. E così, nel febbraio 2024, avvia una causa civile e chiede un risarcimento di 60'361 franchi, poi ridotto a 52'461 franchi più interessi. Stando all'uomo, il contratto imponeva alla società precisi obblighi di custodia e protezione, incompatibili con il parcheggio del veicolo in uno spazio esterno accessibile al pubblico e privo di videosorveglianza. Lo stesso sostiene inoltre di aver ricevuto rassicurazioni sull'esistenza di adeguati sistemi di sicurezza e coperture assicurative, richiamando alcuni scambi di messaggi WhatsApp.

Nel marzo del 2025 la Pretura respinge la sua richiesta. E il tribunale d'appello, nel settembre dello stesso anno, conferma quella decisione. Per i giudici, il garage non ha violato i propri obblighi di diligenza: aveva infatti svuotato il serbatoio della Jeep, rimosso le targhe e custodito le chiavi in un luogo sicuro. Inoltre, si legge, «neanche le deposizioni delle parti, contrastanti, dimostravano delle pretese rassicurazioni della convenuta in merito a una copertura assicurativa in caso di furto».

Fino al Tribunale federale
Il proprietario dell'auto rubata però non si arrende e si rivolge al Tribunale federale, convinto delle responsabilità del garage. La controversia ruota soprattutto attorno alla natura dell'accordo: per il ricorrente, la società di compravendita aveva assunto una posizione di garante, con un obbligo particolarmente stringente di proteggere il veicolo. Un'interpretazione però non condivisa dai giudici di Mon Repos.

Il contratto di "conto vendita", argomentano, presenta elementi sia del contratto di deposito sia di quello di mandato, ma nel caso concreto la responsabilità va valutata secondo gli obblighi di diligenza propri del mandato. In altre parole, senza attribuire automaticamente al garage una posizione di garante.

In conclusione, per il Tribunale federale le precauzioni adottate dal garage erano adeguate alle circostanze, nonostante il piazzale fosse accessibile. La presenza di un sistema di videosorveglianza, inoltre, non costituiva un obbligo imposto dalla situazione. E anche le contestazioni sulle presunte rassicurazioni assicurative vengono respinte, in particolare perché non adeguatamente dimostrate o motivate.

Con queste motivazioni, il giudici federali hanno respinto, nella misura in cui è ammissibile, il ricorso. E il proprietario, oltre a non ottenere alcun risarcimento, dovrà mettere mano al portafoglio pagando 2'500 franchi di spese giudiziarie versando 3'000 franchi alla società per le spese legali.

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