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BELLINZONA

All'IRB scoperti anticorpi contro il virus del Nilo occidentale

La scoperta apre nuove prospettive per terapie e vaccini contro una minaccia virale in crescita.
All'IRB scoperti anticorpi contro il virus del Nilo occidentale
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All'IRB scoperti anticorpi contro il virus del Nilo occidentale
La scoperta apre nuove prospettive per terapie e vaccini contro una minaccia virale in crescita.

BELLINZONA - Un team di ricercatori dell’Istituto di Ricerca in Biomedicina (IRB) ha scoperto anticorpi contro il pericoloso virus del Nilo occidentale. La scoperta - realizzata in collaborazione con la Stanford University, la Masaryk University, l’Università di Zurigo, l’Istituto Pasteur di Novi Sad e medici in Serbia - potrebbe aprire la strada a nuove terapie e, a lungo termine, anche a vaccini.

Il virus del Nilo occidentale, trasmesso dalle zanzare, rappresenta una minaccia crescente, ha comunicato mercoledì l'Università della Svizzera italiana (USI). In Svizzera, il virus del Nilo occidentale è stato rilevato per la prima volta in zanzare autoctone nel 2022. Nel 2025 è stato inoltre confermato il primo caso locale di febbre del Nilo occidentale trasmesso da zanzare all'uomo.

Sebbene la maggior parte delle infezioni decorra senza sintomi, nei casi gravi il virus può attaccare il sistema nervoso, provocare encefaliti e avere esito letale. Fino ad oggi non esistono né un trattamento specifico né una terapia preventiva.

Per lo studio pubblicato sulla rivista specializzata "Immunity", il team guidato dall'immunologo Davide Robbiani dell'USI ha analizzato campioni di sangue di persone che avevano superato un'infezione da virus del Nilo occidentale.

Due candidati promettenti
In questo contesto hanno individuato due anticorpi promettenti: il primo anticorpo, denominato W010, si è dimostrato straordinariamente efficace nei test sugli animali. Già piccole quantità hanno protetto i topi da un'infezione letale. È notevole che la protezione non funzionasse solo come prevenzione: anche quando l'anticorpo veniva somministrato fino a cinque giorni dopo l'infezione, gli animali sopravvivevano. L'effetto persisteva anche quando importanti vie di segnalazione del sistema immunitario erano compromesse.

Il secondo anticorpo, W014, ha mostrato un'azione insolitamente ampia. Ha neutralizzato non solo il virus del Nilo occidentale, ma anche diversi agenti patogeni correlati, tra cui il virus dell'encefalite giapponese, il virus dell'encefalite della valle di Murray, il virus dell'encefalite di St. Louis e il virus Usutu. Anche questo anticorpo ha protetto i topi da una malattia letale.

Secondo la valutazione degli autori, i risultati forniscono basi importanti per lo sviluppo di contromisure mediche contro i virus del Nilo occidentale. Nello studio li definiscono "candidati promettenti per lo sviluppo di terapie a base di anticorpi".

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